UN VILLAGGIO DI IRRIDUCIBILI LEPONTI COME IN ASTERIX.

Nel 50 avanti Cristo tutta la Gallia è occupata dai Romani… Tutta? No! Un villaggio , abitato da irriducibili Galli resiste ancora e sempre all’invasore. E la vita non è facile per le guarnigioni legionarie romane negli accampamenti ..”. Questo è l ‘incipit che precede tutte le avventure a fumetti di Asterix il Gallico, storie che neanche a dirlo hanno acceso la mia fantasia. René Goscinny e Albert Uderzo, crearono le strisce a fumetti dove un piccolo e orgoglioso guerriero gallo dall’elmo alato, con casacca nera e pantaloni rossi, un paio di baffi resiste agli invasori.
Ho parlato del mio fumetto preferito per inserire gli studi su un piccolo villaggio LEPONTICO che è riuscito a mantenere per lungo tempo almeno fino ai Gordiani nel II sec d.C le sue tradizioni seppur all’interno di un mare ormai Romano. Si tratta del villaggio di altura di Marano.

Qui di seguito troverete uno stralcio dell’ articolo originale che potete leggere nella sua forma originale dal titolo ” CONTINUARE A SENTIRSI LEPONTI NEL VASTO IMPERO ROMANO – FULVIA BUTTI”

su accademia.edu al seguente link :

https://www.academia.edu/resource/work/34763280


<< L’incontro tra il nascente impero romano ed i Leponti fu all’inizio superficiale e non presenta differenze così significative del costume funerario se non quelle che rispecchiano i mutamenti storico-sociali in corso alla fine del II secolo aC.
Possiamo desumere che i rapporti fra Leponti e “stranieri” Romani inon siano stati particolarmente profondi: risultano gestiti dalle elites, che si limitano ad usare i prodotti importati ed esibiscono nei loro corredi tombali raffinato vasellame di provenienza italica come segno di prestigio. Gli uomini, che si “presentano nelle tombe ancora come guerrieri, dotati di armi (spada e lancia), non appaiono intaccati nella loro identità.

Tale situazione ha un prima netta svolta attorno al 40-20 a.C. quando le testimonianze di cultura materiale sono chiaramente “romane”: probabilmente in questa fase la popolazione vive “alla romana, sia perché gli oggetti d’uso sono quelli comunemente diffusi, sia perché doveva avere adottato usanze “importate”, come quelle relative alla toilette nelle tombe compaiono infatti balsamari che testimoniano l’impiego di profumi ed oli, e vengono deposti specchi.

Ma il vero mutamento “interiore” è ancora successivo, solamente infatti in età augustea gli uomini non vengono più sepolti armati, rinunciando così all’antico modello del guerriero, e non adottano più il tradizionale mantello. fissuto con la vistosa fibula “Ornavasso”, tipica del loro territorio (MARTIN-KILCHER 1998, pp. 234-238). Penso che solamente in questo momento si possa dire sia effettivamente completato il processo di romanizzazione. quando cioè i notabili si identificano nei nuovi modelli romani



Questa fase cruciale della romanizzazione dovette essere comunque articolata e variamente sfumata, poiché ad esempio ad Ornavasso gli uomini continuano per più tempo rispetto a Locarno a vestirsi “all’antica”. Ancora più tradizionaliste appaiono le donne che, sulle sponde del Verbano settentrionale, sono molto più restie dei mariti ad aprirsi ai nuovi influssi e conservano fino oltre la meta del I secolo. d.C. I valori tradizionali della loro terra (MARTIN-KILCHER 1998, p. 138)

Il processo di romanizzazione si potrebbe perciò dire concluso con relativa velocità, e l’epigrafe di La Turbie, in cui i Leponti compaiono fra le popolazioni alpine conquistate, costituirebbe anche il loro epitaffio funebre: proprio quando vengono alla ribalta” della storia citati nell’imponente monumento che celebra l’impresa militare del 15 a.C., essi si annullano rapidamente nel grande impero romano. Infatti i materiali tombali non si distinguono sostanzialmente da quelli cisalpini, anche se si notano differenziazioni fra la parte orientale e quella occidentale (Xe XI Regio), e anche se all’interno di quest’ultima sono state evidenziate caratteristiche specifiche del “comprensorio del Verbano”


La piccola necropoli di Madrano, presso uno degli accessi al passo del San Gottardo e non distante dall’attuale traforo, è per vari aspetti interessante (BUTTI RONCHETTI 2000). Il primo aspetto è proprio questo, la sua posizione in ambito alpino, cioè in un territorio completamente diverso, ma complementare a quello delle numerose tombe del Locarnese che, con la loro alta concentrazione e con la bellezza e ricchezza degli oggetti deposti (anelli, vetri, bronzi, ecc.), avevano dominato “la scena dell’archeologia ticinese e rappresentato “ufficialmente” la romanità del Canton Ticino.
Le tombe di Madrano, anche se solo quindici, documentano una realtà in parte differente da quella lacuale. Le diversità erano ovviamente già intuibili a priori, ma proprio il confronto fra le due situazioni permette di conoscere meglio il mondo antico.

Un secondo aspetto è quello del rito funerario adottato, l’inumazione invece della cremazione, che viceversa diventa dominante o esclusiva in pianura. Oltre ad un valore intrinseco già di per sé significativo, questo rito offre il vantaggio di conservare la disposizione originale degli oggetti sul cadavere ed all’interno della tomba (fig. 1). rendendo così fruibile un interessante serie di dati, primo fra tutti la ricostruzione di come era vestito il defunto (MARTIN-KILCHER 1993).

La “novità” emersa dalla ricerca della professoressa Martin- Kilcher è proprio quella di superare il dato archeologico per fornire aspetti di vita antropologici; la studiosa ha appurato in primo luogo che i morti erano vestiti come i vivi ed è riuscita, tramite il confronto con alcuni rilievi pervenutici, a individuare l’abbigliamento in voga, nel quale sorprendentemente rimangono in uso abitudini ed oggetti di antica tradizione .



Un altro aspetto è quello dei materiali rinvenuti: anch’essi si discostano in parte da quelli della pianura e forniscono ulteriori elementi conoscitivi. Mentre le suppellettili ceramiche e vitree sono con ogni probabilità di produzione regionale, è attestato un consistente gruppo di materiali di importazione, vasi e fibule transalpini. Inoltre compare tra i reperti un particolare tipo di fibula quella di “Mesocco” (CRIVELLI 1958-1959, tipo C), su cui è necessario soffermarsi. E un ornamento massiccio di ragguardevoli dimensioni, che raggiunge anche i 16 centimetri di lunghezza , portato in coppia sulle spalle dalle donne per fissare la “sopratunica” (corrispondente al peplo), un rettangolo di stoffa che avvolge il corpo (fig. 5). Certamente di produzione locale. ne possiamo all’incirca delimitare la diffusione ai Grigioni, Canton Ticino, Valli Ossolane ed Alto Vallese. In quest’ultimo ne era presente un atelier produttore, poichè a Brig/Waldmatte, ne sono stati rinvenuti due pezzi non ultimati (PACCOLAT 1998a, p. 88) ed all’interno dell’ambito sopra definito questa spilla raggiunge picchi di alta concentrazione (ETTLINGER 1973, p. 46).

Siamo in grado anche di tratteggiarne la genesi, già la Ettlinger infatti (ETTLINGER 1973, p. 51) aveva individuato una forma intermedia fra la Misorerfibel e la Knotenfibel (rispettivamente forme Ettlinger 7 ed Ettlinger 8) di cui più esemplari provengono da Ornavasso e dal Locarnese (fig. 6). Essi sono ornamenti più raffinati rispetto ai successivi, poiché conservano ancora la staffa traforata ed i noduli sull’estremità dell’arco, sono in argento e normalmente di piccole dimensioni, anche se qualche esemplare supera i 10 centimetri (SIMONETT 1941, Liverpool u tomba 33, n. 13: ETTLINGER 1973, tav. 24, n. 1), ma presentano già l’arco piatto come sarà caratteristico nella “Mesocco”, Altri pezzi provengono da Coira (SIEGFRIED-WEISS 1991, pp. 141-142, tav. 51, n. 3) (fig. 7) e da Gamsen (Vallese). All’età angustea si data la maggior parte dei rinvenimenti sopra citati ed in quest’epoca dobbiamo collocare perciò la nascita della Misoxerfibel. 1 secoli di maggiore concentrazione sono il I-II, ma la sua durata è sorprendente, poiché è ancora presente, successivamente, nella necropoli di Arcegno (tomba 61) (fig. 8) associata a monete di Gordiano III, e nel Vallese (PACCOLAT 1997, p. 33, fig. 15, tomba 89/3)………>> .

Possiamo dire che ancora ai tempi dei Gordiani resistevano tradizioni specifiche identificative della cultura dell’ ‘antica area insubres -lepontica

IL MUSEO ARCHEOLOGICO DELLA LOMELLINA DI VIGEVANO -DAI CELTI AI ROMANI. IL CATALOGO “NON UFFICIALE”.

DAI CELTI AI ROMANI . IL CATALOGO NON UFFICIALE DEL MUSEO ARCHEOLOGICO DELLA LOMELLINA

Il “Quasi Catalogo”o il “Catalogo non ufficiale” del Museo Archeologico della Lomellina di Vigevano è nato dalla nostra passione e dalla volontà di fornire ai visitatori ed agli appassionati una breve guida delle preziose testimonianze scoperte  nella Lomellina e custodite in una meravigliosa cornice che è il castello Visconteo. (Alessandro Guerri)

IL MUSEO

Il Museo Archeologico del Castello Visconteo Sforzesco di Vigevano è un’importante istituzione culturale della Lombardia, che custodisce una ricca collezione di reperti archeologici provenienti dalle necropoli lomelline di epoca tardo celtica, La Tène e romana. Il percorso espositivo, che prende avvio dal suggestivo spazio con interni coperti da volte a crociera, offre al visitatore la possibilità di ammirare oggetti di uso quotidiano, ma anche statuine a tuttotondo e appliques per letti funebri, che conferiscono unicità ai corredi lomellini.

