UN SANTUARIO DI CELTI E CAMUNI ALLE SORGENTI DEL BREMBO.

Preistoria ad alta quota, l'incontro a Piazza Brembana - Corriere.it

ARTICOLO ACCADEMICI  DI STEFANIA CASINI DA

2010, Notizie Archeologiche Bergomensi, 16, 2008 IN PDF SCARICABILE QUI:

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INCISIONI_RUPESTRI_E_ISCRIZIONI_PREROMAN

Ricerche archeologiche alle sorgenti del Brembo:
ricognizioni e scavi in Val Camisana
(Carona, Bergamo) tra il 2009 e il 2017
Enrico Croce – Diego Veneziano – Lorenzo Castellano

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PressReader - Corriere della Sera (Bergamo): 2016-10-18 - Il calco ...

Erano pastori, erano cacciatori, forse mercanti, forse soldati. Salivano quassù e pregavano. Cinquecento anni prima di Cristo. Qualcuno di loro incideva un disegno, un graffito sulla pietra. Quassù, sui pascoli dell’Armentarga, fra i 2.100 e i 2.400 metri di quota, sopra Carona, sopra il Rifugio Longo, appena oltre il Passo della Selletta. La notizia delle incisioni rupestri in Alta Val Brembana venne resa pubblica nell’estate del 2007. Da allora le ricerche sono proseguite.

Ritrovamenti archeologici sul Monte Aga

Dice l’archeologa Stefania Casini: «Le segnalazioni sono arrivate nel 2005 da appassionati escursionisti della Val Brembana da Francesco Dordoni e da Felice Riceputi, esperto di storia locale. Andammo a verificare, rintracciammo un grande masso con numerosi graffiti, fra i quali due scritte estese in quello che ci rendemmo conto era l’alfabeto nord etrusco. Affidammo le scritte a un esperto, il professor Filippo Motta, docente di linguistica alla Normale di Pisa. Motta ci raggiunse quassù per rendersi conto di quanto avevamo trovato».

Ritrovamenti archeologici sul Monte Aga

Per arrivare ci si incammina a Carona, si tocca il rifugio Longo, poi si sale al lago del Diavolo, sotto la piramide nera del Monte Aga. Da qui si prende un sentiero impervio che porta al Passo della Selletta: dal passo lo sguardo spazia sui pascoli alti dell’Armentarga, accessibili soltanto nella bella stagione, un anfiteatro dominato dal Diavolo, Grabiasca, Poris, vette che sfiorano i tremila metri. È un luogo di grande suggestione, dominano il verde del pascolo, il nero delle grandi vette, l’azzurro del cielo. C’è un senso di sacro in questo posto. Lo stesso senso religioso che forse hanno respirato quegli uomini che due-tremila anni fa si spingevano quassù. Il primo masso con una scritta si trova appena oltre il passo, un masso bianco, liscio come una lavagna. Si leggono diverse frasi, non particolarmente antiche.

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«Tra gli elementi interessanti se ne segnala uno particolare: le scritte e i segni partono da diversi secoli prima di Cristo e arrivano praticamente ai nostri giorni», racconta Stefania Casini. Tra le prime scritte che s’incontrano c’è questa: «Vincenzo Bigoni di Ludrigno, 24 agosto 1742». Sullo stesso masso si notano disegni geometrici, stelle, nodi di Salomone, stelle a cinque punte. Simboli magici in un posto che è magico, dominato dall’azzurro, con le torbiere e i piumini bianchi come fiocchi di neve, qui attorno.

«All’inizio trovammo due scritte che si facevano risalire al II e III secolo avanti Cristo – spiega Stefania Casini -. Ne abbiamo scoperte molte altre, adesso siamo a quaranta scritte che risalgono all’età del ferro, scritte in nord etrusco e anche precedenti, in alfabeto camuno. Abbiamo appurato che in questa zona sono passati i Camuni e successivamente i Celti prima che arrivassero i Romani. Non riusciamo a tradurre il camuno perché non possedevano una lingua indoeuropea, probabilmente erano popolazioni autoctone. Le scritte dei Celti riusciamo invece a interpretarle: abbiamo trovato diversi nomi propri come Ilus, Busos, “Ateriola figlio di Niako”, e abbiamo pensato che nei paesi di questa zona è in effetti molto diffuso il cognome Arioli, forse esiste un nesso. Ma le ricerche che abbiamo effettuato con i carotaggi a cura del Cnr hanno messo in evidenza come questa zona fu frequentata dagli uomini già dall’età del rame, ovvero circa il 2.800 avanti Cristo. Arriviamo più o meno al periodo di Oetzi, il cacciatore che venne rintracciato mummificato al ghiacciaio di Similaun e che ora si trova nel museo di Bolzano».

lago carona 6 | Laghetti Alpini

I massi con i graffiti sono diverse decine in un’area di diverse centinaia di metri quadrati. Tra le rocce la più interessante è quella con la scritta in alfabeto Camuno. In quella zona gli archeologi hanno effettuato degli scavi e hanno scoperto dei chiodi in ferro di periodo romano, un «aes rude», sorta di pre-moneta in metallo, e una fibula in bronzo datata attorno al V secolo a. C., in sintonia con il tipo di disegno trovato sul masso, che riporta alla cultura druidica: una piccola figura di offerente e la scena con un personaggio con cappello a larghe falde, lunga tunica e cintura romboidale, circondato da due o tre lupi a fauci aperte. Questo elemento, insieme alle scritte ritrovate, fa pensare che nella zona si celebrasse il culto al dio celtico Pennino, divinità dei passi e delle vette.

