LA DATAZIONE DEI REPERTI IN GALLIA TRANSPADANA.

Come riuscire ad identificare la datazione di un reperto proveniente dal territorio della Gallia Transpadana centro-occidentale ? Prendendo a riferimento il periodo compreso tra la metà del II sec. a.C. e il regno di Augusto (30 a.C.) dobbiamo innanzitutto appoggiarci a materiali provenienti principalmente da necropoli (fig. 1), mentre sono ancora rare le sequenze stratigrafiche degli abitati ben documentate.

I materiali sono numerosi e vari e documentano ciò che era in uso contemporaneamente in un certo periodo utilizzando una cronologia mutuata da quella utilizzata in Europa Centrale, dove questi centocinquanta anni sono stati suddivisi in quattro periodi principali:

La Tène C2 finale,

La Tène D1,

La Tène D2,

età augustea1.

Gli autori dello studio hanno cercato di articolare il periodo Tardo La Tène della Transpadana centro-occidentale in una sequenza di sei orizzonti cronologici della durata di circa una generazione. Questa partizione è stata effettuata prendendo come fossile guida le fibule diffuse localmente confrontate con le forme di vasellame ceramico e dalle sue combinazioni.

LE FIBULE COME FOSSILE GUIDA

A. Fibule di schema Medio La Tène a staffa corta (di lunghezza notevolmente inferiore alla corda dell’arco)4. Il gruppo comprende diversi tipi individuabili in base al materiale, alla forma dell’arco e alla lunghezza della molla

B Fibule di schema Tardo La Tène di ferro a molla bilaterale lunga e corda esterna. Il gruppo comprende due tipi individuati in base alla forma dell’arco.

C Fibule di schema tardo La Tène “tipo Nauheim” caratterizzate da arco ribassato, molla bilaterale di 2 spire per lato e corda interna

D Fibule di schema tardo La Tène “a testa coprente”6, in ferro e in bronzo, con arco di lamina triangolare la cui estremità copre parzialmente o totalmente la molla, molla bilaterale di 2 o 3 spire per lato, corda esterna o interna.

E Fibule di schema tardo La Tène “ad arpa”: in bronzo, arco asimmetrico rialzato a gomito verso la molla e ornato da un nodulo, molla di tre spire per lato e corda esterna.

F Fibule di schema tardo La Tène ad arco rialzato, in ferro e in bronzo, molla di due spire per lato e corda interna.

G Fibule di schema tardo La Tène con arco “a noduli” (Knotenfibeln): in bronzo, arco filiforme asimmetrico, rialzato verso la molla dove è ornato da noduli, molla di due spire per lato a corda esterna, staffa triangolare traforata o chiusa.

H. Fibule a cerniera. Al loro interno si possono individuare due grossi gruppi, estremamente articolati ma la cui documentazione grafica e fotografica è spesso inadatta a una più precisa classificazione.

Associando alle fibule le tipologia dei reperti ceramici si sono quindi indicati 6 periodi storici.

SE VOLETE APPROFONDIRE L ARGOMENTO VI INVITIAMO ALLA LETTURA DELL ‘ARTICOLO PRESENTE SU ACADEMIA.EDU DI PAOLA PIANA AGOSTINETTI

https://www.academia.edu/resource/work/2362284

CELTI GOLASECCHIANI A SESTO CALENDE

Se ci affascina comprendere la civiltà dei Celti sorta sulle rive del lago Maggiore ed lungo il Ticino non possiamo perderci il museo di Sesto Calende e la storia dei ritrovamenti di questo territorio.

Tanti reperti archeologici , piccoli pezzetti di una vita passata , fatti da oggetti  semplici  riposti con cura ed amore dagli antichi Celti nelle tombe dei loro cari , sono ancora oggi la voce  di queste persone e ci aprono uno specchio sulle tante vite di allora . Sono anche la principale fonte  per la conoscenza della Cultura di Golasecca che,  tra i principali insediamenti protostorici con  maggiori concentrazioni demografiche dell’Italia settentrionale, si insediò a partire daI I millenio a. C. nella zona di confine tra la Lombardia occidentale e il Piemonte orientale, creando una cultura  celtica originale,  particolarmente  influenzata dagli etruschi e dai celti transalpini .

