IN VIAGGIO LUNGO LA VIA DELLE GALLIE,DALLA TRANSPADANA FINO A LUGDUNUM E VIENNE

Dai confini  della Regio Transpadana, la via delle Gallie ci ha condotto  fino a LUGDUNUM , l’odierna Lione, la capitale delle tre Gallie.

La via delle Gallie è una antica strada romana consolare fatta costruire da Augusto , probabilmente seguendo il tracciato di più antichi sentieri che collegavano la Gallia Cisalpina con quella Transalpina. Fu anche la prima opera pubblica realizzata dai Romani in Valle d’Aosta. La via attraversava in parte le moderne Italia, Francia e la Svizzera.

Vie Romane nelle Gallie

Era stata progettata con lo scopo di facilitare l’espansione militare e politica romana verso le Alpi che si concretizzò poi nelle guerre alle popolazioni alpine sotto Augusto. La via delle Gallie iniziava da Mediolanum (la moderna Milano) e passava per Augusta Eporedia (Ivrea) biforcandosi in due rami all’altezza di Augusta Praetoria (Aosta).

Il teatro romano di Aosta /Augusta Pretoria
Aosta – resti del teatro romano illuminato di notte
Ricostruzione del foro di Aosta Augusta Pretoria. Spettacolare la visita del criptoportico

https://postiepasti.com/2020/12/02/criptoportico-foro-romano-aosta/amp/

Da Augusta Praetoria un ramo della strada si dirigeva verso il passo del colle del Piccolo San Bernardo (lat. Columna Iovis) fino a Lugdunum (Lione), mentre l’altra diramazione giungeva al passo del colle del Gran San Bernardo (lat. Mons Iovis) per poi condurre verso Octodurus (Martigny), nel moderno Canton Vallese, in Svizzera.

Domnas nei pressi di Bard, via delle Gallie- Valle D ‘ Aosta

Per raggiungere Lugdunum dal territorio dei Salassi si poteva valicare il Piccolo San Bernardo, nelle Alpi Graie, e attraversare le terre dei Ceutrones, oppure affrontare il Poeninus, il Gran San Bernardo. Secondo Strabone il primo tragitto era più agevole ed era percorribile quasi interamente con i carri, mentre l’altro era stretto e ripido, ma più breve. Più a ovest, nel territorio dei Cozii, si aprivano il valico del Monginevro e quello del Moncenisio. « Le grandi vie romane, le quali collegavano l’Italia con la valle del Rodano, erano quelle delle due Dore : il Mons Matrona ( Monginevro ), la Alpis Graia (Piccolo San Bernardo ) e l’Alpis Poenina ( Gran San Bernardo ). »

noi abbiamo seguito la strada fino a LUGDUNUM teoricamente attraversando le seguenti tappe:

Da Augusta Praetoria (Aosta), attraversiamo Fundus Gratianus (Gressan), Fundus Joventianus (Jovençan), Sarra (Sarre), Aimivilla (Aymavilles), Arvarium (Arvier), Avisio (Avise), Sala Duria (La Salle), Moriacium (Morgex), Araebrigium (Pré-Saint-Didier) e Tuillia Salassorum (La Thuile), dopo di cui valichiamo il passo del colle del Piccolo San Bernardo (lat. Columna Iovis), per poi dirigersi verso Sextum Segetium (Séez), Capellae Centronum (Les Chapelles), Bellantrum (Bellentre), Axima (Aime), Munsterium (Moûtiers), Aquae Albae (Aigueblanche), Liscaria (La Léchère), Fessona Brigantiorum (Feissons-sur-Isère), Cevis (Cevins), Bastita (La Bâthie), Turres (Tours-en-Savoie), Oblimum (Albertville), Hillium (Gilly-sur-Isère), Camusellum (Chamousset), Castrum Novum Allobrogum (Châteauneuf), Capanna ad Melianum Montem (La Chavanne), Riparia (La Ravoire), Camberiacum (Chambéry), Nanciae (Nances), Dulinum (Dullin), Verale Bellomontium (Verel-de-Montbel), Bellus Mons ad Tramonaecum (Belmont-Tramonet), Romagnieu (Romagnieu) terminando a Lugdunum (Lione).

VIENNE

Vienne è stata prima di essere romana , la capitale degli Allobrogi , una potente tribù gallica . Il termine Allobrogi significava probabilmente che essi erano una popolazione celtica proveniente da altre aree( Allobrogi in celtico “allo brox ” ovvero quelli di un altro territorio). Nel 123 a.C. dopo aver ospitato il re dei Salluvi Tutomotulo, in fuga dai Romani, gli Allobrogi furono attaccati dai Romani che riuscirono a battere nell’agosto del 123 questo popolo . Inizia poi un periodo di intensa romanizzazione.

MUSEO GALLO-ROMANO DI SAINT ROMAIN EN GAUL

La prima tappa che abbiamo raggiunto è stata quella di visitare il sito di Saint Romain EN Gaul-VIENNE a circa 30 km a sud di Lione, sulla riva destra del Rodano. Il museo gallo-romano di recente inaugurazione è bellissimo! La parte musealizzata contiene tantissimi tesori( eccezionali mosaici , pitture ceramiche, etc) tutti esposti con moderni criteri di fruizione per il pubblico. L’ ambiente è luminoso ed accogliente .Al momento sono stati scavati tre ettari di una parte di un quartiere della città romana di Vienne, una delle città più ricche della Gallia romana già importante centro dei Galli Allobrogi. Vi consigliano di farvi dare una audioguida in italiano. Al di fuori del museo si estende l’area archeologica con i resti delle domus , delle abitazioni, dei centri termali etc. Molto suggestive sono le anastilosi con la ricostruzione delle fontane dove sgorga acqua fresca.

Mosaico dei due oceani. Il mosaico è diventato il simbolo del museo stesso. Realizzato verso il 180 d.C. .Le macchie più scure sono dovute ad incendio che ha distrutto la villa nel III sec.d.C.