Le prime tracce di popolamento nella zona risalgono al Mesolitico e al Neolitico, ma sono nell’età del Bronzo e del Ferro, in cui si afferma la cultura celtica, e soprattutto in età romana che le testimonianze diventano progressivamente più abbondanti. In questo periodo, compreso tra la seconda metà del II sec. a.C. e la fine del I d.C., si assiste alla massima fioritura di insediamenti in questo territorio, come dimostrano l’abbondanza e il grande interesse dei ritrovamenti, in cui predomina il rito funerario della cremazione.

Tra i corredi esposti, significativa è la tomba di guerriero da Valeggio-cascina Tessera e il ricco corredo femminile con vaso a trottola e fibule da Dorno-cascina Grande. Si possono anche ammirare un corredo maschile proveniente da Tromello e uno femminile da Dorno, nel quale fanno comparsa i primi manufatti in vetro soffiato (balsamari, olpai, bicchieri, coppe), il vasellame in vernice nera e in terra sigillata che documentano la fase della romanizzazione. L’olpe sostituisce il vaso a trottola. La piena età romana è illustrata da questi corredi, esposti in ordine cronologico da Dorno, Zinasco, Vigevano, Gropello Cairoli. Particolarmente significativa la tomba a cassetta di laterizi proveniente da Zinasco Nuovo.

Nella sezione dedicata alla coroplastica, si possono ammirare statuine a tuttotondo, appliques per letti funebri, in bassorilievo o a tutto tondo, che conferiscono unicità ai corredi lomellini. E’ esposto anche un frammento di stele funeraria a edicola, iscritta, della seconda metà del I sec. d.C. dall’abbazia di S. Pietro a Breme, un reperto raro per la Lomellina.

Il Museo Archeologico è ubicato all’interno del complesso architettonico del castello Visconteo Sforzesco di Vigevano, nella terza Scuderia Ducale, attribuita a Leonardo da Vinci (1490) che, come ingegnere ducale, intervenne nel castello e nelle campagne vigevanesi, dove affrontò il problema della regolamentazione delle acque.

link :https://www.artribune.com/turismo/2022/09/vigevano-castello-sforzesco-museo-lomellina/

LOMELLINA: i siti dei ritrovamenti -pannello esplicativo del mueso archeologico della Lomellina di vigevano

ETA’ DEL BRONZO

Goliere ed Armille vedo figura qui sotto per la descrizione
RIPOSTIGLI DEL TERRITORIO DELLA LOMELLINA ( MUSEO ARCHEOLOGICO LOMELLINA VIGEVANO)


1 Ripostiglio di asce a margini rialzati in bronzo a vari stadi di lavorazione e
diversa percentuale di rame

Pieve Albignola. Bronzo Antico (2200-1700 a. C.)

(Deposito del Civici Musei di Pavia)



2 Ripostiglio di bronzo comprendente goliere e collari a capi aperti, armille a
spirale e un’ascia a flabello
Robbio Lomellina. Bronzo Antico-Medio (XVII-XVI secolo a. C.)


(Deposito del Civici Musel di Pavia)


3 Ripostiglio di pani di rame per fusione Evidenti i segni del prelievi per analisi condotte nel 1923 Semiona. Bronzo Recente (Xil secolo a. C.)


4 Ripostiglio di bronzi comprendente anello, pinzette, pugnale. spilloni e panelle per fusione Gropello Cairoli, Santo Spirito, Inizi Bronzo Recente (Xil secolo a.C.)

ETÀ DEL FERRO

L’inizio della prima Età del Ferro in Italia settentrionale è convenzionalmente fissato al 900 a.C. e si conclude al momento della storica invasione gallica del 388 a.C.

In questo periodo la Lomellina, occupata dal popolo dei Laevi rientra nell’ambito della cultura “protoceltica” di Golasecca, che si estendeva sull’area compresa tra Adda e Sesia, la regione dei laghi a nord e il corso del Po a sud in continuità con il Bronzo Finale e il periodo precedente .

Sembra di assistere però nella fase iniziale della prima Etá del Ferro (IX-VIII secolo a.C.) uno spopolamento della bassa pianura, come testimoniato dai pochi rinvenimenti relativi a questo periodo. Tale spopolamento è forse legato al cambiamenti climatici che, con l’aumento della piovositá hanno comportato un dissesto idrogeologico della pianura, insieme a fattori politici e sociali che hanno impedito il formarsi di realtà de- demografiche importanti 

Con il Vil secolo a.C. territorio assume nuova importanza, grazie all’esistenza di una rete di traffici attivata dagli Etruschi che, dalle coste della Liguria, per correndo la direttrice del Ticino, raggiungeva Lago Maggiore, dove era situato il principale centro golasecchiano, e da li le comunità transalpine.

L’importanza di questa direttrice risulta ben evidente a partire dal VI secolo a.C e la  ceramica d’importazione rinvenuta a Lomello insieme al vasellame metallico ritrovato a Dorno e Garlasco confermano l’inserimento del territorio lomellino in una rete di scambi di ampio portata legati all’ampliamento del centri etruschi della pianura padana e alla fondazione di un emporio etrusco a Genova alla fine del VI secolo a.C.

Durante V secolo o.C. sorgono nuovi pic- coli centro  in tutta la Lomellina e acquisisce sempre più importanza l’abitato di Gropello Cairoli Santo Spirito. Questo crescita è cetamente favorita dalla nascita di Milano, che determina la creazione di nuove dinamiche commercial lungo una direttrice nord-sud in direzione di Genova: l’abitato a Santo Spirito. era posto proprio su percorso che da Milano. lungo to vale Scrivia, raggiungeva Genova.

PRIMA ETÀ DEL FERRO- CIVILTÀ PROTOCELTICA DI GOLASECCA

Reperti celtici civiltà di Golasecca da Groppelo Cairoli Santo Spirito VI-Vsec.aC
1 tazza monoansata 
2 scodella a urlo cordonato 
3 coppa a orlo cordonato 
4 olletta 
5 bicchiere a tulipano 
6 bicchieri decorati 
7 presa  di coperchio 
8 olla ovoide
9 Olla con la spalla 
10 olla decorata 
11 brocca decorata 
12 olla con decorazione 
13 fibule 
14 borchie 
15 pendagli
16-fibula a drago in bronzo
17 Fibule a sanguisuga
18-19 parti terminali di staffa di fibula
20 strumento da toilette in bronzo
Vedi sopra MUSEO ARCHEOLOGICO LOMELLINA VIGEVANO

L’ABITATO DI GROPPELO CAIROLI

L’importante abitato di Gropello Cairoli era localizzato sull’altura di Santo Spirito creata dai depositi alluvionali del Ticino sul margine destro del fiume in una posizione favorevole al controllo del territorio.

A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso l’altura è stata destinata a cava di sabbia e tali lavori hanno completamente asportato i depositi archeologici. I controlli durante le escavazioni hanno consentito, però, l’individuazione di un insediamento di circa cinque ettari di estensione.

L’abitato, formatosi nel corso dell’VIII secolo a.C., crescerà d’importanza nel VI e soprat- tutto nel V secolo a.C., come conseguenza dell’incremento dei commerci dell’Etruria con i paesi a nord del Po e le regioni alpine.

L’abbondante materiale ceramico raccolto documenta la compresenza di elementi golasecchiani nella ceramica fine, e lo sviluppo di forme locali e di aspetti formali della tradizione ligure nella ceramica grossolana.

I resti delle strutture individuate, realizzate con palizzate lignee e argilla, permettono di ipotizzare l’organizzazione interna dell’abitato. dove l’area insediativa, affacciata sul Ticino, era chiusa da un fossato che attraversava l’altura nel punto di minor larghezza e nei cui pressi, fuori dal centro, era localizzata una zona artigianale, documentata da un’officina per la lavorazione del bronzo.

Mancano dati certi sulla presenza di una necropoli, ma alcuni indizi inducono a ipotizzare che fosse in posizione arretrata rispetto al nucleo insediativo/produttivo.

Le attività quotidiane sono testimoniate da macine, rocchetti, fuserole, pesi da telaio e dai frammenti di piastre in argilla forate relative a piani di cottura mobili.

L’abitato di Santo Spirito. localizzato in una posizione privilegiata in un sistema di comunicazioni stradali e fluviali, riveste dunque durante la media Età del Ferro il ruolo di centro egemone sul territorio, forse insieme a Garlasco. L’altura continuerà ad essere occupata anche durante la seconda Età del Ferro

LINKS:

https://www.academia.edu/resource/work/94904863

https://www.academia.edu/resource/work/41387722

https://ipotesidipreistoria.unibo.it/article/view/10311

SECONDA ETÀ DEL FERRO-EPOCA GALLICA

Da ARSLAN -LOMELLINA NELLA SECONDA ETÀ DEL FERRO:

Un inquadramento della situazione del pavese e in particolare della Lomellina all’inizio della latenizzazione, nella seconda età del Ferro, appare oggi, dopo il riconoscimento della celticità, almeno linguistica, dei Liguri, molto più agevole che in passato.

La lettura delle fonti operata dal Gabba nel 1984 (1) trova ora una chiarezza prima non facile da riconoscere (2). I Laevi (i Laci di Polibio (3)) sono per Livio (4) popolazione ligure (mentre per Poli- bio (5) sono celti), collocata a Nord del Po, inco- lentes circa Ticinum flumen. Sull’altra riva sono gli Anares. Ad essi si sovrappone una popolazione di origine gallica, i Marici

Oggi non possiamo più dubitare che i due gruppi abbiano potuto collegarsi sulla base di comuni premesse etnico-linguistiche, come certamente è avvenuto alla fine del V secolo in molte altre aree “celto-liguri” della Cisalpina. 1 Laevi avevano par- tecipato, nel corso della prima età del Ferro, all’elaborazione e allo sviluppo delle Culture cosiddetta di Golasecca. I Marici portavano gli stimoli culturali delle culture lateniane d’Oltralpe. In altri termini, nel corso della seconda età del Ferro, si è sviluppata in Lomellina e nel Pavese una cultura lateniana su sostrato celto-ligure-golasecchiano, con due gruppi uniti (fusi?), che “condidere Ticinum non procul a Pado” (6)

Se il Po rappresenta, dal IV secolo a.C. (7), una delimitazione territoriale molto precisa, oltre la quale sono gli Anares, in tutte le altre direzioni, verso gli altri gruppi prima celto-liguri, poi celti co-lateniani, i confini appaiono molto vaghi. Ciò in particolare per la prima fase, dei Laevi golasecchiani, la cui collocazione areale ci sfugge completamente, ma anche per la seconda età del Ferro, con i Laevi Marici latenizzati, che mal si distinguono da Vertamocori, Salluvii, Libui. Così come, oltre il Ticino, appare difficile individuare il confine con il gruppo insubre (8). Dagli Insubres, infine, i Laevi-Marici risultano dipendere nel III seco- lo a.C., se non da epoca precedente. Quindi, in questa sintetica trattazione, si preferisce riferirsi all’attuale realtà territoriale della Lomellina, ben sapendo come essa appaia in gran parte artificiale, legata più alle vicende storiche moderne che a quelle antiche (9).