Essa attraversò diverse fasi che la condussero a partire dal IX ad una costante fioritura fin verso il V sec. A. C. per poi confluire nella cultura gallica insubre del periodo storico

Quasi tutti i reperti esposti, vasellame, utensili per l ‘ igiene e l’abbigliamento, oggetti di ornamento in metallo , ambra e coralli  provengono da necropoli nella zona compresa tra Golasecca, Castelletto sopra Ticino e Sesto Calende.  

Colpisce il visitatore  la Tomba del Tripode, del  VI sec a. C.,  sepolcro rinvenuto nella necropoli in zona Mulini Bellaria. Essa consiste nell’urna cineraria e nel  corredo funerario principesco  di una donna di alto rango. Peccato non conoscerne bene la sua storia se non attraverso gli oggetti che l ‘hanno accompagnata nel suo ultimo viaggio.

Situla celtico-golasecchiana al museo di Sesto Calende (Va)

Un altro elemento decisamente importante della raccolta è il collo di un bicchiere con leggibili iscrizione celtica in carattere nord etrusco basata sul cosiddetto “alfabeto di Lugano”

Iscrizione celtica in caratteri nord etruschi . Museo di Sesto Calende

La zona archeologica del museo comprende poi una esposizione di reperti di età precedente alla Cultura di Golasecca ed altri  posteriori che, dal periodo gallico, attraverso quello romano, giungono sino all’insediamento medievale di Sesto Calende.

Ricostru

I pezzi di epoca medievale esposti evidenziano una Sesto Calende fiorente,  sviluppata soprattutto intorno all’abazia di San Donato. Da qui provengono due plutei antichi, mentre altri preziosi oggetti sono giunti dalla collezione Bellini.

Il museo, nato nei primi anni del dopoguerra e ufficializzato nel 1954 dalla Sovrintendenza alle Antichità, nacque inizialmente come raccolta ed esposizione archeologica ma, successivamente, venne ampliato e in questi spazi si sono poi sviluppate una Pinacoteca ed un’area Naturalistica.  In quest’ultima è raccolta una preziosa collezione di fossili pliocenici ritrovati in massima parte a Cheglio di Taino, situato sulla riva varesina del Lago Maggiore. Il materiale è stato recentemente classificato e include differenti specie  vegetali e animali.

PER APPROFONDIRE SULLE SCOPERTE DEI CELTI GOLASECCHIANI NEL TERRITORIO DI SESTO CALENDE su accademia.eu:

https://www.academia.edu/resource/work/7076511

https://www.academia.edu/resource/work/7076484

https://www.academia.edu/resource/work/7085633

https://www.academia.edu/resource/work/7085633

https://www.academia.edu/resource/work/13068775

https://www.academia.edu/resource/work/38973189

https://www.academia.edu/resource/work/7751607

https://www.preistoriainitalia.it/ricerca/la-sacerdotessa-del-tripode-di-sesto-calende-e-le-sue-sorelle-donne-sacre-nella-cultura-di-golasecca/

ZIXU COLLANA MONOGRAFICA DI STUDI SUI CELTI GOLASECCHIANI:

https://www.interlinea.com/cerca.php?s=Zixu

Altri links:

https://www.academia.edu/resource/work/345116

IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI LECCO

Il Museo Archeologico, ospitato presso il Palazzo Belgiojoso a Lecco,  è un piccolo gioiello . Sono qui raccolti tanti reperti provenienti dagli scavi archeologici del territorio del lecchese che abbracciano in un ampio arco cronologico,  i seguenti periodi:

  • Paleolitico
  • Mesolitico
  • Neolitico
  • Età del rame
  • Età del bronzo
  • Età del ferro
  • Età romana
  • Alto Medioevo

Particolarmente interessanti sono i reperti dell’ epoca celtica  dalla prima età del ferro (sia golasecchiana che del periodo della cultura di La Tene )  fino alla piena integrazione nel mondo romano.