Mosaico degli atleti vincitori III sec d.C Vienne
Affresco dalle pareti delle terme dei littori. L’ affresco era posizionato sulle pareti delle latrine pubbliche delle terme. Scoperto nel 1991-Vienne
Mosaico degli atleti vincitori.inizio III Sec.d.C.
Mosaico dei due fiumi.scoperto a Vienne nel 1981. Museo di Saint Romain EN Gaul-VIENNE
Mosaico dello scudo II sec d.C
Mosaico dello scudo II SEC d.C. Saint Romain EN Gaul-VIENNE
Affreschi Museo archeologico di Saint Romain EN Gaul-VIENNE
Affreschi .museo archeologico di Saint Romain EN Gaul-VIENNE
Mosaico dalla villa del cratere e degli uccelli Saint Romain EN VIENNE II sec.d.C.
Mosaico dalla villa del cratere e degli uccelli II sec.d.c Vienne
Mosaico di Orfeo fine II sec d.C. Saint Romain EN VIENNE museo archeologico. Orfeo nel mosaico originale si trovava al centro attorniato da vari animali
Mosaico di Orfeo fine II sec d.C. Saint Romain EN Gaul-VIENNE museo archeologico
Mosaico di Orfeo fine II sec d.C. VIENNE museo archeologico Saint Romain EN Gaul-VIENNE
Afrodite sulla destra e sul fondo gli affreschi del ninfeo dei trampolieri Saint Romain EN Gaul-VIENNE.
Affreschi del ninfeo dei Trampolieri. Saint Romain EN Gaul-VIENNE
Statua di Afrodite scoperta nel 1845 non lontano dal museo che ora la ospita. II – inizio III sec.d.C. sullo sfondo l affresco del ninfeo dei Trampolieri I sec d.C.
Statua di Afrodite inquadrata da dietro II- inizio III sec d.C.
Frammento di affresco della villa dei Due Oceani .Saint Romain EN Gaul Vienne II sec d.C.
Frammento di affresco da Saint Romain EN Gaul-VIENNE
Altorilievo del dio gallico Sucellus , dio delle selve. I suoi attributi sono un martello ed una coppa. Spesso , come in questo caso è accompagnato da un cane vedi link: http://bifrost.it/CELTI/Museo/Archeologia-Sucellos.html

Intorno a questi oggetti rinvenuti a Vienna o nei dintorni si trovano collezioni da siti lontani: oggetti in provenienti da necropoli di Champagne dell’età del bronzo donati dal curatore Vassy, o necropoli predinastiche di Khozan (Egitto) e antiche necropoli di Koban (Ossezia) donate da l’archeologo lionese Ernest Chantre.

Ceramiche votive falliformi e lucerne erotiche – Museo delle belle arti di Vienne
Altorilievo del dio gallico Sucellus. La divinità veste alla gallica e porta un martello sulla spalla sinistra ed un olla nella mano destra.un cane sta ai suoi piedi. II sec d.C.Vienne.
Passeggiando per le strade di Saint Romain EN Gaul-VIENNE

Intorno a questi pezzi eccezionali sono serie notevoli: antefisse, tubi di piombo, lucerne, sigillata, cristalleria, ceramica comune…

Passeggiando per le vie di Saint Romain EN Gaul-VIENNE
Area archeologica di Saint Romain en Gaul Vienne
Passeggiando per le vie di Saint Romain EN Gaul-VIENNE
Il teatro di Vienne.

IL MUSEO DELLE BELLE ARTI DI VIENNE: Questo museo benché sia progettato ed esposto con un taglio un po’ ottocentesco ha al suo interno dei pezzi pregevoli sulla storia della citta’.

la ricchezza dell’antica città di Vienna si riflette nelle collezioni di questo periodo. Diversi bronzi monumentali (statua a grandezza naturale a tondo di Pacaziano, II secolo dC, rilievo in bronzo dorato di delfini, frammenti di una statua equestre) costituiscono un insieme notevole.

Il deposito di Place Camille-Jouffray è stato scoperto nel 1984, durante il salvataggio di Place Camille Jouffray. Fu trovato in una casa, situata a est della strada principale e vicino a un fanum, un tempietto di tradizione gallica. Il ritrovamento comprende una serie di oggetti metallici risalenti all’inizio del IV secolo[9].

Comprende elementi in ferro (utensili), bronzo (stoviglie) e soprattutto argento: sepolto all’inizio del IV secolo, si compone di stoviglie (piatto con decorazione pastorale, tridente in miniatura in particolare), due portaspezie, oggetti relativi a ornamento (specchio) e un oggetto di culto (patera).

Armi dei Galli Allobrogi-Vienne museo delle belle arti
Tesoro romano in argento -. Vienne museo delle belle arti
Scrigno di avorio di testa di giovane e sullo sfondo statua in bronzo di Pacaziano-Vienne museo delle belle arti
Delfini di bronzo- Vienne museo belle arti
lucerne con scene gladiatorie

LUGDUNUM (LIONE)

Lugdunum (o Lugudunum ), oggi Lione , è il nome del sito gallico dove venne poi fondata una colonia romana dal Governatore della Gallia Lucio Munatius Plancus nel 43 a.C. ovvero un anno dopo l’uccisione di Cesare. In tale sito furono ospitati i coloni scacciati dagli Allobrogi dalla vicina Vienne . Dal 27 a.C divenne la capitale delle tre Gallie. La città Romana dalla collina di Fourviere si estese successivamente fino alla penisola tra i due fiumi. Recenti ritrovamenti hanno evidenziato che l’area era già occupata da popolazioni celtiche.

Origine del nome della città

Dibattuta è l’origine del nome Lugdunum o nella versione Lugudunum . Deriverebbe da parole celtiche :

1 ipotesi da Lug Dunum ovvero la fortezza del Dio Lug ( una delle principali divinità galliche)

2 ipotesi dal Leucos Dunum ovvero la fortezza luminosa

In Gallia altre spesso associati a un alto santuari, portavano il nome di Lugdunum , tra gli altri, Laon in Aisne , Saint-Bertrand-de-Comminges ( Lugdunum Convenarum ) in Haute-Garonne . Il nome di Leida ( Leithon in 860 Legihan per * Legthan del ix °  secolo) nei Paesi Bassi è probabile un antico Lugdunum.

LUGDUNUM

Da

PUBBLICAZIONE DI ADA GABUCCI SULLA DISTRIBUZIONE DELLA CERAMICA SIGILLATA GALLICA LUNGO L ASSE DEL PO

LINKS: https://books.openedition.org/efr/3248#tocfrom3n1

(…)Colonia Copia Felix Munatia Lugdunum LUGDUNUM viene fondata nel 43 a.C. da L. Munazio Planco, come egli stesso ricorda nell’iscrizione del suo mausoleo a Gaeta84, con il tradizionale rito del solco tracciato con l’aratro trainato da una giovenca e un bue bianchi, preceduto e seguito da tutte le usanze e le cerimonie connesse alla sacralità dell’atto. Le tracce del primo impianto della colonia sono emerse solo di recente e sono molto labili, poiché si trattava di una città di terra e di legno, edificata sullo schema dei campi legionari, per la quale non si riconoscono edifici pubblici tranne uno pseudo santuario di Cibele85. In età augustea, con la riorganizzazione della provincia voluta da Agrippa, Lugdunumdiventa non solo la capitale della Gallia Lugdunense, ma anche la sede del potere imperiale e di quello religioso per le tre Gallie, e si avvia a essere la « métropole économique des Gaules »86 ; nel 15 a.C. nasce la zecca di Lugdunum.