Un corretto inquadramento delle vicende della Lomellina nella seconda età del Ferro non può così prescindere dai precedenti della prima (10), in quanto proprio nel sostrato golasecchiano dei Laevi è da riconoscere la premessa delle specifici tà nelle epoche successive.

L’area, come si è detto, è collocata, nella prima età del Ferro (11), in un ampio spazio culturale, com- plessivamente definibile come “Golasecchiano”, ma con sensibili differenziazioni locali.

Nella Lomellina ci è possibile, infatti, riconoscere, nella documentazione materiale, caratteri specifi ci, sia nelle ceramiche, che nell’ornamentazione personale (ad esempio nel gigantismo delle fibule, che nel tempo resterà un motivo costante, fino alla romanizzazione). Tali specificità, che devono esse- re verificate in parallelo con le specificità degli altri comparti golasecchiani, nell’analisi dei quali forse talvolta si insiste più sulle concordanze che sulle discordanze, rendendo meno facile una lettu ra in termini “storici”, vengono messe in rapporto con la più facile apertura di questo territorio ai condizionamenti (persone, materiali, idee) di pro- venienza etrusca (12), se non più lontana, fino alla Daunia (13). Condizionamento giustificato dalla collocazione della Lomellina lungo uno degli assi di penetrazione principali dal Mediterraneo, dalla Liguria marittima alla Padania, all’Europa conti- nentale.

articolo completo su accademia.edu al link:

https://www.academia.edu/resource/work/16487214

Altri links:

I guerrieri di Garlasco e Gesati- ARSLAN:

https://www.academia.edu/resource/work/70818160

https://www.academia.edu/resource/work/14784071

REPERTI CELTICI DA RITROVAMENTI SPORADICI AREA LOMELLINA II-I sec. a.C

MUSEO ARCHEOLOGICO LOMELLINA VIGEVANO

1 Padella tipo monfortino e brocca ovoide carenata in bronzo Tromello

2 Dracma padana Tromello S.Stefano

3. Strigile in bronzo -Tromello S.Spirito

4 Fibule di tipo pavese in Bronzo da Scaldasole

5 Armille in bronzo decorate ad occhi di dado deformate dal rogo Valeggio Lomellina cascina Tessera

6 Armilla a larga fascia in bronzo decorata ad occhi di dado. Rosasco frazione Rivoltella

7 Ciotola treppiede in ceramica da Mortara, Sabbioni

8 Vaso piriforme, decorato o linee in rilievo Lomello, S.Giovanni Doria

9 Ciotolina troncoconica miniaturidica Garlasco , Bozzole, cavo Striello

10 Ciotola e olla decorate a incisioni
Garlasco, Bozzole, cavo Striello 

11 imboccatura di vaso a trottola con iscrizione sinistorsa graffita ESOPNOSKEPI Garlasco, Bozzole

12 Olette decorate a incisioni Groppelo Cairoli

13 Frammenti di armille in vetro fuso blu e porpora Gropello Cairoli Santo Spirito

14 Fondo di patera con iscrizione 

Graffito  ERIPOCHIOS Groppelo C. vigna Garaldi
ERIPOCHIOS N11
In primo piano fibule tipo pavese n 4- strigile in Bronzo n3 -dracma padana n2
Ollette da Groppelo Cairoli n12
Frammenti di braccialetti di vetro celtici n13

NECROPOLI CELTICHE DELLA SECONDA ETA DEL FERRO-LOMELLINA

NECROPOLI DELLA SECONDA ETA DEL FERRO – MUSEO ARCHEOLOGICO LOMELLINA VIGEVANO)


VIGEVANO, LOCALITÀ RONCHI, NECROPOLI A INCINERAZIONE
Tomba 33. Sepoltura femminile. Prima metà I secolo a. C.



1 Fusaiola decorata a incisioni 
2 Fibula in bronzo


3 Armilla in vetro biancastro rifuso dal rogo

4 Patere a vernice nera

5 -6 Tegame in impasto semidepurato

6 Ciotola a orlo rientrante e ciotola-grattugia troncoconica

7 Patere deformate durante la cottura 

8 Olette decorate a impressioni e a incisioni

DINTORNI DI VIGEVANO
Materiale sporadico da contesti tomball. II-I secolo a. C.

9 Ciotoline con fondo ombelicato Provenienza non precisable

10 Bicchiere miniaturistico
Località Ronchi

11 Ciotolina e bicchiere di piccole dimensioni
Provenienza non precisabile 

12 Cuspidi di lancia in ferro
Località Monte Oliveto 

13 Spada a codalo in ferro, con resti del fodero,deformata
Località Monte Oliveto 

14 Coltello in ferro
Località Monte Oliveto 

15 Cesole in ferro
Località Monte Oliveto

16 Strigile in ferro
Località Monte Olivato
NECROPOLI DELLA SECONDA ETÀ DEL FERRO
VELEZZO LOMELLINA, LOCALITA’ PIEVE necropoli a cremazione

Tomba 59. Sepoltura maschile, Inizio I secolo a.C
1 Coltello in ferro con resti di legno sul manico
2 Asse repubblicano in bronzo, consunto D/Giano bifronte. R/ Prua di nave
3 Anello di sospensione in bronzo
4 Cesoie in ferro con resti di tessuto mineralizzato
5 Patere acrome, imitazione della ceramica a vernice nera
6 Vasi a trottola decorati a fasce sovradipinte
7 Ciotole troncoconiche con orlo a tacche impresse
Ciotole carenate
9 Ciotole a orlo rientrante
10 Ciotola troncoconica
11 Olletta ovoide Tomba 14. Prima metà I secolo a. C.
12 Ciotola treppiede
13 Ciotola carenata
14 Olletta lenticolare
Olpi a trottola vedi sopra
GARLASCO tombe celtiche GARLASCO , necropoli ad incenerizzazione


Tomba 1  femminile III sec a.C
1 Fuseruola decorata a placche incise

2 Ciotola troncoconica e ciotolina in impasto grossolana 

3 Olla globulare
4 Brocca biconica con orlo a beccuccio cilindrico obliquo

Tomba 1a
5Armilla a due giri in bronzo e anello di sospensione in ferro entrante 

6 ciotola ad orlo rientrante e ciotolina troncoconica
7 Oletta globulare
8 Oletta situliforme decorata a impressioni


Tomba 28. Sepoltura maschile
9 Spada in ferro ancora inserita nel fodero decorato,deformata dal fuoco 

10 Elementi di catena reggispada in ferro
11 Borchie in ferro

12 Fibule in ferro

13 Armilla in sapropelle

14 Cuspide di giavellotto in ferro 

15 Lama di collello
16 Frammenti di cesoie e di impugnatura di strigile in ferro 

17 Ciotole troncoconiche in impasto semidepurato
18 Olla biconica

19 Oletta situliforme

Vedi sopra
NECROPOLI DELLA SECONDA ETA’ DEL FERRO


GARLASCO, BOZZOLE NECROPOLI A INCINERAZIONE Fine III  -Inizio IIsecolo a. C.


Tomba 8 sepoltura maschile

1 Fibule in ferro
2 Lame e impugnatura di cesoie in ferro
3 Cuspidi di lancia: conservano tracce del tessuto in cui erano avvolte 

4 Coltelli in ferro con residui di legno e tessuto 
5 Olletta globulare e ciotolina troncoconica
6 Olla biconica e vaso a trottola decorato a fasce sovradipinte

Tomba 29. Sepoltura maschile 
7 Umbone di scudo in ferro
8 Spada ravvolta nel fodero, ritualmente deformata, e punta di fodero in ferro
9 Ciotola-cineraria e ciotola in argilla semidepurata 
10 Olla globulare e vaso a trottola

Tomba 4. Sepoltura femminile
11 Borchie in bronzo
12 Fibule ed elementi di catenina in bronzo

13 Bottoni conici in bronzo, con asola interna 
14 Vetro blu rifuso dal rogo, probabile armilla

15 Ciotoline in argilla semidepurata

16 Bicchiere a corpo ovoide

17 Olletta con decorazione incisa e brocchetta

18 in argilla semidepurata
19 Ciotole-cinerarie carenate
Vaso a trottola
Vedi sopra
VALEGGIO LOMELLINA cascina Tessera necropoli ad incenerazione Temba 189, Sepoltura maschile. Seconda metà II secolo a. C.