ETÀ DEL BRONZO

Cultura di Polada( età del bronzo 2200-1600 a.C.)- Ceramica dalle torbiere di Bosisio Parini

ETÀ CELTICA

CIVILTÀ DI GOLASECCA

Le vetrine lungo la parete destra della II sala contengono i materiali della prima età del ferro. Le testimonianze del lecchese seppur poco abbondanti testimoniano l’occupazione del territorio con villaggi sparsi. Nella prima vetrina sono esposti i materiali dell ‘abitato Rocca di Chiuso riferibili ad un periodo tra il IX e V sec a C. Presso questo sito il ritrovamento di materiali di convitto ha reso ipotizzabile la presenza di abitazioni con graticci di canne su cui veniva steso un impianto di argilla. È presente in questa vetrina una situla bronzea da Barzanò ed una parte del corredo non disperso di una tomba di Lecco Olate. Sono poi esposte brocche olle etc del periodo Golasecchiano oltre che a diversi monili di donna da una tomba di Pasturo

Ceramiche cultura di Golasecca
Fibule armille anelli penduli e pendagli del periodo Golasecchiana celtico
Situla bronzea, fibule ed anello del periodo Celtico Golasecchiano
Ricostruzione della ‘ abbigliamento di una donna del periodo Golasecchiano

LA TENE

Con l’invasione in epoca storica dei Galli nel Lecchese , si nota una continuità di occupazione dei centri alpini e prealpini, mentre nella Brianza sono presenti reperti solo del periodo della romanizzazione. Lungo la parete sinistra della II sala e le prime due della III sala , sono esposti corredi della seconda età del ferro scoperti ad Introbio. Tali oggetti evidenziano caratteristiche stilistiche della cultura di La Tene. I corredi di Introbio presentano varie armi, foderi e coltelli di Introbio /Lovere ( diffusi questi ultimi sull’ arco alpino fino alla Retia vedi https://archeologiagalliacisalpina.wordpress.com/2020/09/20/armi-dei-camuni-i-coltelli-di-lovere-e-introbio/) punte di lancia, un elmo di tipo Monfortino, due umboni di bronzo di uno scudo. Sono infine presenti corredi provenienti dalla Brianza di epoca tardo Lateniana e di romanizzazione del territorio

Materiale di epoca La Tene
da Barzio
Elmo di tipo monfortino, olpe a trottola, ceramica, cesoia, coltello tipo Introbio /Lovere, punte di lancia
Elmo monfortino gallico e cesoia
Armi celtiche La Tene B seconda metà del IV sec-prima metá del III sec a.C.
A sx coltelli tipo Introbio / Lovere , al centro
Armi Lateniane, le lunghe spade galliche, punte di lancia , cesoie
Spade, fibule , un frammento di un umbone con ricostruzione sullo sfondo del classico scudo dei Galli, due olpe a trottola
In primo piano umbone di scudo
Fibule e spade

Schede:

https://www.lombardiabeniculturali.it/reperti-archeologici/schede/G1010-00056/

http://www.lombardiabeniculturali.it/reperti-archeologici/schede/G1010-00292/

Ricostruzione di due donne insubri e di un guerriero celta

EPOCA ROMANA

Nella sala IV sono esposti i reperti di epoca Romana. Colpisce immediatamente un rilievo funerario del I sec a.C -I sec d.C.. sono poi presenti diversi reperti ceramici e della vita quotidiana

Rilievo funerario romano
Resti di pavimento musivo
Ceramica romana, un na fibula, un frammento di specchio del I sec .d.C
Frammento di specchio del I sec d.C.

Schede:

http://www.lombardiabeniculturali.it/reperti-archeologici/schede/G1010-00001/

http://www.lombardiabeniculturali.it/reperti-archeologici/schede/G1010-00002/

http://www.lombardiabeniculturali.it/reperti-archeologici/schede/G1010-00137/

EPOCA TARDO ROMANA/ GOTICA

Il percorso consente al visitatore di conoscere in maniera approfondita le diverse epoche, mettendo in risalto il grande numero di reperti archeologici ritrovati: dal sito di Rovagnate con tracce di insediamento dell’Uomo di Neanderthal nel Paleolitico, numerosi vasi di ceramica perfettamente integri e strumenti di selce risalenti all’età del Bronzo, che testimoniano l’esistenza di un insediamento palafitticolo nei pressi del lago di Pusiano e reperti della prima Età del ferro relativi in particolare alla civiltà di Golasecca.

Sono stati inoltre, realizzati tre plastici relativi a diversi ambienti medioevali:

  • l’interno di una fucina per la lavorazione del ferro
  • lo spaccato di una miniera
  • il grande edificio ostrogoto dei Piani di Barra sul Monte Barro.

