IL TEATRO ROMANO DI ALBINTIMILIUM ( VENTIMIGLIA)

Albintimilium fu in un primo tempo la capitale dei Liguri Intemeli e per questo era conosciuta con il nome di Albium Intemelium.

La vicinanza con le colonie greche sulla costa meridionale della Francia fu insidiosa per i Liguri, popolazione comunque molto bellicosa, che respinse ogni tentativo di conquista della propria zona, mantenendo l’indipendenza, a danno in particolare delle mire espansionistiche di Marsiglia.

Albium Intemelium entrò in contatto con Roma in modo ostile, ma dal II secolo a.C. si inserì progressivamente nell’orbita romana. Divenne municipium nell’89 a.C. e poi nel 49 a.C. fu concessa la cittadinanza romana, e la città fu direttamente coinvolta in alcuni disordini associati alla guerra civile tra Cesare e Pompeo, parteggiando per il primo.

Erma di Dioniso e di Menade ritrovate nei pressi del teatro

I monumenti rimasti testimoniano in parte la ricchezza raggiunta dalla città, che in età augustea cambiò il nome in Albintimilium, avvantaggiata nei commerci dal passaggio della via Aurelia. Subì un grave saccheggio nel 69 d.C., ma si riprese in fretta, e continuò a essere un centro vitale fino al IV-V secolo, quando fu coinvolta dalle invasioni barbariche e si spopolò.

I resti dell’antica Albintimilium sono custoditi all’interno dell’area archeologica in località Nervia. L’area è suddivisa in più zone che ospitano diversi elementi di interesse. Si può ritrovare anche l’abitato protostorico dei liguri che si compone di alcune basi di capanne, ma la maggior parte dei resti sono romani: si distinguono l’area intorno alla cinta muraria romana, di cui rimangono solo delle tracce, con la porta sul lato occidentale della città, la Porta di Provenza (costruita nel I secolo, originariamente aveva tre fornici con torri circolari). Altri monumenti di grande interesse sono le terme e soprattutto il teatro.

Il teatro era collocato nell’area occidentale della città, vicino a una delle strade principali, la via Julia Augusta, che nel tratto urbano veniva a sovrapporsi con il decumano massimo, e poi continuava come strada consolare che collegava Piacenza ad Arles. A nord del teatro si può osservare una parte della strada, con due marciapiedi e la pavimentazione rivestita in pietra di Turbie. Sotto la strada è visibile una parte del sistema di scolo.

L’elemento principale dell’area archeologica è il teatro, che conserva la sua struttura quasi del tutto intatta, di forma semicircolare, mantiene il rivestimento in pietra calcarea bianca detta di Turbie, perché proviene dall’omonima località sopra Monaco. Oltre alla cavea, si vede benissimo l’orchestra e una delle due parodos, con ingresso monumentale ben conservato.

Qui di seguito ( sotto la figura)il link al volume IL TEATRO ROMANO DI ALBINTIMILIUM RESTAURI E RICERCHE

https://www.sfogliami.it/fl/234705/qk1bhp2gtcb3hgudsnevmzjxmty5ruj#page/1

IL SITO UFFICIALE :

https://nervia.beniculturali.it/

Altri link:

I LIGURI E ROMA : PRESENTAZIONE DEGLI ATTI DEL CONVEGNO

Acqui Terme. Sabato 30 aprile alle ore 16.00, presso la Sala del Consiglio di Palazzo Levi, si torna a parlare di archeologia con la presentazione ufficiale del volume degli Atti del Convegno “I Liguri e Roma- Un popolo tra archeologia e storia” tenutosi ad Acqui Terme tra il 30 maggio e il 01 giugno 2019, e organizzato dal Comune di Acqui Terme tramite il Civico Museo Archeologico insieme alla Soprintendenza SABAPAL e all’Università degli Studi di Torino – Dipartimento di Studi Storici.

Il volume, veramente imponente, edito da Quasar (428 pagine) a cura di Silvia Giorcelli Bersani enoMarica Venturino, raccoglie integralmente gli interventi presentati in occasioni del Convegno, le comunicazioni inviate e gli estratti del dibattito conclusivo, permettendo la diffusione presso un vasto pubblico delle importanti giornate di studi acquesi.

Liguri e Roma atti del convegno

Per il Civico Museo Archeologico il Convegno, che aveva inaugurato l’importante mostra “Le ceneri degli Statielli. La necropoli dell’età del Ferro di Montabone” (terminata a dicembre 2021), è stato un momento davvero importante; lo ribadisce il Conservatore museale Germano Leporati che ci tiene a sottolineare: “siamo davvero molto orgogliosi di poter presentare qui ad Acqui un volume così importante, che mette in risalto il ruolo del Museo e  l’importanza del nostro patrimonio archeologico, ed evidenzia quanto realizzato negli scorsi anni dal punto di vista della ricerca e della divulgazione; aver collaborato con la Soprintendenza e l’Università degli Studi di Torino a questo importante incontro costituisce per l’archeologia acquese e per la città un motivo di orgoglio”.