1 Spada in ferro: la lama è ancora inserita nel fodero
2 Rasoio e cesoie in ferro
3 Fibula a molla bilaterale in ferro
4 Pinzette e anello di sospensione in bronzo
5 Punta di lancia in ferro decorata da reticolo inciso, con resti di legno mineralizzato sul manico
6 Assi repubblicani in bronzo

D/ Giano bifronte. R/ Prua ali nave. Al di sotto: ROMA

7 Vittoriato in argento D/Testa di Giove, R/ Vittoria che incorona un trofeo.
Al di sotto: ROMA
8 Umbone di scudo in ferro
9 Coltello in ferra, deformato dal rogo
10 Olle in ceramica comune modellate a mano: una à decorata a incision!
11 Quattro ciotole in ceramica comune: una è decorata a tacche Impresse sull’orlo
12 Olle e olletta in ceramica comune. modellate al tornio e a mano

Tomba 199. Fine Il-inizi I secolo a. C.
13 Cesoie in ferro
14 Asse repubblicano in bronzo, consunto
D/Giano bifronte. R/ Prua di nave
15 Patere a vernice nera: una reca il graffito IEVO
16 Ciotolina monoansata e bicchiere a spalla cordonata in ceramica comune
17 Olla globulare in ceramica comune
18 Ciotola cinerario carenata in ceramica comune
Vedi sopra

ROMANIZZAZIONE

GROPPELO CAIROLI Cascina Menabrea il corredo contiene strumenti del mondo femminile : 10 fuseruole  variamente decorate con motivi geoimpressi o con  impressioni a tacche  Le due grandi fibule di tipo pavese servivano a sostenere pesanti tessuti come quelli dei mantelli. Frequenti in età tardo celtica sono però usato fino alla prima età imperiale perché espressione della cultura locale
VELEZZO LOMELLINA località Pieve tomba 53 L’attaccamento alla cultura locale è rappresentata dalla ciotola carenata a due anse e dalle ollette dall’impasto semidepurato

Vedi sopra – MUSEO ARCHEOLOGICO LOMELLINA VIGEVANO)
VELLEZZO LOMELLINA. Statuetta di mulo segno della presenza di influssi romani
MUSEO ARCHEOLOGICO LOMELLINA VIGEVANO

GROPELLO CAIROLI, località Marone – tomba II GAMBOLÒ, Dosso della Guardia – tomba 21 Seconda metà del I secolo a.C.

Gli oggetti del due corredi in vetrina rispecchiano di fondo la tradizione culturale indigena, ma contengono alcuni manufatti indicativi della penetrazione commerciale (e culturale) romana.

Il corredo di Gropello Cairoli piuttosto semplice e ridotto nella composizione, accanto a oggetti tipici del periodo tardo celtico, come il vaso a trottola e le ciotole carenate, contiene una lucema dal serbatoio biconico e dal beccuccio ad ancora, che imita analoghi esemplari laziali, di solito a vernice nera. Il vaso a trottola, un contenitore per il vino dalla stretta imboccatura che veniva chiusa con un fappo, e le ciotole, oggetto di utilizzo comune sulla tavola. sono invece di produzione locale.

Ugualmente la tomba di Gambolò accanto alle più tradizionali ollette. decorate e non, e al piatto tegame verosimilmente prodotti in loco. presenta un oggetto di importazione, una grande patera a vernice nera di buona qualità, che sulla tavola era utilizzata per servire il cibo.
DORNO – CASCINA GRANDE   Corredo femminile seconda metà del  I sec a.C . Incenerizzazione indiretta. Sono presenti fibule bronzee di varie dimensioni, ceramica tra cui un olpe a trottola , una Armilla di vetro deformata dal fuoco.

BIBLIOGRAFIA UTILE E LINKS:

PROBLEMi DI ARCHEOLOGIA LOMELLINA: UN GRUPPO DI TOMBE DAL PODERE PANZARASA DI GROPPELLO CAIROLI , GIOVANNA ARATA RAC 166 anno 1984 pag 41-121

LA NECROPOLI DI DORNO LOCALITÀ S.MATERNO , MARIA VITTORIA ANTICO GALLINA ,RAC 167 pag 113-162

LA NECROPOLI ROMANA DI OTTOBIANO , GLORIA VANNUCCI LUNAZZI RAC 168 anno 1986 pag 47-104

LINKS:

https://www.academia.edu/resource/work/45157862

https://www.academia.edu/resource/work/1308207

ROMANITÀ

CASSOLNOVO, località Brugarolo – tomba 1 località Gerassa – tomba 1 Prima metà I secolo d.C.

Due corredi tombali ritrovati nel territorio di Cassolnovo si distinguono per la presenza di ceramica ottenuta da matrice, che imita nella forma e nella decorazione il prezioso vasellame metallico ed è rivestita di vetrina verde all’esterno e gialla all’interno.

La tomba di Cassalnovo località Brugarolo era probabilmente una sepoltura femminile, come suggeriscono i balsamari in vetro e l’anello a spirale. Tra i materiali di corredo, spicca lo skyphos (coppa biansata per bere) in ceramica invetriata, decorato da due tralci di vite contrapposti con una rosetta a otto petali al centro. Il rilievo è di notevole qualità tecnica e la resa della decorazione molto naturalistica.

Cassalnovo Brugarolo- Balsamari e skyphos a motivi vegetali( vite) prima metà I sec d.C -MUSEO ARCHEOLOGICO LOMELLINA VIGEVANO

Da Cassolnovo loc. Gerassa proviene un altro corredo femminile: esso è composto da una patera a vernice nera, da una ciotolina in terra sigillata, che reca sul fondo il bollo del fabbricante AE NC racchiuso nella caratteristica planta pedis, e da diversi balsamari. L’oggetto più importante è lo skyphos invetriato, decorato in questo caso da tralci d’edera contrapposti e da nastri annodati al di sotto delle anse. Il rilievo è di buona tecnica e il gusto della decorazione di carattere naturalistico.

Gerassa -balsamari e skyphos con foglie di edera . prima metà del I secd.C.

ALAGNA LOMELLINA, cascina Guzza – tomba 4  DORNO, cascina Grande – tomba 33 Primi decenni del I secolo d.C.

Tra la fine del I secolo a.C. e i primi decenni del I d. C.. in Italia settentrionale, si affermano alcune officine di ceramistiche producono vasellame in terra sigillata realizzato a matrice dalle forme tipiche e con decorazioni caratteristiche. Tra i più famosi sono Sarius Surus e C. Aco Diophanes, che “firmano” i loro prodotti con un’iscrizione a rilievo nel corpo del vaso.

Bicchiere tipo ACO – MUSEO ARCHEOLOGICO LOMELLINA VIGEVANO



Creazione di Sarius è la coppa biansata ad alto orlo, dal corpo decorato a motivi vegetali, come quella della tomba di Alagna, mentre è tipico delle officine di Aco il bicchiere troncoconico decorato da motivi vegetali e dalla riproduzione dell’intelaiatura di un canestro, come nell’esemplare di Dorno che è firmato. Con il tempo, tuttavia, le stesse forme sono prodotte dai diversi ateliers. Benché l’utilizzo delle matrici permetta una produzione in serie, si tratta di manufatti raffinati, realizzati da artigiani famosi.

Anche gli altri oggetti dei due corredi indicano l’adozione di prodotti commerciali romani, mentre l’attaccamento alle consuetudini locali si esprime nella scelta dei cinerari: la ciotola carenata ad Alagna, l’olla di impasto grezzo a Dorno.



Interessante nel corredo di Alagna l’anello, benché rovinato dal rogo. che porta impresso nel castone il volto di un satiro barbato.

Anello con satiro barbato Alagna Lomellina
Oggetti di vetro in primo piano .dietro coppa biansata a motivi floreali di Sarius Surus e bicchiere a tulipano

ZINASCO NUOVO, località La Madonnina Tomba a cassetta Primi decenni del I secolo d.C.

Nella vetrina si presenta la ricostruzione di una sepoltura ritrovata all’interno di una fossa rivestita da sei tegoloni. Il corredo, piuttosto ricco, comprendente sia oggetti combusti dal rogo sia integri, era distribuito tra l’interno e l’esterno della cassetta.

Assai interessanti appaiono i manufatti deposti intatti dentro la cassetta di laterizi. La duplicazione di alcuni esemplari (le olpai, le lucerne, gli specchi) e la concentrazione di reperti ossei in punti diversi della sepoltura fanno pensare alla deposizione nella stessa tomba di almeno due individui. La presenza di fusaiole e balsamari, inoltre, fa ritenere che si trattasse della sepoltura di individui di sesso femminile.

L’analisi dei manufatti porta a ipotizzare che le due donne fossero morte a poca distanza di tempo l’una dall’altra, in un arco cronologico. compreso tra l’età augustea e quella tiberiana.

Zinasco Nuova Località Madonnina – MUSEO ARCHEOLOGICO LOMELLINA VIGEVANO

BIBLIOGRAFIA E LINKS:

RAC 190 anno 2008 pag 67 -156 Il vasellame “tipo Sarius”: ceramica romana di tradizione ellenistica in Italia settentrionale
MARIA PAOLA LAVIZZARI PEDRAZZINI

Coppe tipo Surus – decorazione sopra da Pavia scavi del tribunale fine I sec a C-inizi I sec d.C – coppa sotto da Alagna Lomellina ora a Gambalò fine I sec a.C – inizio I sec d. C ( DA RAC 190)

https://www.academia.edu/resource/work/3681796

ARA VOTIVA DA LOMELLO

La scena rappresenta la libagione compiuta sull’altare da Manillo Giusto, prima del sacrificio di un torello addobbato delle sacre bende. Il dedicante, vestito della toga e con il capo coperto. celebra rito alla presenza delle immagini degli antenati collocate su plinti.

Si tratta di una delle rare testimonianze di scultura di età romana conservate in Lomellina.

Come riporta l’iscrizione, il personaggio, con l’offerta della vittima e la posa dell’altare, scioglie un voto a una divinità il cui nome non è conservato. Manillus doveva essere un facoltoso membro dell’élite locale, come prova la solennità del rito. Le pettinature del personaggi e gli accurati caratteri dell’epigrate indicano una datazione intorno al 25-50 d.C. L’altare in marmo di Candoglia è stato privato del
basamento e del coronamento per essere riutilizzato, a scopo decorativo, in una muratura del battistero di Lomello, probabilmente nel Medioevo. Alla fine dell’Ottocento venne portato a Vigevano e murato prima nel Municipio poi a Palazzo Roncalli ove ora si trova un calco sostitutivo.



T MANILIVS SAL F IVSTVS MVSLM

Tito Manillo Glusto figlio di Salvio con gratitudine, sciolse il voto, volentieri, meritatamente

Ara VOTIVA da LOMELLO I sec. d.C.