Il Museo conserva anche un menhir istoriato proveniente dal piccolo comune di Ello e ospita una sala dedicata alla metallurgia, che caratterizza Lecco ed il suo territorio sin dal Medioevo.
Il museo è decisamente innovativo: accoglie il visitatore con un video che illustra sinteticamente la raccolta museale, offrendo così una visione d’insieme del percorso conoscitivo che si sta per intraprendere, durante il quale viene accompagnato da interessanti pannelli e ricostruzioni alla scoperta delle origini di Lecco e del suo territorio.

Dal 2022 non c’è più il ticket d’ingresso al Museo Archeologico, che diventa gratuito e consente anche di visitare il Museo Storico e il Museo di Storia Naturale, facenti parte del Polo Museale di Palazzo Belgiojoso.

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CATALOGO ALFABETICO DEI REPERTI E LORO SCHEDA:

https://www.lombardiabeniculturali.it/reperti-archeologici/istituti/1121/?current=1

VISITA VIRTUALE AL MUSEO

CARTA ARCHEOLOGICA DI LECCO

http://percorsoarcheologico.comune.brivio.lc.it/Provincia.html

LIBRI PER SAPERNE DI PIU’:

PEDIBUS COMPENSANDA EST MEMORIA: ANTICHI SENTIERI DAL LAMBRO AL SEVESO

SITI E RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI TRA LAMBRO E SEVESO ATTRAVERSO UN ANTICO SENTIERO

Passeggiare lungo gli antichi sentieri della Brianza alla riscoperta di tante tantissime vestigia del passato , spesso sconosciute al nostro sguardo. È la proposta di alternativa verde che ci accompagna in questo percorso con una guida precisa di tanti piccoli oggetti di epoca celtica romana e medioevale che ci raccontano la storia quotidiana dei “piccoli”. È anche l’occasione per chi abita vicino a Milano di fare una passeggiata nella bellissima Brianza.

Il sito ricostruisce e studia un antico sentiero che attraversava anticamente Desio,Lissone, Verano al Lambro Monza ( parco ):

Alcuni reperti archeologici ( vasi a trottola di epoca gallo romana ) provenienti dalla cascina Mondina di Biassono

http://www.alternativaverde.it/storia/strecc/traiduefiumibiassono.html

http://www.alternativaverde.it/storia/strecc/traiduefiumimonza.html

http://www.alternativaverde.it/storia/strecc/traiduefiumilissone.html

http://www.alternativaverde.it/storia/strecc/traiduefiumivaredo.html

http://www.alternativaverde.it/storia/PieveDesio/pieveindex.html

http://www.alternativaverde.it/storia/PieveDesio/pievePaderno.html

http://www.alternativaverde.it/storia/PieveDesio/pieveSeregno.html

BIASSONO :

http://www.alternativaverde.it/storia/strecc/traiduefiumibiassono.html

Spillone romano dalla Cascina S. Andrea di Biassono

MUSEO CARLO VERRI:

http://www.museobiassono.it/italiano/mostre/ViteEVinoInBrianzaDaiCeltiAlDOC/Pagina04.html

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Se avete la passione di camminare e con un po’ di immaginazione vi piacerebbe percorrere un ipotetico viaggio dalle terre insubri a quelle liguri vi suggerisco questo percorso:

https://sentierodeicelti.it/

I LIGURI E ROMA : PRESENTAZIONE DEGLI ATTI DEL CONVEGNO

Acqui Terme. Sabato 30 aprile alle ore 16.00, presso la Sala del Consiglio di Palazzo Levi, si torna a parlare di archeologia con la presentazione ufficiale del volume degli Atti del Convegno “I Liguri e Roma- Un popolo tra archeologia e storia” tenutosi ad Acqui Terme tra il 30 maggio e il 01 giugno 2019, e organizzato dal Comune di Acqui Terme tramite il Civico Museo Archeologico insieme alla Soprintendenza SABAPAL e all’Università degli Studi di Torino – Dipartimento di Studi Storici.

Il volume, veramente imponente, edito da Quasar (428 pagine) a cura di Silvia Giorcelli Bersani enoMarica Venturino, raccoglie integralmente gli interventi presentati in occasioni del Convegno, le comunicazioni inviate e gli estratti del dibattito conclusivo, permettendo la diffusione presso un vasto pubblico delle importanti giornate di studi acquesi.