Risultati immagini per LUGDUNUM

La vera trasformazione urbanistica avviene però solo in età claudia, probabilmente anche grazie ai favori che il principe elargisce alla sua città natale, ma non sono molte le opere che gli si possono attribuire con sicurezza87.

Sappiamo dalle fonti di un incendio devastante scoppiato nel 64, che avrebbe provocato danni tanto ingenti da spingere Nerone a restituire alla città quattro milioni di sesterzi inviati a Roma prima del disastro. Di questo evento, però, non è mai emersa alcuna traccia archeologica sicura88.

Elemento cardine della città, sulle pendici della Croix-Rousse, è il santuario federale delle Tre Gallie ( https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_federale_delle_Tre_Gallie), il cui aspetto ci è noto dalle raffigurazioni sulle monete di età giulio-claudia, ma della cui organizzazione sappiamo molto poco.

Risultati immagini per LUGDUNUM

anfiteatro di Lugdunum e sotto moneta con raffigurazione della Altare delle tre Gallie

Risultati immagini per SANTUARIO FEDERALE DELLE TRE GALLIE

Lugdunum, grazie alla sua felice posizione geografica, alla confluenza tra la Saône e il Rodano, diventa ben presto uno snodo commerciale, un porto e un centro di produzione di primo piano, come testimonia anche una eccezionale concentrazione di iscrizioni (almeno una trentina) che ricordano artigiani diversi tra i quali produttori di sapone e di tessuti, tintori, mercanti di vino e di ceramica89, oltre a un negotiator argentarius et vascularius90. Ben attestati sono soprattutto i nautaedelle corporazioni legate alla navigazione fluviale sul Rodano e sulla Saône e, più in generale, i negotiatoresattivi nei commerci tra i due versanti alpini, come Sennius Metilius, originario di Treviri, noto da un cippo rinvenuto a Lione nel 188491.

Lugdunum impiantano grandi filiali anche alcuni produttori italici, come il ceramista pisano Cn. Ateius92, che si rendono conto di poter così gestire meglio l’approvvigionamento degli eserciti stanziati sul limes renano, e in breve la città attira artigiani e mercanti da centri vicini e lontani, come un anziano 

produttore di vetri di origine cartaginese93 o i negotiatores vinarii di Alba94 e di Treviri95. Sono noti intermediari attivi in diversi rami, come C. Sentius Regulianus che commercializzava vino, ma importava anche olio della Betica, ed è probabile che almeno parte dei battellieri gestisse delle vere e proprie imprese di trasporti sia fluviali che terrestri96.

Sulla Saône sono stati individuati a più riprese diversi porti probabilmente destinati alla gestione di merci differenti e, in anni recenti, sulla riva destra, nello scavo per la realizzazione del parcheggio Saint-Georges, sono stati rinvenuti ben sedici relitti databili tra il I e il XVIII secolo ; di questi, sei sono di epoca romana (I-III secolo). Si tratta di chiatte a fondo piatto, prive di chiglia, che arrivano a superare i 30 metri di lunghezza e i 5 di larghezza ; profonde fino a 120 cm, potevano caricare circa 150 tonnellate, una portata di tutto rispetto, che fa pensare a traffici regolari e probabilmente destinati anche a centri lontani. Le chiatte erano in grado di navigare nei due sensi, scendendo lungo il fiume e risalendo poi la corrente al traino di bardotti o animali da tiro97.

Risultati immagini per LUGDUNUM

Ricostruzione Lugdunum

Dozzine di piombi da dogana scoperti nell’Ottocento sono una ulteriore testimonianza dell’intensa attività commerciale di Lugdunumtra il I secolo e gli inizi del V e l’identificazione recente di una produzione di anfore in città avvalora l’ipotesi di un grande centro di ridistribuzione di merci, poiché si ritiene che i contenitori servissero a confezionare prodotti importati sfusi in botti o dolia per smerciarli poi per via fluviale o terrestre98. A questo si aggiunge ancora almeno una considerazione : se davvero gli enormi magazzini venuti alla luce a Vienne, poco a valle di Lione, servivano, come è stato proposto, allo stoccaggio delle derrate usate per il pagamento in natura delle imposte che le province galliche inviavano a Roma (tessuti, cereali, pelli, minerali, vino ecc.), bisogna allora pensare che tutta questa gigantesca massa di merci transitasse in qualche modo da Lugdunum99. ( …)

IL MUSEO GALLO-ROMANO DI FOURVIERE

Il museo è stato progettato dall’architetto Bernard Zehrfuss e inaugurato nel 1975. L’edificio si trova al limite dell’area archeologica, semi nascosto sul versante della collina. All’interno, il museo è costituito da una rampa in cemento che scende a spirale, ramificandosi verso dei pianerottoli destinati alle collezioni del museo. Dall’interno del museo è possibile ammirare i resti del teatro e dell’odeon accanto.

Ricchissime le collezione, strepitosi i mosaici di notevoli dimensioni, bellissimi i tanti oggetti della vita comune e della architettura monumentale della città. Tra i pezzi famosissimi troviamo la tabula Claudiana ricomposta in frammenti che riporta in bronzo il discorso dell’imperatore Claudio sull’accesso dei Galli al Senato di Roma. Un altro reperto famosissimo è la tavola di Coligny che permette di allineare calendario lunare antico a calendario solare.

Sarcofago di Bacco

ARMI E ARMATI

Umbone gallico
Umbone e resti di cotta di maglia di epoca imperiale

MOSAICI

Mosaico corsa lungo il circo – Lione museo gallo romano.

DIVINITÀ

Divinità galliche: le Matrone museo Gallo-Romano di Lione
Le Matrone divinità di origine celtica .museo gallo romano di Lione
Venere . Museo gallo romano di Lione
Venere statuetta in bronzo – museo Gallo-Romano di Lione

NECROPOLI.