Link: https://www.vigevanostoria.it/da-lomello-a-vigevano-lara-di-manilius-iustus/

STELE DI DEFUNTO PUBLIO CORNELIO FRONTONE

La stele infissa verticalmente nel terreno contrassegnava il sepolcro celebrando il defunto. I monumenti funerari sono frequenti nel mondo romano, ma rari in Lomellina 4’esemplare da Breme è quindi di eccezionale importanza nonostante la sue frammentarietà, mancano infatti le parte inferiore e la decorazione sul lato destro, che era speculare a quella di sinistra

La stele ha le forme di un tempietto con frontone decorate da una testa di Medusa e da rosette . La Medusa, circondata da serpentelli ha anche valore apotropaico ( scaccia il malocchio e gli spiriti maligni) L’iscrizione commemorativa è inscritta all’interno di un apposito riquadro delimitate de lesene coronate da capitelli corinzi. La parte terminale è invece distrutta e non è possibile risalire al nome della moglie . Seguivano poi in genere i nomi dei figli e dei liberti. L ‘uomo è vissuto in Lomellina nela seconda metà del I sec. d.C. come indica la tipologia della stele e l’ ‘accuratezza ed il tipo di caratteri .



TFI P CORNELIUS M FRONTO SIBI ET ….TATE CONI….

Per disposizione testamentaria Publio Cornelio Frontone, figlio di Marco fece innalzare il monumento per sé e per la moglie …

VETRI

GROPELLO CAIROLI, podere Castoldi – tomba 14 Seconda metà I secolo d. C.
Tra le sepolture ritrovate nel podere Castoldi, la tomba 14. verosimilmente femminile, si distingue per la presenza di manufatti in vetro ben conservati: si distingue in particolare la raffinata brocca in vetro blu soffiato a stampo e decorata a baccellature, utilizzata sulla mensa per servire le bevande,
Anche lacolombina di piccole dimensioni, in vetro soffiato liberamente. costituisce un oggetto di lusso: la sua forma ricorda l’animale sacro alla dea della bellezza Venere. All’interno sono ancora conservate le tracce del suo contenuto, probabilmente un profumo o un unguento per il corpo. Per utilizzarlo, si sarebbe dovuta spezzare la coda oppure il becco.
Un ulteriore rimando a Venere sembra presente anche nella statuetta in terracotta raffigurante Amore e Psiche: Il personaggio maschile reca infatti nella mano sinistra una colomba.
Completano il corredo uno specchio in bronzo, un balsamario tubolare in vetro, una lucerna in terracotta ed alcuni oggetti impiegati sulla tavola: una coppetta a pareti sottile ed un piatto in terra sigillata,

COROPLASTICA LOMELLINA

COROPLASTICA LOMELLINA animali
Vignaiolo

https://www.academia.edu/resource/work/7700895

APPLIQUES DEI LETTI FUNEBRI

COROPLASTICA letti funebri Lomellina I sec d.C

Ad imitazione del lusso . Si tratta di APPLIQUES che venivano posizionate soprattutto nel I sec d.C. sui letti funebri ad imitazione di quelli di lusso. Costituite da materiali ceramici dovevano imitare i ben più preziosi intarsi in osso avorio o metalli presenti in letti ben più preziosi.

COROPLASTICA letti funebri Lomellina I sec d.C

Ne sono rinvenute soprattutto in necropoli del territorio della Lomellina, dove probabilmente erano prodotte, data la grande e quasi esclusiva diffusione in quest’area.

Links:

https://iris.unipv.it/handle/11571/29353

COROPLASTICA letti funebri Lomellina I sec d.C
OTTOBIANO APPLIQUES letti funebri .disegno da rivista RAC n 168 del 1986
OTTOBIANO APPLIQUES letti funebri .disegno da rivista RAC n 168 del 1986

GIOCARE A DADI O CON LE PEDINE

VARIE

IL TESORETTO DI MORSELLA

Tesoretto di Antoniniani dalla località Morsella

Il tesoretto è costituito da circa 1.400 antoniniani, monete della fine del III secolo d.C. prevalentemente di Gallieno ma anche di Claudio il gotico fino ad Aureliano Sono state rinvenute nel 1978 a seguito delle ricerche del Gruppo Archeologico Milanese coordinate dalla Sovraintendenza, successive a dei lavori di aratura di un campo. Erano interrate insieme ad un’olla fittile che originariamente le conteneva. Probabilmente sono state nascoste a seguito del periodo di grave instabilità politica e dei confini. Io e mio papà eravamo lá nel 1978 e non vi posso esprimere l ‘emozione nel vederle,sempre con mio padre ora, esposte al museo.

Tesoretto di Morsella
Tesoretto di Morsella
Tesoretto di Morsella

COLLEZIONE STRADA

La raccolta costituita da 260 oggetti appartenenti ad un arco cronologico che va dalla preistoria all’età rinascimentale, ma particolarmente ricca in relazione all’età della romanizzazione della Lomellina (II – I secolo a.C.) e alla prima epoca imperiale (I – II secolo d.C.). Per la maggior parte rinvenute a seguito di lavori agricoli, sono testimonianze che quasi certamente provengono da corredi funerari e il loro stato di conservazione è in molti casi eccellente. Si va dalle ceramiche di uso comune, alle terrecotte figurate, agli oggetti d’ornamento, agli utensili di metallo. E ai vetri. Tra questi spicca un pezzo eccezionale nella produzione vetraria del primo secolo dopo Cristo: una coppa in vetro verde chiaro, con decorazioni a girali d’acanto e tralci di vite, unico esemplare integro tra i pochissimi a noi noti, cinque in tutto, dal maestro vetraio Aristeas. Una meraviglia di fattura mediorientale destinata ad una famiglia facoltosa e di rango. Sempre tra i vetri, materiale distintivo della collezione, vanno citate, per integrità e qualità, anche la pisside in vetro blu e l’anforetta porpora con decorazione piumata in bianco

Link: https://wp.me/paEVnZ-1wQ

LE NUOVE SCOPERTE ARCHEOLOGICHE IN LOMELLINA :

LE PIU RECENTI SCOPERTE ARCHEOLOGICHE IN LOMELLINA E VIGEVANO

UN VILLAGGIO ANTICO A CASTIONE DELLA PRESOLANA.

Che Castione della Presolana potesse nascondere nel sottosuolo le tracce di un antichissimo villaggio non era certo una novità. Infatti già nel 1941 proprio nella zona del Castello, l’11enne Natale Migliorati, (padre dell’attuale primo cittadino Angelo), ritrovò casualmente tracce di antiche sepolture e poi furono scoperti in quegli anni nella zona resti di vasellame e reperti in metallo risalenti all’età del Ferro e del Bronzo.

Si discoprirono fibule, monete romane , un frammento di epigrafe sacra dedicata a Mercurio, una lancia, corredi funerari, una lama di pugnale, due spade, di cui una in bronzo e l’altra della seconda metà dell’età del Ferro). Il piccolo Natale riferì al curato don Rocco Zambelli del ritrovamento di alcuni cocci e di una spilla di bronzo in una caverna. Tale scoperta diede l’impulso alle ricerche e a nuovi ritrovamenti nella zona proseguiti poi da don Giulio Gabanelli e in seguito da numerosi studiosi archeologi e paleontologi da tutta Europa.

ma veniamo alle scoperte più recenti che riportiamo da un articolo di Nicola Andreoletti comparso su myvalley.it –

” Hanno dato i frutti sperati, gli scavi archeologici effettuati negli ultimi giorni a Castione della Presolana. L’obiettivo era valutare la reale consistenza del sito in località Castello.  E dalle indagini sono emersi i resti di un abitato risalente a circa 2500 anni fa. 

Gli scavi sono stati effettuati dall’Università degli studi di Pavia sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia. «Questo intervento è la parte iniziale di un progetto di ricerca che stiamo portando avanti su Castione della Presolana – spiega Paolo Rondini, ricercatore dell’Università di Pavia -. Gli scavi erano mirati a verificare alcuni dati che avevamo già acquisito con rilevamenti geoelettrici e geomagnetici in collaborazione con l’Università di Padova e la professoressa Rita Deiana».

Il terreno in località Castello ha dunque restituito parti di un insediamento antico, risalente circa al quinto secolo prima di Cristo. «Tutte e tre le trincee aperte hanno dato riscontri molto interessanti – prosegue Paolo Rondini -. Abbiamo documentato dei livelli di un abitato protostorico di età pre romana, che si può datare alla media età del ferro. Resti parziali di abitazioni, acciottolati, focolari: tutto quello che riguarda la vita quotidiana delle genti di allora. Sono indizi che secondo noi ci condurranno alla scoperta di un villaggio che di fatto è il primo nucleo di Castione della Presolana».

A Castione, di fatto, è stata aperta una finestra significativa sul passato. Ma il lavoro non è finito. «Proseguiremo sempre sotto la guida della Soprintendenza con la dottoressa Cristina Longhi, direttrice di questo progetto di ricerca – aggiunge Paolo Rondini -. Credo che nei prossimi anni amplieremo la ricerca estendendo le nostre indagini ad altre zone del sito».

I risultati degli scavi sono stati accolti con soddisfazione dal sindaco di Castione, Angelo Migliorati. «L’interesse verso questo sito risale al 1945 con don Rocco Zambelli che fu il primo scopritore di questi resti – sottolinea Migliorati -. Ci aspettavamo dei risultati, ma non di questa consistenza. Trovare le radici di Castione ci fa molto piacere. Il Comune intende valorizzare quest’area che riteniamo sia rilevante non solo dal punto di vista culturale, ma anche turistico».

LINGUE PREROMANE ALLA FONDAZIONE ROVATI ..MA NON SOLO.

L’Italia antica era un mosaico di popoli: Etruschi, Celti, Veneti, Reti, Umbri, Piceni, Latini, Osci, Apuli, Bruzi, Siculi. Ciascuno aveva la propria lingua e praticava la scrittura in una grande varietà di situazioni e di tipologie linguistiche.


L’esposizione presso il Museo d’Arte di due importanti prestiti archeologici legati ai temi della lingua e della scrittura (la Stele di Lemno e la Stele di Vicchio), è l’occasione di una serie di incontri organizzati da Fondazione Luigi Rovati in collaborazione con l’Istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici su alcune lingue dell’Italia preromana approfondendone l’uso e la funzione all’interno dei diversi contesti storici, fino alla contemporaneità e alle prospettive future di lingua e scrittura.