Liguri e Roma atti del convegno

Per il Civico Museo Archeologico il Convegno, che aveva inaugurato l’importante mostra “Le ceneri degli Statielli. La necropoli dell’età del Ferro di Montabone” (terminata a dicembre 2021), è stato un momento davvero importante; lo ribadisce il Conservatore museale Germano Leporati che ci tiene a sottolineare: “siamo davvero molto orgogliosi di poter presentare qui ad Acqui un volume così importante, che mette in risalto il ruolo del Museo e  l’importanza del nostro patrimonio archeologico, ed evidenzia quanto realizzato negli scorsi anni dal punto di vista della ricerca e della divulgazione; aver collaborato con la Soprintendenza e l’Università degli Studi di Torino a questo importante incontro costituisce per l’archeologia acquese e per la città un motivo di orgoglio”.

All’incontro interverranno Egle Micheletto, già Soprintendente per le province di Alessandria, Asti e Cuneo,  e le curatrici del volume, Silvia Giorcelli Bersani, Professoressa Ordinaria di Storia Romana presso l’Università degli Studi di Torino,  e Marica Venturino, già funzionaria SABAPAL e curatrice della mostra “Le ceneri degli Statielli”, nonché del relativo volume, realizzato da Museo e Soprintendenza e presentato anch’esso presso la Sala Consigliare di Palazzo Levi nel febbraio 2020. ( Da settimanalelancora.it)

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I LIGURI E ROMA UN POPOLO TRA ARCHEOLOGIA E STORIA

Il volume nasce dall’esigenza condivisa di aggiornare, a quarant’anni dall’uscita di Fontes Ligurum et Liguriae antiquae (1976) e a quindici dalla mostra “I Liguri: un antico popolo europeo tra il Mediterraneo e l’Europa” (2005), il quadro delle conoscenze storiche e archeologiche sui Ligures e sul loro rapporto con Roma

A cura di: Silvia Giorcelli Bersani e Marica Venturino (con la collaborazione di Giordana Amabili)
Anno edizione: 2021
Collana: Studi e ricerche sulla Gallia Cisalpina, 29
Isbn: 978-88-5491-172-7
Materie: Archeologia
Formato: 21,5×28
Pagine: 425

Atti del Convegno Aqui Terme (31 maggio – 1 giugno 2019)

Sommario:

Presentazioni

Luisa Papotti

Gianluca Cuniberti

Lorenzo Lucchini – Germano Leporati

Ricordando Filippo        

I sessione: la documentazione archeologica

Filippo Maria Gambari, I Liguri tra Etruschi e Celti: la Liguria interna prima della romanizzazione 

Silvia Paltineri, Dinamiche del popolamento ligure dal Bronzo finale alla romanizzazione

Marica Venturino, L’identità nella morte. Le necropoli dei Liguri

Daniele Arobba, Sila Motella De Carlo, I Liguri. Aspetti economici e paleoambientali 

Mirella T.A. Robino, I Liguri Statielli tra identità e assimilazione nel mondo romano       

II sessione: la discussione storica

Michele Bellomo, L’espansione romana nella seconda metà del III secolo a.C. e il caso delle guerre liguri: tra ‘grande strategia’ e competizione nobiliare 

Mattia Balbo, Contare i Ligures: il contesto del trasferimento degli Apuani nel Sannio 

Elisabetta Todisco, Per un modello di organizzazione degli agglomerati secondari della regio IX augustea                                                                                                               

Michel Tarpin, La sententia Minuciorum: La procedura finanziaria come chiave dell’interpretazione territoriale                                                                                          

Francesco Mongelli, Forme di vita rurale nella Liguria romana di età imperiale              

Francesco Rubat Borel, La componente celtica nell’onomastica epicoria dell’epigrafia latina della Regio IX Liguria                                                                                                

Giovanni Mennella, La “Prìa scritta” di Cichero: una cultualità di Iuppiter nel Levante ligure  

Andrea Pellizzari, Liguri e Liguria nelle fonti letterarie e scoliastiche tardoantiche           