Sepolcreto della giovane Primilia non ancora diciottenne.Il padre Terenzio ha fatto costruire il sepolcreto con l’immagine scolpita della figlia mntre mostra i suoi gioielli. Sul fianco un amorino con la fiaccola dell’amore al contrario. Amate finché vi è possibile voi che leggete
Calco del viso di una bimba romana morta prematuramente Claudia Victoria. La tomba è stata scoperta sulla collina di Fourviere ala fine del 1800

TESORO DI VAISE

VIDEO LUGDUNUM E VIENNE

APP/ APPLICAZIONI PER IPHONE ED ANDROID: EO LUGDUNUM e VIENNE

https://play.google.com/store/apps/details?id=fr.orpheo.eolugdunum

https://apps.apple.com/it/app/eo-lugdunum/id1548252219

https://play.google.com/store/apps/details?id=fr.orpheo.saintromainengal

ULTERIORI SCOPERTE:

https://www.sotterraneidiroma.it/blogpost.php?id=125

LINKS:

https://wp.me/pe9NPD-4m

https://www.romanoimpero.com/2018/09/vienne-francia.html

https://www.romanoimpero.com/2022/03/lugdunum-lione-francia.html

**************

Ostilio Saserna, denario in argento, Roma, 48 a.C., RRC 448/3. D/ Personificazione della Gallia con carnyx dietro la testa R/ Artemide-Diana di Efeso con lancia nella sinistra e la destra che trattiene una cerva per le corna

LE TRE GALLIE ,VERCINGETORIGE E LA MONETAZIONE ROMANA:

DOSSIER SPECIALE | Per un identikit numismatico di VERCINGETORIGE

SITI GALLO -ROMANI:

https://www.archeophile.com/rwcat_66-civilisation-gallo-romaine.htm

***************************

ORBIS UNA GOOGLE MAPS DELLE STRADE ROMANE

Nel 2012 la Stanford University (California, Stati Uniti) ha realizzato un sito che permette di simulare un viaggio all’interno dell’Impero Romano nel 200 d.C., quindi all’apice della sua espansione. Il sito, chiamato Orbis (globo, in latino), è stato sviluppato da una collaborazione tra il dipartimento di studi storici ed umanistici e quello d’informatica.

Funziona grossomodo come una sorta di Google Maps: andando sul sito appare una mappa dell’Impero Romano, che include gran parte dell’attuale Europa, del Nord Africa e del Medio Oriente; si sceglie un punto di partenza e uno di arrivo, la stagione in cui si vuole viaggiare e il mezzo (a piedi, a cavallo, o con un carro, per esempio). Il mezzo e la velocità con cui si sceglie di viaggiare hanno implicazioni sui costi: se si volesse andare da Roma a Costantinopoli a giugno utilizzando una staffetta di cavalli, senza utilizzare navi, si impiegherebbero circa 9 giorni. Sempre con una staffetta di cavalli, ma passando anche per un tratto di mare, si impiegherebbero due giorni in meno, e il viaggio risulterebbe anche meno costoso.

LA VILLA DI ALBA DOCILIA AD ALBISOLA E I SUOI AFFRESCHI

Frammenti di affresco della villa di Alba Docilia -Albisola

Gli studi sulle antichità di Albisola, iniziati nella seconda metà dell’800, portarono a localizzare nella zona di Albisola Superiore l’Alba Docilia che compare come stazione o luogo di sosta sulla Tabula Peutingeriana, mappa stradale dell’Impero romano redatta forse tra III e IV sec. d.C. per scopi militari, pervenutaci grazie a una copia medievale, e in altri itinerari antichi in cui il toponimo assume forme diverse, come Alba Decilia Delicia.



La presenza dell’antico insediamento albisolese sugli itinerari stradali si spiega con la prossimità all’arteria costiera che da Genova conduceva a Vado, che tuttavia divenne secondaria dopo l’apertura della via Julia Augusta voluta dall’imperatore Augusto tra il 13 e il 12 a.C. Il complesso antico in piazza Giulio II, portato in luce con gli scavi condotti alla fine dell’800 da don Schiappapietra, parroco della chiesa di S. Nicolò di Albisola, è riferibile ad una grande villa (circa 8000 mq) di età romana imperiale che univa caratteristiche della dimora residenziale con strutture e servizi produttivi tipici della fattoria. Sono riconoscibili il quartiere padronale (pars urbana), il settore rustico – produttivo (pars rustica o fructuaria) e il settore termale.

Ricostruzione della Villa di Alba Docilia( disegno di Como)

Parte del nucleo abitativo e della zona termale è attualmente visibile nell’area archeologica compresa nel vasto piazzale antistante la stazione ferroviaria; un tratto del settore rustico è conservato sotto il porticato a fianco della stazione stessa, mentre i resti murari esistenti sotto la piazza sono resi leggibili grazie al tracciato planimetrico, riportato mediante lastre di travertino sulla pavimentazione.

Ipotesi ricostruttiva di porzione della villa

Nel quartiere residenziale della villa, esposto a Sud, piccoli vani (cubicula) si affacciavano su un peristilio porticato dotato di un bacino rettangolare per la raccolta dell’acqua.

I reperti rinvenuti nello scavo rivelano l’elegante decorazione del porticato con intonaci dipinti, lesene scanalate in marmo bianco e capitellini figurati con foglie d’acanto e delfini affrontati. Alcuni vani posti a Nord del peristilio erano forniti di sistema di riscaldamento mediante circolazione di aria calda sotto il piano pavimentale; gli ambienti destinati al soggiorno del proprietario, della famiglia e degli ospiti erano dotati di pavimenti a mosaico e tarsie marmoree e di pareti e soffitti dipinti, che testimoniano una certa raffinatezza almeno nel periodo di maggior sviluppo della villa, corrispondente al I e al II secolo d.C.


 

Suspensoree di ambienti riscaldati della villa di Albisola

Nel settore rustico una ventina di vani di differenti dimensioni adibiti probabilmente a magazzini, alloggi servili e ricoveri per animali, si disponevano, secondo una tipologia diffusa in area gallo-romana, intorno ad una grande corte centrale; gli ambienti ubicati nell’angolo Nord ospitavano impianti di lavorazione con vasche e canalette, oggi occultate sotto il terrapieno ferroviario, attribuibili alla produzione o alla trasformazione delle derrate alimentari e dei prodotti provenienti dalle proprietà agrarie dell’azienda agricola.


 

Planimetria dei resti della villa di Alba Docilia

Il settore termale collegato alla parte abitativa comprende un grande edificio circolare, già indagato alla fine dell’800, da identificare probabilmente con un laconicum o assa sudatio, una sauna in cui era possibile prendere bagni di vapore o di aria calda, e forse anche di sole, e una vasca o cisterna rivestita con malta idraulica. In una serie di ambienti collegati si riconoscono vani di servizio connessi alle attivita termali.
 

La monumentalità dell’impianto termale, il numero di cubicula presenti nell’area residenziale nonché l’estensione planimetrica del settore di servizio con la vasta area cortilizia hanno indotto a interpretare il complesso più che con una villa di tipo rustico-residenziale, con la mansio di Alba Docilia, stazione di posta appartenente all’organizzazione del cursus publicus.