Mercoledì 1 marzo 

ore 17

L’Etrusco

Giuseppe Sassatelli
Istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici

Mercoledì 8 marzo

ore 17

Il Retico

Simona Marchesini
Università degli studi di Verona

Mercoledì 15 marzo 

ore 17

Il Piceno

Valentina Belfiore
Direzione Regionale Musei dell’Abruzzo

Mercoledì 22 marzo 
ore 17

Il Venetico

Anna Marinetti

Università Ca’ Foscari

SEMPRE SULLE LINGUE PREROMANE VI INVITO A VISITARE IL SITO MNAMON. SNS.IT DOVE TROVERETE I PRINCIPALI ESEMPI LINGUISTICI ED I REPERTI CORRELATI :

RETICO:

https://mnamon.sns.it/index.php?page=Esempi&id=63

CELTICO:

https://mnamon.sns.it/index.php?page=Esempi&id=63

https://mnamon.sns.it/index.php?page=Scrittura&id=61

https://mnamon.sns.it/index.php?page=Scrittura&id=58

VENETICO:

https://mnamon.sns.it/index.php?page=Scrittura&id=31

ETRUSCO:

https://mnamon.sns.it/index.php?page=Scrittura&id=10

LUNGO LA VIA DELLE GALLIE : SOSTA LUNGO IL PASSO DEL MONGINEVRO

Articolo originale sulla rivista ” Gallia” :

Philippe Leveau e Patrick Reynaud P. 119-132

https://doi.org/10.4000/gallia.506

Nel 2010 un intervento di archeologia preventiva a Monginevro/ Montgenvre ha portato alla luce l’angolo sud-ovest di un edificio di epoca romana organizzato intorno a un cortile porticato. La sua planimetria, che lo avvicina agli edifici di accoglienza dei passi del Piccolo e del Gran San Bernardo, la vicinanza alla strada romana e un santuario monumentale consentono di interpretarlo come destinato all’accoglienza dei viaggiatori che attraversano il colle. La pubblicazione di questo scavo è l’occasione per redigere un inventario delle scoperte archeologiche effettuate sul passo. Estesa alla questione della viabilità nella provincia delle Alpi Cozie, questa valutazione mette in luce gli effetti del processo patrimoniale che fa di questo valico il punto di partenza del percorso Domiziano. Suggerisce una rilettura.

leggete il testo integrale al link :

https://journals.openedition.org/gallia/506

posizione del ritrovamento

Ricostruzione ipotetica della planimetria dell’edificio

 Frammento di iscrizione del valico del Monginevro ( CIL  XII, 12) conservato nel museo di Gap

Fico.  15 – Frammento dell'iscrizione del valico del Monginevro (CIL XII, 12) conservato nel museo di Gap

RICOSTRUIRE IL PUZZLE DEGLI AFFRESCHI DELLA CREMONA ROMANA DURANTE L’ANNO DEI QUATTRO IMPERATORI

Non solo Pompei ed Ercolano, e neppure solo l’Urbe: la pittura romana è solitamenta legata a queste aree per ragioni legate alla storia della conservazione e alla densità delle testimonianze. Ma si faceva pittura anche in provincia, e di una qualità che ha lasciato stupiti gli stessi studiosi. È il caso della decorazione murale delle domus della città di Cremona, riaffiorata in migliaia di frammenti una ventina di anni fa in occasione di saggi di scavo in piazza Marconi una zona del centro storico che un tempo si affacciava sul Po. Oggetto di una importante campagna di studi e di restauri, ancora in corso, sono ora oggetto di una mostra di grande interesse, dal titolo “Pictura Tacitum poema. Miti e paesaggi dipinti nelle domus di Cremona” al Museo del Violino (che proprio su piazza Marconi si affaccia), visitabile fino al 31 maggio prossimo.

Cremona è stata insieme a Piacenza nel III secolo a.C. la prima colonia romana della Gallia Cisalpina. Ricco e importante centro Regio X Venetia et Histria, nel 69, l’anno dei quattro imperatori, durante la guerra civile tra Vespasiano e Vitellio venne assediata e distrutta dalle truppe del primo. La presa della città è raccontata da Tacito come una serie di violenze inaudite e orrori. Plutarco ricorda una “catasta di corpi che sfiora in altezza i frontoni del tetto”. Per quanto ricostruita da Vespasiano, Cremona uscì dalla storia per lungo tempo.

Frammenti di intonaco dipinto dalla Domus del Ninfeo a Cremona (foto drm-lombardia)

Le ricche domus della città vennero incendiate e distrutte. È da queste che arrivano i frammenti, pazientemente riconosciuti e riassemblati, presenti nella mostra curata da Nicoletta Cecchini, Elena Mariani e Marina Volonté. Materiale raro per quantità, la cui qualità – che nel percorso è messa direttamente a confronto con riproduzioni di affreschi romani e originali di area vesuviana – testimonia lo sfarzo e anche la piena adesione ai modelli culturali e pittorici che dalla capitale si espandevano insieme alle leggi, alla lingua e ai costumi.

Gli affreschi provengono da domus differenti. La prima è denominata “Domus dei candelabri dorati”, proprio in virtù della decorazione dell’atrio (ricostruito in un video) che presentava campiture di prezioso rosso cinabro ritmate da alti candelieri. Ritrovati in campagne di scavo condotte tra 2014 e 2016, presentano inoltre elementi provenienti dalla zona del peristilio e da un larario. Alcuni frammenti testimoniano la presenza di “quadri” (ossia scene di vario tipo, circoscritte da una finta cornice) di grande raffinatezza. Tra questi una scena con nani e pigmei messa a confronto con un frammento proveniente da Ostia. Il gusto nilotico, riscontrabile in tutte le decorazioni cremonesi, raccontano quanto la romanità fosse affascinata dalla civiltà egizia (si pensi alla grande diffusione del culto di Iside), anche se non di rado gli elementi erano ripresi ed elaborati in modo autonomo e del tutto svincolato dai significati originari, come è possibile osservare anche dal raffronto con reperti egizi concessi dal Museo Archeologico di Firenze.

Gli affreschi più importanti arrivano però dalla Domus del Ninfeo, così chiamata per la presenza di una fontana monumentale mosaicata. Tra le varie testimonianze spiccano qui le decorazioni di quello che era probabilmente di un grande cubicolo, secondo le curatrici di ambito femminile, di 25 metri quadrati. Sito al secondo piano e coperto con una volta a botte ribassata e decorato a stucco, presentava alle pareti fregi e le storie di Arianna. La stanza precipitò al piano sottostante in seguito all’incendio del 69 e venne devastata dal saccheggio, a cui poi si aggiunsero le nuove costruzioni medievali. Resistono però gli affreschi di almeno metà delle pareti. Le decorazioni sono direttamente accostabili a quelle dello studiolo di Augusto, con rimandi così precisi che non possono essere considerati casuali, al punto che si ipotizza tanto l’esecuzione da parte di maestranze romane quanto il legame dei proprietari con la famiglia imperiale. Vere curiosità sono la presenza nel fregio decorativo dell’ananas, frutto conosciuto dai romani (era infatti coltivato sulle isole Canarie) ma estremamente raro e costoso, e il tema tipico del grifo, simbolo di Apollo, declinato però con uno strano becco piatto, in cui gli ornitologi hanno riconosciuto quello della spatola bianca, uccello oggi molto raro ma che un tempo nidificava sul Po.

I frammenti superstiti rivelano poi la presenza di tre grandi quadri, con figure pressoché a grandezza naturale, di qualità davvero straordinaria a partire dal volto di Arianna abbandonata sulla spiaggia di Nasso. Notevoli anche i frammenti dell’apparizione di Dioniso, che si innamora della principessa cretese e ne fa la sua sposa. Si tratta, spiegano le curatrici, dell’esemplare dell’episodio non solo più grande ma anche più antico tra quelli conosciuti e quindi quello più prossimo temporalmente al modello perduto. L’episodio era molto diffusa nell’antichità e presentava due varianti, con Arianna dormiente mostrata di schiena, come nel caso di Cremona, o frontalmente. La fortuna (testimoniata anche a livello poetico, da Catullo a Ovidio) del soggetto è spunto per un approfondimento ed è documentata da affreschi di area vesuviana, da un coperchio di sarcofago proveniente dalla Villa d’Este di Tivoli e da una testa rinascimentale di Arianna dormiente, da Firenze.

La mostra racconta inoltre il lavoro di studio e ricostruzione, oltre ai restauri realizzati Centro per la Conservazione e Restauro de “La Venaria Reale” e dal Laboratorio Arvedi dell’Università di Pavia. Complementare è la visita al Museo archeologico (accessibile gratuitamente ai possessori del biglietto della mostra) allestito nella chiesa di San Lorenzo, dove si trovano i pavimenti musivi delle domus e una ricostruzione con gli elementi decorativi della fontana della Domus del Ninfeo. Articolo  originale di Alessandro Bertrami comparso su  “Avvenire “.

CREMONA MUSEI

Pictura Tacitum Poema

DAL 10 FEBBRAIO 2023 AL 21 MAGGIO 2023

ORARI

Dal 10 febbraio 2023 al 21 maggio 2023

Orari di apertura:

mercoledì, giovedì, venerdì 11:00 – 17:00

sabato, domenica e festivi 10:00 – 18:00

*da aprile aperto anche il martedì dalle 11:00 alle 17:00

BIGLIETTI

7€ intero – 5€ ridotto e gruppi,

gratuito per bambini e ragazzi sotto i 18 anni

14€ mostra + Museo del Violino

10€ mostra + Museo Civico Ala Ponzone.

Il biglietto della mostra dà diritto all’ingresso gratuito al Museo Archeologico

LINKS:

Arianna innamorata e gli incendi della guerra. Mostra sulle domus romane cremonesi

https://www.archaeoreporter.com/2023/02/16/i-miti-di-roma-ritrovati-dallarcheologia-in-pianura-padana-una-mostra-sugli-affreschi-delle-domus-di-cremona-distrutti-dalla-battaglia/

https://www.welfarenetwork.it/mdv-cremona-gli-affreschi-delle-domus-romane-video-20230212/

PER APPROFONDIRE:

https://wp.me/p7eCdp-1AM

LOMELLINA ANTICA IN MOSTRA FINO A DICEMBRE 2023 A VIGEVANO.