COMUNICAZIONI

Sila Motella De Carlo, Frascaro (AL) – località Cascina Brumosa: dati archeobotanici       

Stefano Marchiaro, Note sulla ceramica della seconda età del Ferro di Fossano (CN)     

Marina Giaretti, Marica Venturino, Elementi di costume ligure della seconda età del Ferro da Palazzolo Vercellese                                                                                    

Germano LeporatiReliqua desiderantur. Mancanze e osservazioni preliminari per un riesame del bronzo siracusano di Ierone II di provenienza acquese, nel contesto di Acqui preromana  

Alberto Carlevaris, Fra continuità e innovazione. La romanizzazione del Piemonte sud-orientale nel I secolo a.C. e il caso di Forum Fulvii   

Furio Ciciliot, Alcuni presunti toponimi romani acquesi in fonti anteriori al 1671 

Angela Pola, Importazioni falische in sepolture liguri. I più antichi vasi figurati falisci della necropoli preromana di Genova       

Simona Minozzi, Gloria Saccò, La necropoli ligure di Genicciola: nuovi dati bioarcheologici 

Ivan Repetto, La via Postumia tra Genova e Libarna. La funzione Least Cost Path di ArcGIS per una ricostruzione dell’antico percorso   

Michela Ruffa, Golasecchiani o Liguri? Una comunità composita a Gropello Cairoli (PV) 

Annamaria Carini, Borchie in bronzo dell’età del Ferro nel Piacentino: una moda etnica resiliente      

James Tirabassi, Nicolò Donati, Claudio Cavazzuti, Alcuni Liguri sulla Pietra di Bismantova alle soglie della romanizzazione: prime analisi dei corredi delle tombe e del profilo biologico dei cremati 

Roberto Macellari, Giada Pellegrini, Lucia Romoli, Valentina Uglietti, La signora della pietra: una Ligure alle soglie della conquista romana nel territorio reggiano. Storytelling e story-game ai Musei Civici di Reggio Emilia                                                                                                           

Silvia Landi, Emanuela Paribeni, Luca Parodi, Ivo Tiscornia, Ricerche intorno alla necropoli ligure di Pulica (Fosdinovo – MS)                  

Giulio Ciampoltrini, Paolo Notini, L’insediamento ligure apuano del Monte Pisone (San Romano di Garfagnana, Lu). Nuovi dati (e qualche ipotesi per i Friniates)         

Giulia Picchi, La Versilia fra III e II secolo a.C.: Liguri, Etruschi e Romani         

Discussione                                                                                                                               

Silvia Giorcelli Bersani, Conclusioni     

LA PIÙ ANTICA FONDERIA DI PADOVA

Da

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Articolo di Angelo Cimarosti( mi fa piacere riportare l ‘articolo anche perché Angelo è stato mio compagno di scuola al liceo Tito Livio di Milano)

Lo scavo della più antica fonderia della Padova Pre Romana: un’indagine sulle scoperte archeologiche in questura in Riviera Ruzante (nel laboratorio di Ponte di Brenta)

La più antica fonderia della Padova Preromana fu un ritrovamento archeologico avvenuto tra il 2000 e il 2001 durante i lavori di ammodernamento nel cortile della questura padovana, in Riviera Ruzante. La parte più interessante di quell’importante indagine, che individuò case in terra e legno della prima età del ferro (IX-VII secolo a.C.), fu però “prelevata” in un grande cassone per essere scavata in laboratorio in un momento successivo, e portata ai depositi del Museo Nazionale Atestino. Dopo 21 anni da quel salvataggio, che riuscì a identificare varie aree artigianali dedicate alla manifattura ceramica, alla tessitura,e alla metallurgia,  il grande cassone è ritornato in camion a Padova, ai laboratori di Archeologia del Dipartimento dei Beni Culturali del Bo, che si trovano a Ponte di Brenta, in via delle Ceramiche, evidentemente una strada dal nome azzeccatissimo.

https://youtu.be/VNY3917I4Jw

UNA NECROPOLI GALLO ROMANA VICINO A MAGENTA

Nel 2005, durante la costruzione della linea ferroviaria Alta Velocità, nella
tratta Novara-Milano2   grazie ad un meticoloso lavoro di sorveglianza  archeologica sui cantieri  dei sovrintendenti  , veniva messa in luce una necropoli tardoromana .