Le mansiones romanae sorgevano in prossimità di strade di grande comunicazione e garantivano possibilità di sosta, accoglienza e riposo per viaggiatori e animali: corrispondono a tali necessità sia lo sviluppo del quartiere residenziale sia l’estensione planimetrica della corte circondata da spaziosi ambienti adibiti forse a magazzini o stalle, sia un capillare sistema idraulico e non ultima la presenza di un attrezzato settore termale, adeguato a un esercizio pubblico piuttosto che ad una struttura privata, per quanto grandiosa. In realtà la distinzione tra villa rustica e mansio non è sempre chiara, in quanto le tipologie edilizia e planimetrica possono presentare elementi comuni, e nulla esclude che alcune villae possano essere state successivamente trasformate in mansiones.


 

Frammenti di affreschi della Villa di Alba Docilia

L’occupazione stabile della villa tra I e V forse VI secolo d.C. è documentata dai numerosi reperti ceramici e monetali, attestanti una rete di vivaci rapporti commerciali. Le indagini archeologiche recentemente condotte sotto la Via degli Scavi hanno rivelato una stratigrafia intatta, altrove mancante, che ha permesso di delineare la frequentazione del sito dall’epoca preromana al tardo antico e all’alto medioevo, quando alcuni ambienti della villa ormai in abbandono vengono occupati da sepolture a inumazione, per le quali è ancora da individuare la relazione con la chiesa di S. Pietro, o con un primitivo edificio di culto, che si imposta sui resti del complesso di età imperiale. ( Da comune di Albisola).

Frammenti intonaci della villa
Frammenti di affreschi della Villa

GLI AFFRESCHI

Da http://www.archeoliguria.beniculturali.it/index.php?it/131/pubblicazioni/37/alba-docilia-la-villa-romana-gli-affreschi-della-collezione-schiappapietra

Indice

Presentazione e Introduzione, p. 6 [scarica il PDF]
Dede Restagno, La figura e l’opera di Givanni Schiappapietra, p. 13 [scarica il PDF]
Dede Restagno, La collezione Schiappapietra, p. 17 [scarica il PDF]
Anna Maria Pastorino, Santo Varni ad Alba Docilia 1880-1881, p. 21 [scarica il PDF]
Storia degli scavi di Alba Docilia
Dede Restagno, Le più antiche notizie e i primi scavi, p. 25 [scarica il PDF]
Francesca Bulgarelli, Scavi e ricerche 1969-1996, p. 29 [scarica il PDF]
Francesca Bulgarelli, La villa romana di Alba Docilia, p. 35 [scarica il PDF]
Francesca Bulgarelli, La decorazione parietale, p. 43 [scarica il PDF]
Lorenza Panizzoli, Il restauro, p. 59 [scarica il PDF]
Giancarlo Lanterna, Pietro Moioli, Claudio Seccaroni, Strati superficiali dei dipinti murali. Studio della composizione, p. 65 [scarica il PDF]
Glossario, p. 73 [scarica il PDF]
Bibliografia, p. 77 [scarica il PDF]
Errata Corrige [scarica il PDF]

Scarica il PDF completo del volume [circa 32 Mb]

BEDRIACUM : RICOSTRUZIONE DI UN AMBIENTE A PARETI ROSSE

INTRODUZIONE SU BEDRIACUM:

Bedriacum e i Romani in Padania
Dentro lo scavo


Archeologia Viva n. 83 – settembre/ottobre 2000
pp. 90-91

di Fabio Eugenio Betti

Le ricerche che da anni si susseguono nel sito di questo antico centro del territorio cremonese lungo la via Postumia fanno luce sulla realtà d’insediamenti minori che caratterizzava il sistema romano dell’economia e del controllo territoriale

Nella parte sudorientale della provincia di Cremona, lungo l’antico corso dell’Oglio, località Sant’Andrea (Comune di Calvatone), sono stati localizzati notevoli resti di un piccolo centro (vicus) che la maggior parte degli studiosi identifica con l’antico Bedriacum. Il vicus di Bedriacum è ricordato dalle fonti quasi sempre in relazione alle due drammatiche battaglie combattute nelle sue vicinanze nel 69 d.C. Svetonio, scrittore romano del I sec. d.C., autore delle Vite dei Cesari, lo nomina nei libri dedicati a Otone, Vitellio e Vespasiano, i tre imperatori che si affrontarono in battaglia proprio a Bedriacum (prima Otone contro Vitellio, poi Vitellio contro Vespasiano). Plutarco (47-127 d.C.), autore di una biografia dell’imperatore Otone suicidatosi dopo la grave sconfitta di Bedriacum, ricorda che «Bedriacum è una città piccola (polichne) nei pressi di Cremona». Ma è soprattutto Tacito, il grande storico romano vissuto tra I e II sec. d.C., a ricordare nelle sue famosissime Historiae gli scontri sanguinosi verificatisi in questo antico centro nel 69 d.C. Anche Plinio, l’autore della Naturalis Historia, ricorda le guerre di quell’anno come le guerre di Bedriacum. Inoltre Beloriaco (cioè Bedriacum) è segnato sulla Tabula Peutingeriana, la copia medievale di una delle più antiche carte geografiche di cui siamo a conoscenza, databile al IV secolo. Sappiamo che il tratto della via Postumia fra Cremona e Bedriacum era denominato Bedriacensis.

«Il vicus – ricorda Gemma Sena Chiesa, docente di Archeologia all’Università statale di Milano – dovette impiantarsi ai margini di un terrazzo fluviale sull’Oglio in una località già occupata in età preistorica, come testimoniano una sepoltura a inumazione riferibile all’età del Rame e un piccolo villaggio palafitticolo della media età del Bronzo». Il fiorente sviluppo dell’abitato romano fu dovuto alla favorevole posizione lungo la Postumia, antica strada consolare costruita da Spurio Postumio Albino nel 148 a.C. che congiungeva l’antica Genua (Genova) con Aquileia, e alla vicinanza del fiume Oglio collegato all’asse fluviale del Po. Bedriacum svolse così un’importante funzione di nodo di traffici tra la Venetia, l’Adriatico e l’area padana più interna, dalla fine del II sec. a.C. al V sec. d.C.