Ma perché qui? Che cosa custodivano questi luoghi, al di là dei pascoli estivi? A questi interrogativi risponde Stefania Casini: «La scoperta di iscrizioni di Camuni e Celti avvalora l’importanza del passo di Valsecca, a poca distanza da questi luoghi, nell’ambito dei percorsi montani d’alta quota. Le iscrizioni rinvenute, i riferimenti al dio Pennino in alfabeto nord-etrusco, alcuni pezzi di metallo che possono venire considerati come pre-monete probabilmente lasciati in senso votivo sul luogo, sono tutti elementi che fanno pensare a questa zona, e in particolare al più grande dei massi incisi nella Val Camisana, come a un santuario, una zona sacra frequentata da pastori e cacciatori e forse anche percorsa da commerci. Era questa la via che metteva in comunicazione Val Seriana e Val Brembana, una via secondaria, ma molto frequentata».

Cacciatori, pastori, commercianti: nelle valli bergamasche del V secolo a. C. si camminava, si viaggiava, si comunicava. E si pregava. Si chiedeva al dio Pennino di concedere un viaggio sicuro e sereno, al riparo dai fulmini, dalle frane, dai lupi, dagli orsi.

 

DA ecodibergamo.it

Paolo Aresi

 

I Celti alle radici di Bergamo | Il Sizzi

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Nel 2019 e’ stato eseguito un calco per facilitare lo studio e la conservazione del reperto

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Inaugurato il calco del masso della Val Camisana

È stato inaugurato sabato 28 luglio a Carona il calco del masso archeologico denominato “Camisana 1”, una grande roccia della superficie di circa 30 metri quadrati, situata in Val Camisana, lungo le pendici meridionali del Monte Aga, sul sentiero che porta al rifugio Calvi, tra quota 2100 e 2400 m s.l.m. Il calco, fortemente voluto dal Centro Storico Culturale Valle Brembana, è stato eseguito dalla società Ambracore s.n.c. non senza difficoltà, considerata la dimensione del monumento, la quota a cui si trova e la distanza da strade percorribili con mezzi idonei al suo trasporto. Il progetto viene incontro a una serie di esigenze, tra cui quella di rendere più agevole lo studio, quella di mostrare il monumento a un pubblico più vasto e, non ultima, quella di fissare ad oggi lo stato di conservazione del masso, che purtroppo è esposto a un più o meno lento degrado nel suo ambiente naturale. Il calco è stato collocato di fianco alla chiesa parrocchiale ed è stato dedicato a Felice Riceputi, che insieme a Francesco Dordoni, colse per primo l’importanza dell’intero comprensorio di incisioni rupestri. La felice collaborazione tra il Centro Storico Culturale Valle Brembana, il Comune di Carona e il Civico Museo Archeologico di Bergamo, con il contributo della Famiglia Riceputi e del Consorzio BIM Bergamo, non solo ha permesso di valorizzare un monumento unico in tutta Europa, ma anche di ricostruirne la storia, attraverso lo studio e la ricerca archeologica, restituendogli il significato che ha avuto attraverso i secoli. Alle ore 16,30, nel salone parrocchiale, sono stati presentati i lavori di esecuzione del calco e della restituzione della copia, identica all’originale. La riunione si è aperta con saluto di Giancarlo Pedretti, sindaco del comune di Carona, che ha coperto buona parte dei costi per la realizzazione del calco. È seguito l’intervento di Tarcisio Bottani, presidente del Centro Storico Culturale Valle Brembana, che ha promosso e sostenuto la realizzazione del calco, nel nome del compianto presidente Felice Riceputi. Si è conclusa con la relazione della direttrice del Civico Museo Archeologico di Bergamo, Stefania Casini, che ha illustrato gli aspetti tecnici e il significato culturale dell’iniziativa, e con quella di Filippo Motta docente di Filologia celtica dell’Università di Pisa, che si è soffermato sugli aspetti paleolinguistici connessi con le iscrizioni. Il masso è un vero e proprio monumento, per le sue dimensioni, la posizione dominante sulla valle e il ricco repertorio figurativo di età storica e protostorica. Le figure più antiche, databili al V secolo a. C., sono di due lupi a fauci aperte, rivolte verso un personaggio con lunga tunica e cappello a larghe falde; della stessa epoca una piccola figura di offerente posto di profilo. Alcune iscrizioni, incise con l’alfabeto leponzio, o di Lugano, che ha tratto i propri segni da quello etrusco, sono di nomi propri, talvolta abbreviati. Due iscrizioni riportano il nome di Pennino, il dio celtico delle vette e protettore dei valichi di montagna. Si datano tra il III e il I secolo a.C. Il masso Camisana 1 era probabilmente un piccolo santuario naturale sotto le vette e presso le sorgenti del Brembo. La presenza di centinaia di iscrizioni preromane fanno del masso un monumento del tutto unico non solo in Italia, ma in tutto il mondo celtico europeo. Reportage fotografico (clicca QUI)

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