Ritrovamenti dalle tombe tardoromane

Allargando l’area degli scavi venivano man mano scoperte  anche tombe a cremazione romane del del I secolo d.C..  Il progressivo allargamento degli scavi evidenziava la presenza anche di tombe celtiche .

Resti di corredi romani del I sec.d.C.


Nonostante il carattere molto verosimilmente parziale del ritrovamento, considerando che le tombe celtiche  sono vicine al limite nordoccidentale dell’area che è stato possibile indagare e che l’ampio canale di età ancora successiva a quella romana passa proprio in questo punto intaccando alcune strutture, questa scoperta  permetteva comunque di
riportare indietro di alcuni secoli la prima frequentazione dell’area. Nulla sappiamo purtroppo – come accade spesso per le antiche comunità celtiche stanziate sul nostro territorio – della collocazione né delle dimensioni dell’abitato, probabilmente un pagus (villaggio) secondo le testimonianze degli autori antichi relative all’insediamento per
piccoli nuclei sparsi. Particolarmente suggestivo è il ritrovamento dei resti di una struttura lignea circolare interpretata come possibile luogo di culto.

Ritrovamenti della necropoli celtica
Resti di struttura circolare (luogo di culto?)

Il volume della sovraintendenza è un diario di viaggio di queste scoperte.

TRATTO DALLA COLLANA DELLA SOVRAINTENDENZA ARCHEOLOGICA DELLA LOMBARDIA:

http://www.archeologica.lombardia.beniculturali.it/index.php?it/196/collana-di-archeologia-preventiva.

LE PIU RECENTI SCOPERTE ARCHEOLOGICHE IN LOMELLINA E VIGEVANO

Un aggiornamento sulle importanti ricerche e studi archeologici degli ultimi vent’anni relativi al territorio della Lomellina e di Vigevano.

Quando: il 18/12/2021 dalle 10:30 alle 12:00

Dove: Museo Archeologico Nazionale di Lomellina in Vigevano – Castello Visconteo – Sforzesco di Vigevano.

Gli Atti raccolgono le ricerche di nove illustri archeologhe e di un Accademico dei Licei su vasti e approfonditi argomenti come le dinamiche del popolamento tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro in Lomellina; i centri egemoni di Gropello e Garlasco nella Lomellina dell’età del Ferro; i guerrieri liguri di Garlasco tra età del Bronzo e romanizzazione; la cultura materiale legata ai modi di vita ed ai commerci come emersi dallo scavo di Villa Maria di Gropello; le sorprendenti decorazioni parietali di tipo pompeiano dalla villa romana di Santo Spirito di Gropello Cairoli; la preziosità e l’originalità del vetro romano in Lomellina; le ascendenze colte della coroplastica in Lomellina; i reperti archeologici della necropoli longobarda di Gambolò-Belcreda; infine, il contributo archeologico della Lomellina alle Collezioni Civiche Milanesi.

MUSEO ARCHEOLOGICO DELLA LOMELLINA

https://museilombardia.cultura.gov.it/musei/museo-archeologico-nazionale-della-lomellina/

Tesoretto di Antoniani scoperto nel 1978 a Morsella ora nel museo di Vigevano. Io e mio papà abbiamo partecipato con il gruppo archeologico Milanese alla scoperta

IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI GAMBALÒ

IL MUSEO ARCHEOLOGICO LOMELLINO

APPROFONDIMENTI :

LA COPPA DIATRETA TRIVULZIO

Il Museo Archeologico di Milano è un piccolo gioiello, conosciuto poco ma ricco di importanti reperti che spaziano dall’epoca etrusca a quella altomedievale. Nella sala dedicata all’epoca romana, insieme a busti e reperti provenienti da abitazioni private, in una vetrina illuminata da una luce proveniente dalla parete, spicca una piccola coppa in vetro: è la Coppa Trivulzio, il simbolo del Museo.

La coppa appartiene ad un gruppo di manufatti rari e di lusso prodotti all’interno di officine specializzate soprattutto in Germania, Italia Settentrionale, Illiria e in Oriente[1]. È uno dei migliori esemplari dei vasa diatreta: il vetraio fondeva o, più probabilmente, soffiava la forma grezza di vetro incolore o, a volte, colorato all’interno di uno stampo e poi intagliato. A lavoro ultimato l’intaglio appariva completamente staccato dal corpo del vaso, a cui era unito per mezzo di ponticelli[2].