Presso le  Scuderie del Castello Sforzesco di Vigevano  dal 10 febbraio al 4 dicembre 2023, sarà possibile ammirare  l’esposizione completa della collezione Strada, recentemente acquisita dal Ministero della Cultura , affidata ora al Museo archeologico nazionale della Lomellina a Vigevano.

L’acquisizione al patrimonio dello Stato è avvenuta con un esproprio per pubblica utilità, reso possibile dalla Soprintendenza per le province di Como, Lecco, Monza Brianza, Pavia, Varese. Questo permetterà la conservazione unitaria, lo studio e l’esposizione al pubblico della collezione raccolta da Antonio Strada (1904 – 1968), e custodita fino al 2021 nella dimora della famiglia nel Castello di Scaldasole.

Emanuela Daffra, direttore regionale Musei della Lombardia si esprime in merito in questo modo «Questa esposizione completa è, insieme, il passaggio intermedio di un percorso e l’apice ‘pubblico’ della collezione. Dopo l’anteprima, che ha immediatamente offerto ai nostri visitatori i reperti più importanti ed integri, questa mostra è voluta per permettere a studiosi e appassionati di conoscere la totalità dei pezzi, tutti restaurati per l’occasione. Sarà un affondo importante sulla storia del collezionismo privato in Lomellina, che ora giunge ad arricchire il patrimonio collettivo e la storia del territorio. Anche per questo abbiamo voluto una ampia durata ed una ricca serie di attività per pubblici diversi. Al termine della mostra, con cognizione di causa, i nuclei più significativi confluiranno nell’esposizione permanente del museo imponendone una rilettura, a testimonianza di come il patrimonio archeologico non sia immobile».

La raccolta comprende 260 oggetti di epoche diverse , dalla preistoria all’età rinascimentale, ma è particolarmente centrata sul periodo compreso tra la romanizzazione della Lomellina (II – I secolo a.C.) e la prima epoca imperiale (I – II secolo d.C.).

La gran parte dei rinvenimenti proviene da reperti scoperti a seguito di lavori agricoli. Si tratta di  corredi funerari e il loro stato di conservazione è in molti casi eccellente. Troveremo esposti ceramiche di uso comune, a terrecotte figurate, oggetti d’ornamento, utensili di metallo e vetri . Tra questi spicca un pezzo eccezionale nella produzione vetraria del primo secolo dopo Cristo: una coppa in vetro verde chiaro, con decorazioni a girali d’acanto e tralci di vite, unico esemplare integro tra i pochissimi a noi noti, cinque in tutto, dal maestro vetraio Aristeas. Un capolavoro di fattura mediorientale destinata ad una famiglia ricca e di rango.

Sempre tra i materiali in vetro , vanno citate come piccoli capolavori anche una pisside in vetro blu e una anforetta porpora con decorazione piumata in bianco.

«Tutti i reperti della Collezione saranno esposti in un’unica sala che verrà caratterizzata, anche dal punto di vista grafico e visivo, rispetto agli altri spazi museali. L’allestimento sarà concepito in modo da enfatizzare i pezzi più importanti, gli altri reperti saranno raggruppati per tipologie. I pannelli guideranno il visitatore evidenziando non solo la sequenza di lettura dei reperti, ma anche le reciproche connessioni con il resto della collezione museale.»

Strada non si limitò a raccogliere i reperti rinvenuti nei suoi possedimenti.

«L’esposizione completa degli oggetti ci permettere di cogliere anche i modi della formazione della raccolta, che si configura come “collezione di collezioni”», ci spiega Rosanina Invernizzi, co-curatore scientifico della mostra. «Ai reperti già posseduti dai suoi antenati, Antonio Strada aggiunse altri nuclei acquistati da collezionisti del territorio della Lomellina: tra essi, in particolare, la raccolta Steffanini di Mortara (che comprendeva la coppa di Aristeas) e la raccolta Volpi-Nigra di Lomello, che includeva anche reperti di provenienza magno greca. Altri piccoli nuclei furano aggiunti nel tempo frutto di acquisti, doni o scambi. Non mancano, come spesso accade nelle collezioni, pezzi falsi o di dubbia antichità, ma nell’insieme la raccolta Strada ci mostra un quadro di attivi scambi tra i proprietari e soprattutto quell’interesse per le” antichità patrie” caratteristico degli anni tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.»

Dopo il lungo periodo di esposizione, i reperti della Collezione Strada, selezionati, diverranno parte integrate del percorso museale del Museo Archeologico nazionale della Lomellina.

LINKS:

https://www.informatorevigevanese.it/eventi/2023/02/09/event/la-collezione-strada-260-reperti-in-mostra-al-museo-archeologico-nazionale-della-lomellina-di-vigevano-555558/

https://archeologiavocidalpassato.com/tag/collezione-strada-a-vigevano/

SULLO STESSO ARGOMENTO:

https://wp.me/paEVnZ-1di

Altri links:

https://museilombardia.cultura.gov.it/musei/museo-archeologico-nazionale-della-lomellina/

LATENIUM : UN MUSEO DEDICATO ALL’ EPOPEA CELTICA DEL PERIODO LA TENE

Il Latenium, è un museo archeologico a Neuchatel in Svizzera che vanta una vasta collezione di reperti celtici. È dedicato a Paul Vouga il padre delle scoperte e degli studi sull’epoca poi identificata come quella appunto di Latene. la ricchezza degli esemplari qui ritrovati è sorprendente. Si trovano armi, gioielli e oggetti domestici risalenti al periodo tra il III e il I secolo a.C. La mostra permanente del museo offre uno sguardo approfondito sulla vita quotidiana dei popoli celtici che una volta abitavano la regione. I visitatori possono ammirare la maestria nella lavorazione dei metalli e della ceramica da parte dei Celti e scoprire come questi abbiano influenzato la cultura e l’arte europee. Che dire…il Latenium è un must per chiunque è interessato ed appassionato alla storia e alla cultura celtica.

RIGUARDO ALLE SCOPERTE DI PAUL VOUGA. È possibile leggere il volume intero dello studioso sul link sotto di accademia.edu

https://www.academia.edu/resource/work/66964016

ARCHEOLOGIA DELLE ALPI . RASSEGNA STAMPA.

È appena stato pubblicato il numero di Ada “archeologia delle Alpi” 2021/2022. Sul sito di trentino cultura ( https://www.cultura.trentino.it/Pubblicazioni) è possibile inoltre scaricare o richiedere in formato digitale il volume pubblicato ed i numeri precedenti oltre a diverse pubblicazioni di archeologia trentina.

ADA 2021/2022

Documenta lo stato dell’arte delle ricerche archeologiche in Trentino “AdA Archeologia delle Alpi 2021-2022”, il volume recentemente dato alle stampe dall’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento. La pubblicazione di 231 pagine, a cura di Franco Nicolis e Roberta Oberosler, offre un aggiornamento puntuale sulle attività di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, archeologico in particolare, condotte sul territorio provinciale. L’obiettivo è quello di rivolgersi a pubblici diversi e sempre più ampi, andando oltre la platea degli addetti ai lavori, al fine di condividere con tutti gli interessati i risultati delle indagini in questo ambito. Il volume, disponibile anche in formato digitale, può essere richiesto all’Ufficio beni archeologici scrivendo all’indirizzo di posta elettronica uff.beniarcheologici@provincia.tn.it

AdA Archeologia delle Alpi 2021-2022” si compone di due parti: la prima e più corposa è composta da articoli di archeologi, studiosi, esperti di settore, ricercatori di istituzioni scientifiche e culturali con approfondimenti specifici mentre la seconda parte è costituita da un sintetico notiziario che riporta i principali interventi effettuati nell’ultimo biennio in Trentino. Filo conduttore dei contenuti è la metodologia di indagine che presuppone un approccio multidisciplinare e un costante confronto per l’analisi dei dati da parte di studiosi ed esperti di settori diversi.

Una buona parte dei contributi è dedicata alle ricerche condotte nell’area urbana di Trento. Il capoluogo continua a restituire interessanti informazioni sul suo complesso passato a cominciare dal sito de La Vela dove sono emerse evidenze di occupazione risalenti al Neolitico legate a pratiche di allevamento di ovicaprini con una propensione per lo sfruttamento delle risorse animali a discapito delle attività produttive agricole. Restando nell’ambito cittadino è di particolare interesse la scoperta avvenuta in via Esterle dove, in un’area in passato interessata da violenti eventi alluvionali, alla inconsueta quota di 8 metri sotto i piani attuali, sono emerse testimonianze di epoca romana tra cui un tratto di via glareata e una porzione di area cimiteriale risalente al IV secolo d.C. La vitalità commerciale ed economica della Tridentum romana è attestata anche dallo studio dei frammenti di anfore rinvenuti durante gli scavi di Piazza Bellesini e nell’area archeologica di Palazzo Lodron a Trento. L’origine di questi contenitori, provenienti da diverse aree dell’Impero, evidenzia come Tridentum facesse parte di una fitta rete commerciale che metteva in comunicazione la penisola italica con il bacino renano-danubiano e con le aree del Mediterraneo orientale e occidentale. Riguardo il loro contenuto, si può ipotizzare che le anfore servissero principalmente per l’approvvigionamento e il trasporto di olio, salse di pesce, vino miele, olive, frutta secca e spezie oltre a olii vegetali, balsami e unguenti. Di epoca romana è anche il sarcofago, rinvenuto nel 1860 e attualmente visibile in piazza della Mostra, del quale vengono illustrati i materiali di corredo in esso ritrovati e il contesto.