I rinvenimenti nell’area dell’abitato romano si susseguono dalla metà del secolo scorso. Le ricerche degli eruditi locali e i lavori agricoli nell’area di Sant’ Andrea di Calvatone portarono alla luce strutture abitative e una gran quantità di reperti di età romana, monete, bronzetti, ceramica, vetri, frammenti di statue in marmo e in bronzo, molti dei quali dispersi in collezioni private. In particolare ricordiamo la scoperta, nel 1836, dei frammenti di una statua in bronzo raffigurante una Vittoria che si posa sul globo; quest’ultimo, ornato da un’iscrizione, permette di datare il pezzo agli anni degli imperatori Marco Aurelio e Lucio Vero (161-169 d.C.).

Nel 1841, i Musei di Berlino acquistarono questi frammenti provvedendo al restauro e all’integrazione delle parti mancanti della statua, poi divenuta celebre come Vittoria di Calvatone. Le vicende di Berlino alla fine della seconda guerra mondiale portarono alla scomparsa dell’opera( fino alla sua recente riscoperta presso la Hermitage )

Ne esistono inoltre tre copie, eseguite da artigiani berlinesi su commissione di Adolf Hitler: una è conservata al Museo civico di Cremona, una a Roma nel Museo della civiltà romana e una al Museo Puskin di Mosca.

*********************************

PARETI DIPINTE DALLO SCAVO ALLA VALORIZZAZIONE.

Da “Pareti dipinte dallo scavo alla valorizzazione” XIV colloquio AIPMA “S

Stefano Nava e Daniele Bursich -universitá di Milano

LINK:

https://www.peintureantique.org/copie-de-aipma-xiv

MEDIOLANUM: LA DOMUS DI VIA ILLACA

Da “Pareti dipinte dallo scavo alla valorizzazione” XIV colloquio AIPMA pagina 107

Articolo di

Annamaria Fedeli sovrintendenza archeologica città metropolitana Milano

Annamaria.fedeli@beniculturali.it

Carla Pagani (Sla srl)

cpagani@studiosla.it

LINK:

https://www.peintureantique.org/copie-de-aipma-xiv

LA VILLA ROMANA DI VALDONEGA

La residenza privata romana di Valdonega, venne costruita nel I sec. d.C. al di fuori dell’impianto urbano. I dati oggi disponibili consentono di interpretarne parte del piano terra, ma si ipotizza che l’edificio fosse articolato su più piani e a livelli diversi, secondo il pendio del terreno. Della villa sono oggi visibili tre ambienti, affacciati su un portico a L (di cui si vedono le basi delle colonne) probabilmente aperto su un cortile o su un giardino e in stretta connessione con essi.

L’ambiente principale (in pianta: A) è costituito da una sala rettangolare con colonne su tre lati e porta affiancata da due finestre sul quarto lato. La copertura della stanza era a volta nella parte centrale, mentre lo spazio tra le colonne e i muri perimetrali era a copertura piana. L’ambiente presentava pavimento a mosaico e pareti affrescate, ed è stato interpretato come oecus corinzio, cioè una elegante sala da pranzo.

Una ricostruzione della villa romana di Valdonega a Verona

Al secondo ambiente (in pianta: C) si accedeva tramite un piccolo vano (in pianta: B) con pavimentazione parte in cocciopesto e parte in mosaico nero con cornice bianca. Il secondo ambiente presentava un’ampia finestra sul portico esterno, ed era caratterizzato da pavimento a mosaico e pareti affrescate. Un vano (in pianta: D) lungo, stretto e privo di aperture e di rivestimento affiancava i tre ambienti sul lato occidentale e fungeva forse da intercapedine di isolamento dall’umidità.

EPOREDIA : DALLA PREISTORIA ALL’ETA’ ROMANA AL MUSEO P.A. GARDA

DA http://www.gruppoarcheologicocanavesano.it/eporedia/

Eporedia

Nella colonizzazione della regione Transpadana, i fieri salassi di stirpe Taurisca (celto-liguri) secondo Catone, dapprima vittoriosi furono vinti nel 140 a.C. da Appio Claudio Pulcro, in seguito furono necessarie altre spedizioni di contrasto da parte dei Romani, ma essi rimasero padrone dei monti, controllando i passi alpini e conducendo continue azioni di disturbo.

La spinta a colonizzare la regione Transpadana, forse, non era voluta così unanimemente dal senato romano se ci vuole un “ordine” dei “Libri Sibillini”, come ci racconta Plinio, affinché la colonia romana di Eporedia fosse fondata nel 100 a.C.

Solo con la vittoria di Aulo Terenzio Varrone Murena e la fondazione di Aosta (Augusta Praetoria nel 25 a.C.) e con i Salassi sopravvissuti allo sterminio venduti all’asta a Eporedia, si giunse alla loro possibile assimilazione, alla cosiddetta pax augustea.

Fu la prima colonia romana del Piemonte nord-occidentale ed anche l’unica di diritto romano: i coloni Romani inviati ad abitarvi erano iscritti alla Tribù Pollia. Il nome Eporedia deriverebbe dalla voce Gallica “epo” (cavallo) e “reda” (veicolo gallico a quattro ruote): la voce può assumere il significato di “insieme di carri equestri” e Plinio riferisce che i Galli chiamano Eporedias i bravi domatori di cavalli. L’evoluzione del toponimo in Euria / Evria è già attestata nel VI secolo d.C.

Eporedia - Foto di Museo Civico Pier Alessandro Garda, Ivrea - Tripadvisor

Eporedia sorse in un punto della valle della Dora Baltea dove le due rive potevano agevolmente essere collegate da un ponte. Era un posto ideale sia per azioni offensive sia per la difesa dell’insediamento, posto a capo di una fertile pianura e a controllo dell’itinerario obbligato per i valichi del Piccolo e Gran San Bernardo. La fondazione era anche finalizzata al controllo delle numerose attività minerarie coltivate dalle popolazioni locali fino all’assoggettamento da parte dei Romani ed in particolare della immensa miniera d’oro a cielo aperto, conquistata già nel 143 a.C. (attualmente visibile nel versante biellese dell’anfiteatro morenico: le Aurifodine della Bessa).

A partire dall’età Augustea Eporedia si afferma progressivamente come stazione di cambio cavalli e nodo commerciale privilegiato per il convogliamento e la ridistribuzione di materie prime e prodotti finiti tra pianura padana e arco alpino. Ne consegue un periodo di benessere per tutta la comunità, che è in grado di investire in infrastrutture e opere pubbliche.

Ivrea, archeologi in città - La Sentinella del Canavese Ivrea

La città romana, posta su un complesso di alture di rocce dioritiche prospicienti il punto più stretto della valle della Dora Baltea, non poter rispettare la classica struttura regolare mutuata dagli accampamenti militari. Osservandola dal lato destro della Dora, possiamo immaginare un impianto urbanistico su terrazze digradanti verso il fiume e dominato dalla acropoli su cui si trovavano il tempio e i principali edifici pubblici (area dove poi sarà collocata la Cattedrale).