All’incontro interverranno Egle Micheletto, già Soprintendente per le province di Alessandria, Asti e Cuneo,  e le curatrici del volume, Silvia Giorcelli Bersani, Professoressa Ordinaria di Storia Romana presso l’Università degli Studi di Torino,  e Marica Venturino, già funzionaria SABAPAL e curatrice della mostra “Le ceneri degli Statielli”, nonché del relativo volume, realizzato da Museo e Soprintendenza e presentato anch’esso presso la Sala Consigliare di Palazzo Levi nel febbraio 2020. ( Da settimanalelancora.it)

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I LIGURI E ROMA UN POPOLO TRA ARCHEOLOGIA E STORIA

Il volume nasce dall’esigenza condivisa di aggiornare, a quarant’anni dall’uscita di Fontes Ligurum et Liguriae antiquae (1976) e a quindici dalla mostra “I Liguri: un antico popolo europeo tra il Mediterraneo e l’Europa” (2005), il quadro delle conoscenze storiche e archeologiche sui Ligures e sul loro rapporto con Roma

A cura di: Silvia Giorcelli Bersani e Marica Venturino (con la collaborazione di Giordana Amabili)
Anno edizione: 2021
Collana: Studi e ricerche sulla Gallia Cisalpina, 29
Isbn: 978-88-5491-172-7
Materie: Archeologia
Formato: 21,5×28
Pagine: 425

Atti del Convegno Aqui Terme (31 maggio – 1 giugno 2019)

Sommario:

Presentazioni

Luisa Papotti

Gianluca Cuniberti

Lorenzo Lucchini – Germano Leporati

Ricordando Filippo        

I sessione: la documentazione archeologica

Filippo Maria Gambari, I Liguri tra Etruschi e Celti: la Liguria interna prima della romanizzazione 

Silvia Paltineri, Dinamiche del popolamento ligure dal Bronzo finale alla romanizzazione

Marica Venturino, L’identità nella morte. Le necropoli dei Liguri

Daniele Arobba, Sila Motella De Carlo, I Liguri. Aspetti economici e paleoambientali 

Mirella T.A. Robino, I Liguri Statielli tra identità e assimilazione nel mondo romano       

II sessione: la discussione storica

Michele Bellomo, L’espansione romana nella seconda metà del III secolo a.C. e il caso delle guerre liguri: tra ‘grande strategia’ e competizione nobiliare 

Mattia Balbo, Contare i Ligures: il contesto del trasferimento degli Apuani nel Sannio 

Elisabetta Todisco, Per un modello di organizzazione degli agglomerati secondari della regio IX augustea                                                                                                               

Michel Tarpin, La sententia Minuciorum: La procedura finanziaria come chiave dell’interpretazione territoriale                                                                                          

Francesco Mongelli, Forme di vita rurale nella Liguria romana di età imperiale              

Francesco Rubat Borel, La componente celtica nell’onomastica epicoria dell’epigrafia latina della Regio IX Liguria                                                                                                

Giovanni Mennella, La “Prìa scritta” di Cichero: una cultualità di Iuppiter nel Levante ligure  

Andrea Pellizzari, Liguri e Liguria nelle fonti letterarie e scoliastiche tardoantiche           

COMUNICAZIONI

Sila Motella De Carlo, Frascaro (AL) – località Cascina Brumosa: dati archeobotanici       

Stefano Marchiaro, Note sulla ceramica della seconda età del Ferro di Fossano (CN)     

Marina Giaretti, Marica Venturino, Elementi di costume ligure della seconda età del Ferro da Palazzolo Vercellese                                                                                    

Germano LeporatiReliqua desiderantur. Mancanze e osservazioni preliminari per un riesame del bronzo siracusano di Ierone II di provenienza acquese, nel contesto di Acqui preromana  

Alberto Carlevaris, Fra continuità e innovazione. La romanizzazione del Piemonte sud-orientale nel I secolo a.C. e il caso di Forum Fulvii   

Furio Ciciliot, Alcuni presunti toponimi romani acquesi in fonti anteriori al 1671 

Angela Pola, Importazioni falische in sepolture liguri. I più antichi vasi figurati falisci della necropoli preromana di Genova       

Simona Minozzi, Gloria Saccò, La necropoli ligure di Genicciola: nuovi dati bioarcheologici 