Nuovi dati sull’età romana in Trentino giungono inoltre dalla ripresa dei lavori presso la villa romana di Isera, in Vallagarina, che hanno reso possibile la raccolta di nuovi e importanti dati relativi alla tecnica edilizia e all’articolazione del grande edificio terrazzato con sale panoramiche e giardino risalente alla prima età imperiale. Spostandoci in Val di Non, la recente riconsegna di una coppa vitrea e di due bracciali in bronzo è stata l’occasione per lo studio e la ricontestualizzazione di questi reperti che ha permesso di ipotizzare l’esistenza di una possibile necropoli tardoantica tra Revò e Romallo, ai margini dell’importante via che attraverso la Val di Non collegava i due versanti delle Alpi e veicolava prodotti di pregio importati e apprezzati anche in Anaunia.

Si sta rivelando di grande importanza lo scavo di ricerca presso l’insediamento retico-romano del Doss Penede a Nago-Torbole, oggetto di un progetto di studio multidisciplinare che vede la collaborazione tra l’Universita di Trento, la Soprintendenza e il Comune di Nago-Torbole. Lo scavo archeologico ha restituito significative testimonianze architettoniche di età romana delle quali sono state analizzate le tecniche edificatorie e le soluzioni costruttive. Contribuisce alla ricerca e alla conoscenza degli insediamenti rurali in area trentina lo studio dei materiali provenienti dal complesso rurale di epoca romana e tardoromana messo in luce a Mezzolombardo in località Calcara.



L’indagine con metodo archeologico, condotta in occasione di recenti lavori nei pressi di Passo San Valentino a Brentonico, ha portato al recupero di un insieme di reperti databili al XVIII secolo che hanno permesso di riconoscere la presenza di una serie di fortificazioni realizzate nel 1796 dall’Impero Asburgico per contrastare l’avanzata napoleonica in Trentino.

Ampio spazio è riservato al Parco Archeo Natura di Fiavé, inaugurato nell’estate 2021, al quale sono dedicati tre articoli. Il soprintendente Franco Marzatico evidenzia come la realizzazione del Parco, in dialogo tra l’archeologia e l’ambiente naturale, abbia lo scopo di proporre un percorso partecipato di conoscenza, consapevolezza e valorizzazione, offrendo un’opportunità di fruizione integrata del patrimonio culturale e ambientale che coinvolga nel progetto le diverse realtà locali per accrescere la conoscenza e la consapevolezza culturali, sia l’attrattiva del territorio dal punto di vista turistico. Le referenti dei Servizi Educativi dell’Ufficio beni archeologici tracciano un quadro della ricca proposta di attività rivolte a pubblici di ogni età, con particolare attenzione al mondo della scuola e alle famiglie, realizzati con enti e associazioni locali e con il coinvolgimento attivo della comunità.

Il notiziario riporta gli interventi di indagine archeologica effettuati Civezzano in località Sorabaselga, ad Arco in via Degasperi, a Tesero in località Sottopedonda, a Sanzeno in Val di Non, sull’Altopiano della Vigolana, ad Arco presso il Monastero delle Serve di Maria, a Trento in via Grazioli e in via S.Pietro e a Vetriolo dove è stata portata alla luce una vasta area mineraria protostorica.

Informazioni

Provincia autonoma di Trento

Soprintendenza per i beni culturali

Ufficio beni archeologici

Via Mantova, 67 – 38122 Trento

tel. 0461 492161

e-mail: uff.beniarcheologici@provincia.tn.it

http://www.cultura.trentino.it/Temi/Archeologia

(md)

Sullo stesso argomento:

https://wp.me/p7tSpZ-5Qm

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ALCUNE DELLE PUBBLICAZIONI DISPONIBILI:

https://www.academia.edu/resource/work/45126791.

https://www.academia.edu/resource/work/47922483.

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  • ISBN: 978-88-7702-457-2
  • 2018
    Provincia autonoma di Trento
  • Autore / Curatore: Franco Nicolis e Roberta Oberosler
  • € Distribuzione a fini istituzionali
  • Ufficio beni archeologici

“Archeologia delle Alpi. Studi in onore di Gianni Ciurletti” raccoglie indagini e approfondimenti su varie tematiche in ambito archeologico che coprono un arco temporale dalla preistoria all’età contemporanea. Hanno contribuito al volume studiosi e ricercatori oltre agli archeologi dell’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento che hanno così reso omaggio a Gianni Ciurletti già Soprintendente per i beni archeologici del Trentino.

Per richiedere informazioni relativamente alla distribuzione rivolgersi a:

Soprintendenza per i beni culturali – Ufficio beni archeologici 
Via Mantova, 67 

Tel. 0461/492161

uff.beniarcheologici@provincia.tn.it

 scarica il sommario: ArcheologiaDelleAlpi_sommario.pdf (59,62 kB).

https://www.academia.edu/resource/work/38296180

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  • ISBN: 978-88-7702-363-6
  • 2014
    Provincia autonoma di Trento
  • Soprintendenza per i Beni architettonici e archeologici
  • Autore / Curatore: Rosa Roncador e Franco Nicolis
  • € Distribuzione a fini istituzionali
  • Ufficio beni archeologici

Sviluppi culturali durante l’età del ferro nei territori alpini centro-orientali.

Atti della giornata di studi internazionale: 1 maggio 2010 – Sanzeno – Trento.

Il territorio trentino è stato sin da epoche remotissime luogo d’incontro e di confronto tra i popoli. Costituisce, infatti, fin dall’antichità un passaggio naturale che collega il mondo mediterraneo all’Europa transalpina.
Questo volume costituisce un importante risultato dell’azione di tutela, conoscenza, valorizzazione e promozione del patrimonio archeologico non solo provinciale ma più in generale alpino.

Per richiedere informazioni relativamente alla distribuzione rivolgersi a:

Soprintendenza per i beni culturali – Ufficio Beni archeologici 
Via Mantova, 67 

Tel. 0461/492161

uff.beniarcheologici@provincia.tn.it

La pubblicazione è consultabile presso la biblioteca specialistica “Pia Laviosa Zambotti” dell’Ufficio beni archeologici, via Mantova 67, Trento, tel.0461 492161.

 scarica il libro: ATTI_Antichi Popoli delle Alpi_web.pdf (12,07 MB)

 scarica il sommario: ATTI_Antichi Popoli_sommario.pdf (475,07 kB)

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  • ISBN: 978-88-7702-385-8
  • 2014 – Archeologia delle Alpi
    Provincia autonoma di Trento
  • Soprintendenza per i beni culturali – Ufficio beni Archeologici
  • Autore / Curatore: Franco Nicolis e Roberta Oberosler
  • € Distribuzione a fini istituzionali
  • Ufficio beni archeologici

Primo numero del rinnovato periodico che ospita articoli relativi singoli aspetti, scavi, ricerche, scoperte effettuati nel territorio provinciale e più in generale nell’area alpina centro-orientale.

In questo primo numero della nuova rivista sono raccolti articoli, saggi, riflessioni, interventi informativi di carattere archeologico che provengono dall’Ufficio beni archeologici e da altre istituzioni trentine che hanno tra le proprie competenze anche la ricerca archeologica.

Per richiedere informazioni relativamente alla distribuzione rivolgersi a:

Soprintendenza per i beni culturali – Ufficio Beni archeologici 
Via Mantova, 67 

Tel. 0461/492161

Le pubblicazioni sono disponibili presso le strutture della Soprintendenza per i beni culturali – Ufficio Beni archeologici:

S.A.S.S. Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas 
Trento, piazza Cesare Battisti 

Museo Retico – Centro per l’archeologia e la storia antica della Val di Non 

Sanzeno, via Rezia 87

Museo delle Palafitte di Fiavé 
Fiavé, via 3 Novembre, 53 

 scarica il libro: Archeologia delle Alpi 2014.pdf (8,61 MB)

 scarica il sommario: sommario.pdf (894,04 kB

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Fare Rame



2021
Provincia autonoma di Trento
Autore / Curatore: Paolo Bellintani, Elena Silvestri
Ufficio beni archeologici
Fare Rame. La metallurgia primaria della tarda età del Bronzo in Trentino: nuovi scavi e stato dell’arte della ricerca sul campo aggiorna, con le ricerche condotte dopo il 2000 dall’Ufficio beni archeologici, le conoscenze sullo sfruttamento dei giacimenti di rame trentini nella tarda età del Bronzo (3400-3000 anni fa circa). Si tratta di alcuni studi dedicati a siti di lavorazione del minerale di rame (Segonzano, Lavarone, Luserna, Transacqua, S.Orsola, Fierozzo) messi a confronto con analoghi contesti archeologici nord-alpini e alcuni lavori di sintesi sulla cronologia relativa e assoluta dei contesti esaminati, sulla tipologia delle strutture piro-tecnologiche e sull’inquadramento storico della tematica.

Per richiedere informazioni relativamente alla distribuzione rivolgersi a:

Soprintendenza per i beni culturali – Ufficio beni archeologici
via Mantova, 67
38122 Trento
tel. 0461 492161
uff.beniarcheologici@provincia.tn.it

scarica il libro: Fare Rame_volume_web.pdf (21,01 MB)

scarica il sommario: Fare Rame_sommario_web.pdf (305,06 kB)

LIGURIA ARCHEOLOGICA

LiguriArcheologica

( http://www.liguriarcheologica.it/) è un bellissimo sito ricco di informazioni , collegamenti , documenti e risorse divise secondo le province della Liguria . Quindi una vera e propria fotografia ” archeologica” di un territorio straordinario popolato fin dalla più remota antichità. La documentazione è ricchissima.( Mi perdonino gli autori se mi permetto di suggerire di estendere l’area di studio non solo al territorio dell’attuale Liguria ma a tutto il territorio ligure antico che comprendeva come noto una area più estesa com il Piemonte Meridionale, la Lunigiana , l Emilia appenninica e parte della Provenza.

Vi lascio alla descrizione del sito da parte dell’autore:

Il progetto “LiguriArcheologica” non vuole sostituire assolutamente guide, libri o siti web specialistici, che è possibile continuare a consultare e leggere da parte dell’appassionato di archeologia, ma dare solo un piccolo contributo, a chi ne fosse interessato, per allargare la platea di coloro che non sono ancora riusciti a conoscere ed apprezzare pienamente i molti tesori della Liguria archeologica.

Roberto Rodolfo De Lorenzi

Ecco LINK:

http://www.liguriarcheologica.it/

La distribuzione delle tribù Liguri in epoca protostorica.