Tratti di basolato stradale consentono di identificare nel tracciato di Via Palestro il decumano massimo della città e la posizione di alcuni cardini, che erano a tratti sfalsati per evitare un’eccessiva portata delle acque piovane che scorrevano in pendio verso il fiume.

Il teatro, databile al I secolo d.C., venne addossato al pendio roccioso sottostante l’acropoli, secondo un impianto scenografico ellenistico, con i gradini in gran parte tagliati nella roccia e in parte sostenuti da sostruzioni in muratura. I suoi resti, venuti alla luce tra il 1833 e il 1836 durante i lavori di ristrutturazione del Palazzo della Congregazione di Carità in Piazza di Città, furono demoliti – anche con l’uso di esplosivi – per far posto a nuovi locali cantinati. Sopravvivono oggi solo tratti di murature nelle cantine oltre a quelli visibili dal vicolo che segue la curva dell’antica cavea, destinata ad accogliere gli spettatori.

MUSEO CIVICO PIER ALESSANDRO GARDA | Turismo Torino e Provincia

Eporedia era una città d’acque, delimitata a nord da un bacino lacustre (il “lago di città”, bonificato in età contemporanea, dove oggi sorge il piazzale del mercato) e a sud dal corso della Dora, la cui portata viene potenziata proprio in epoca romana ampliando il taglio della roccia in corrispondenza del Ponte Vecchio. Questo si imposta sui resti del più antico ponte romano, sorto nel punto più stretto. In seguito venne costruito il monumentale Pons Maior a 10 arcate i cui resti sono emersi nelle alluvioni a partire dal 1977 in corrispondenza del palazzo della Polizia di Stato (ex convento di San Francesco). A questo erano collegati una banchina fluviale su palificate lignee e le strutture degli argini che dovevano servire a contrastare i cambi di livello del fiume e a consentire un più agevole movimento per l’attracco delle imbarcazioni.

APPROFONDIMENTI DA ACADEMIA.EDU

RITRATTO DI CATULLO A SIRMIONE

UN AFFRESCO CON RITRATTO ATTRIBUITO A CATULLO

IMG_20200602_162213

Da grottedicatullobeniculturali

Il Carme 31 di Catullo (84-54 a.C.) ricorda il felice ritorno del poeta alla sua casa in Sirmione. Il passo, che attesta la presenza di una proprietà della ricca famiglia veronese dei Valerii nella penisola, è stato messo in relazione con gli imponenti resti della villa fin dal XV secolo, tanto che la denominazione “Grotte di Catullo” è divenuta di uso comune per indicarla nonostante sia stata sicuramente costruita dopo la morte del poeta.


Nel frammento di affresco raffigurante una figura maschile togata, che un rotolo stretto fra le mani qualifica come un letterato, è stato riconosciuto un possibile ritratto di Catullo.
Questa ipotesi si basa sul confronto con una analoga raffigurazione presente nella Casa con Biblioteca di Pompei (VI, 17). Qui, all’interno di una nicchia è rappresentato un poeta che indossa abiti romani e una corona di lauro e che tiene fra le mani un rotolo. Un piccolo Erote, che decora la lampada sospesa sopra il capo del poeta, fa riferimento alla poesia amorosa, genere in cui eccelleva Catullo, e suggerisce la sua identità.
Le analogie fra le due raffigurazioni lasciano supporre che si tratti di due ritratti dello stesso poeta.
Se a Pompei la raffigurazione di Catullo appare un omaggio a un autore celebre e probabilmente caro al padrone di casa, ancora più carica di significati risulta la sua immagine nel luogo dove amava risiedere.

Ricostruzione della villa “Grotte di Catullo “a Sirmione
Catullo
AFFRESCO DI SIRMIONE CON PRESUNTO RITRATTO DI CATULLO

Nella villa si è trovato però un frammento di affresco che raffigura un giovane con veste togata, che regge in mano un rotolo (che lo farebbe identificare con un letterato).
In questa raffigurazione si è voluto identificare Catullo, mettendola in confronto con una analoga ritrovata nella Casa con Biblioteca di Pompei.
Il ritratto di Catullo di Pompei

***********************************

GLI AFFRESCHI DELLA VILLA DELLE GROTTE DI CATULLO:

Da academia.edu articolo originale:

:BIANCHI B. (2012). Un ciclo figurato nella decorazione di III stile della villa delle “Grotte di Catullo” a Sirmione?. In: La pittura romana nell’Italia settentrionale e nelle regioni limitrofe, ANTICHITA’… Barbara Bianchi View PDF ▸Download PDF ⬇

Indagini recenti, condotte sui frammenti di intonaco dipinto pertinenti alla decorazione della villa 1, hanno apportato novità significative sulle pitture che ornavano l’edificio; è il caso di alcuni frammenti – quale il paesaggio con scena di pesca 2


– noti
da tempo e celebrati per la qualità della pittura, ritenuti sinora “relitti” di una decorazione non più comprensibile, che una fruttuosa ricerca di attacchi ha rivelato parte di una composizione pittorica parietale, di più ampio respiro, articolata in due differenti serie di pannelli, in cui vedute paesistiche erano alternate a quadri con una decorazione figurata su fondo rosso cinabro (fig. 1) 3. il frammento più significativo della prima serie di pannelli raffigura un paesaggio
animato da una vivace scena di pesca che era originariamente parte di un quadro dipinto su una parete a fondo bianco, bordato da una sottile fascia policroma a filetti tracciati in bianco, viola e verde, a imitazione di una cornice modanata in aggetto 4. Al centro della rappresentazione una barca con una vela quadra gonfiata dal vento, verosimilmente una galea mercantile vista di tre quarti da prua, si avvicina alla riva: l’equipaggio, che non ha ancora ammainato la vela, ha infatti ormai sollevato i remi dall’acqua. più in alto tre figure su una piccola barca, le teste chine sui remi, si stanno allontanando lentamente da una piccola insenatura naturale rocciosa. Sulla riva, tre pescatori sono intenti nella loro attività: uno, seduto sulla sponda regge la lunga canna in attesa che il pesce abbocchi; l’altro, in piedi, è colto nello sforzo di trattenere la canna e recuperare la preda; l’ultimo a torso nudo e in perizoma, immerso nell’acqua sino alle ginocchia, è raffigurato nell’atto di sollevare una piccola rete a sacco, una sorta di vangaiola 5 (fig. 2). la qualità della pittura documenta l’attività di “una mano” abile che, con una
tavolozza cromatica volutamente ridotta e quasi limitata alle varie tonalità dell’azzurro, da quella più chiara sino ai toni cupi del blu e del nero, dipinge uno spazio e un tempo “remoti”, in cui i confini tra la terraferma e l’acqua sono appena percepibili: un luogo in cui si svolge tuttavia una scena realistica. il pittore illumina l’atmosfera, e con sensibilità “impressionistica”, rende gli effetti della luce, le ombre e le trasparenze: ecco la