Coppa DIATRETA museo archeologico di Milano

La coppa del Museo Archeologico di Milano è stata rinvenuta il 9 giugno 1675 nel territorio di Castellazzo Novarese (NO) e venduta, nel 1777 dall’antiquario Dardanoni, all’abate Carlo Trivulzio, importate collezionista milanese, a cui si deve il nome della coppa[3].

Fino alla seconda metà del secolo scorso, si credeva che la maggior parte di questi manufatti fossero stati prodotti intorno al III-IV sec. d.C. Il cambiamento di rotta avvenne a seguito di scavi condotti a Nimega (Olanda) e a Begrām (Afghanistan): vennero alla luce due bicchieri lavorati «a giorno» messi in relazione ad oggetti datati a circa il I sec. d.C.

L’anno successivo, consapevole dell’importanza dell’oggetto, l’abate scrisse le Osservazioni di Carlo Trivulzio Patricio Milanese intorno un’antica tazza di vetro: manoscritto in cui descrive la coppa, le notizie riguardo la scoperta e i vari passaggi di proprietà. La diatreta divenne sempre più famosa perché venne inserita in una delle note all’edizione milanese (1779) della Storia delle arti del disegno presso gli antichi di Winckelmann[4].

Fig. 2. Coppa Trivulzio (Ph. Chiara Romano)

La diatreta (fig. 2), acquistata dal Comune di Milano nel 1935, è in vetro incolore, verde smeraldo, nocciola e azzurro ed è ornata da una rete di cerchi tangenti; i punti di contatto sono decorati con motivo a croce. Al di sotto dell’orlo, in una fascia non interessata dalla rete, corre l’iscrizione BIBE VIVAS MVLTIS ANNIS (“bevi, che tu possa vivere molti anni”). Questa tipologia di iscrizioni si trova anche su altri esemplari, il che suggerisce un uso come recipienti per il vino; altri casi, invece, dovevano essere sospesi con catenelle ed utilizzati come lucerne.

Data la rarità e il lusso di questi oggetti, è verosimile che fossero utilizzati nell’ambito della corte imperiale tardo antica o in cerimonie cultuali[5].

Note:
[1] Guida p. 89.
[2] Da Treccani s.v. Diatreti, vasi e Guida p. 89.
[3] Guida p. 89.
[4] Guida p. 90.
[5] Guida p. 90.

Tecnica di lavorazione

Glossario:
Diatreta: dal latino diatretus, traduzione del termine greco διάτρητος, “forato” o «perforato», è usato per indicare la tecnica con cui si realizzava nell’antichità un tipo particolare di vasi in vetro decorati «a giorno» (Enciclopedia Treccani, s. v.).

LE ALTRE COPPE DIATRETE

Il calice di Milano è l’unico pervenuto a noi interamente integro. Le altre otto coppe diatrete sparse per il mondo sono: la Piesport-Niederemmel (Rheinisches Landesmuseum di Trier, Germania); la diatreta di Colonia (Germania), la Coppa Cagnola (Museo Civico di Varese); la coppa di Monaco di Baviera (Munich Staatliche Antikensammlungen, Germania); la coppa Licurgo (British Museum di Londra, UK); il “Netzbecher” di Daruvar (Viennaal Kunsthistorisches Museum, Vienna, Austria); la diatreta del Corning Museum of Glass nello stato di New York (USA); la Constable-Maxwell Cup (collezione privata, Qatar); la coppa Komini II (Heritage Museum of Plijevlja, Montenegro). Ne esisteva una decima, la coppa Hohen-Sülzen di Mainz, purtroppo andata perduta nel 1945

Un altro esemplare tardoimperiale di coppa diatreta .museo Montenegro

Bibliografia:
Guida alla sezione “Milano Antica (V secolo a.C – V secolo d.C)”, Civico Museo Archeologico, 2008, Milano.
Enciclopedia Treccani: s.v. Diatreti, vasi

Da osservarcheologia.eu

QUADERNI DI ARCHEOLOGIA VERCELLI E NOVARA .

Le scoperte archeologiche nel Piemonte orientale nei quaderni di archeologia del 2017