Frammento di affresco da Sirmione

superficie dell’acqua, appena increspata da piccole onde restituite con sottili pennellate di bianco, in cui si specchia la prua della barca. il sistema prospettico, come peraltro spesso attestato nella pittura di paesaggio 6,
non è tuttavia pienamente coerente, e la scena è articolata su diversi piani paralleli: la barca sullo sfondo è dipinta di profilo, come se fosse posta sul livello dell’orizzonte, che si colloca invece più in alto rispetto agli occhi di chi osserva, e il mare, dipinto come se fosse visto dalla costa, sembra ricadere sullo spettatore; l’illusione prospettica della distanza, che è stata sottolineata con un progressivo appiattimento della tavolozza cromatica, non trova riscontro in una corretta proporzione tra le figure poste sul piano di fondo e quelle dipinte in primo piano 7. pochi frammenti, riconoscibili per la presenza della cornice policroma a delimitare
il quadro, sono riconducibili con buona probabilità alla medesima composizione pittorica 8; tra questi si distinguono tre frammenti combacianti che restituiscono, ai margini della composizione, la raffigurazione di un cratere bronzeo su plinto o basamento (?), lumeggiato con rapide pennellate in bianco: un esempio di quegli ornamenti di tipo sacrale, dipinti con cura miniaturistica, che caratterizzano la pittura sullo scorcio del i secolo a.C. 9. tra l’altro la gamma dei colori impiegati per lo sfondo e l’andamento della stesura della pittura suggeriscono che il lacerto originariamente fosse parte proprio del quadro con scena di pesca, e che fosse opera dello stesso pittore (fig. 2). invece a quadri diversi di questo stesso partito decorativo apparteneva presumibilmente un nutrito gruppo di frammenti di difficile lettura a causa della parziale caduta della pellicola pittorica; alcuni con la rappresentazione – su fondo azzurro – di elementi vegetali: alberi e cespugli; pochi altri in cui figurine tracciate con rapide pennellate di colore, impiegando la tecnica del sopraritocco a macchia, forse viandanti e pastori, come sembrerebbe suggerire la presenza di animali, vestiti con tunica corta e mantello, animavano cosiddetti paesaggi “idillico sacrali”: un personaggio, rappresentato in un ambiente montuoso, sembra essere stato proprio colto, con le braccia rivolte verso l’alto, nell’atto di recare offerte davanti a un edificio sacro (fig. 3)

la seconda serie di quadri, che erano di dimensioni maggiori come documenta
un’isola di frammenti combacianti (fig. 1), era decorata da un soggetto che è di difficile interpretazione, data la quantità esigua di materiale pervenutoci per lo più caratterizzato da una parziale caduta della pellicola pittorica. la pittura, che è interpretabile come una scena di genere – sebbene sarebbe rilevante potervi leggere episodi del mito o di un’opera letteraria epica, quali quelli narrati nelle tabulae Iliacae 11


– rappresenta aurighi, carri e cavalli affrontati 12 . i personaggi, di
uno dei quali rimangono solo gli avambracci – il destro ornato da un braccialetto d’oro – e parte della lunga veste, paiono in procinto di muoversi: il piede sollevato da terra forse nell’atto di salire sul carro, spronando, redini alla mano, i cavalli ancora immobili
(fig. 4). la scena, su un fondo rosso omogeneo all’interno di una cornice, è priva di prospettiva e si svolge su di un unico piano indicato da una sottile linea marrone non continua, come colta nell’atto imminente ma ferma nello spazio e nel tempo. la vivida accuratezza quasi calligrafica del disegno, l’ombreggiatura sapiente con
rapide e sottili pennellate, pur nell’esiguità della gamma cromatica impiegata, rivelano la maestria tecnica del pittore, per una resa raffinata e “classica” in linea con gli stilemi del linguaggio figurativo neoattico di età augustea. nella realizzazione della decorazione è possibile pertanto riconoscere – per la
scelta e la modalità di stesura dei colori e quindi per lo stile del “figurato” – almeno due mani differenti: una decisamente“impressionistica”, l’altra che applica una tecnica più disegnativa. tali diverse tendenze stilistiche sono presenti, pur non in egual misura, nella pittura di entrambe le serie di quadri; nondimeno l’accuratezza e la precisione nell’esecuzione sono percepibili altresì nei frammenti in cui la pittura è caratterizzata precipuamente dalla ricerca luministica perseguita tramite la stesura dei colori con rapidi tocchi di pennello 13
. gli affreschi, che non si può escludere trovassero posto sulle pareti di una delle
ambulationes della villa, parrebbero rientrare proprio in quei generi di pittura che Vitruvio (De Architectura, 7, 5, 1-4) riteneva idonei a ornare le passeggiate coperte: decorazioni ispirate alla varietà dei paesaggi (varietas topiorum), ma anche – al posto delle statue – megalographiae (signorum megalographiae )
immagini di divinità o narrazioni mitiche in serie (Troianas pugnas e Ulixis errationes per topia) 15 ; episodi dunque  di un racconto in un’ampia composizione paesistica, in cui i “paesaggi” non sono riprodotti dal vero, ma inventati imitando la realtà e cogliendo da essa gli elementi tipici: i topia 16
. un elemento a favore di questa ipotesi è la notizia del ritrovamento negli anni
Cinquanta del secolo scorso – all’interno del vano 126 che costituisce la sostruzione settentrionale del lungo loggiato posto sul lato orientale della villa (101) – di uno scarico di “frammenti di affreschi… arricchiti da pannelli con scene mitologiche o agresti o vedute marine…”, probabilmente identificabili in parte con il materiale oggetto di questo studio 17
. ecco, sarebbe suggestivo, ma forse un po’ ambizioso, pensare, per queste pitture
dalle “grotte di Catullo”, a una sorta di ciclo figurato come quello – ancora di ii stile – dell’atrio della villa dei misteri a pompei 18 o a quello con scene tratte dall’Odissea da una domus in via graziosa sull’esquilino 19 o infine a certe rappresentazioni, a carattere insieme mitologico e paesistico, che – racchiuse in raffinati riquadri -presero posto nei partiti decorativi già dalla fase iniziale del iii stile.