Ivan Repetto, La via Postumia tra Genova e Libarna. La funzione Least Cost Path di ArcGIS per una ricostruzione dell’antico percorso   

Michela Ruffa, Golasecchiani o Liguri? Una comunità composita a Gropello Cairoli (PV) 

Annamaria Carini, Borchie in bronzo dell’età del Ferro nel Piacentino: una moda etnica resiliente      

James Tirabassi, Nicolò Donati, Claudio Cavazzuti, Alcuni Liguri sulla Pietra di Bismantova alle soglie della romanizzazione: prime analisi dei corredi delle tombe e del profilo biologico dei cremati 

Roberto Macellari, Giada Pellegrini, Lucia Romoli, Valentina Uglietti, La signora della pietra: una Ligure alle soglie della conquista romana nel territorio reggiano. Storytelling e story-game ai Musei Civici di Reggio Emilia                                                                                                           

Silvia Landi, Emanuela Paribeni, Luca Parodi, Ivo Tiscornia, Ricerche intorno alla necropoli ligure di Pulica (Fosdinovo – MS)                  

Giulio Ciampoltrini, Paolo Notini, L’insediamento ligure apuano del Monte Pisone (San Romano di Garfagnana, Lu). Nuovi dati (e qualche ipotesi per i Friniates)         

Giulia Picchi, La Versilia fra III e II secolo a.C.: Liguri, Etruschi e Romani         

Discussione                                                                                                                               

Silvia Giorcelli Bersani, Conclusioni     

TRANSPADANA: ROMANI NEL PIEMONTE SUD-OCCIDENTALE

Nella Regio IX, corrispondente all’attuale Liguria e Piemonte meridionale (fig. 1), l’occupazione romana si sviluppò attraverso due fasi. Nella prima metà del II secolo a.C. (173a.C.) le campagne condotte dal console Marco Popillio Lenate si conclusero con una vittoria sulla popolazione dei Ligures Statielli. Molti di essi caddero e i restanti furono fatti

prigionieri; la loro capitale Caristo fu completamente rasa al suolo. Tale operazione militare ben si inseriva in quell’ampia politica di espansione di Roma verso l’area padana: l’obiettivo principale, attraverso la gestione e il controllo dei valichi alpini, era lo spostamento del confine della Cisalpina sempre più verso occidente…( PAOLO SAPIENZA)

AQUI TERME L’ACQUEDOTTO

SU AQUI TERME :

https://www.acquimusei.it/visita-virtuale/

SUI LIGURI STATIELLI :

LA VILLA DI ALBA DOCILIA AD ALBISOLA E I SUOI AFFRESCHI

Frammenti di affresco della villa di Alba Docilia -Albisola

Gli studi sulle antichità di Albisola, iniziati nella seconda metà dell’800, portarono a localizzare nella zona di Albisola Superiore l’Alba Docilia che compare come stazione o luogo di sosta sulla Tabula Peutingeriana, mappa stradale dell’Impero romano redatta forse tra III e IV sec. d.C. per scopi militari, pervenutaci grazie a una copia medievale, e in altri itinerari antichi in cui il toponimo assume forme diverse, come Alba Decilia Delicia.



La presenza dell’antico insediamento albisolese sugli itinerari stradali si spiega con la prossimità all’arteria costiera che da Genova conduceva a Vado, che tuttavia divenne secondaria dopo l’apertura della via Julia Augusta voluta dall’imperatore Augusto tra il 13 e il 12 a.C. Il complesso antico in piazza Giulio II, portato in luce con gli scavi condotti alla fine dell’800 da don Schiappapietra, parroco della chiesa di S. Nicolò di Albisola, è riferibile ad una grande villa (circa 8000 mq) di età romana imperiale che univa caratteristiche della dimora residenziale con strutture e servizi produttivi tipici della fattoria. Sono riconoscibili il quartiere padronale (pars urbana), il settore rustico – produttivo (pars rustica o fructuaria) e il settore termale.

Ricostruzione della Villa di Alba Docilia( disegno di Como)

Parte del nucleo abitativo e della zona termale è attualmente visibile nell’area archeologica compresa nel vasto piazzale antistante la stazione ferroviaria; un tratto del settore rustico è conservato sotto il porticato a fianco della stazione stessa, mentre i resti murari esistenti sotto la piazza sono resi leggibili grazie al tracciato planimetrico, riportato mediante lastre di travertino sulla pavimentazione.

Ipotesi ricostruttiva di porzione della villa

Nel quartiere residenziale della villa, esposto a Sud, piccoli vani (cubicula) si affacciavano su un peristilio porticato dotato di un bacino rettangolare per la raccolta dell’acqua.

I reperti rinvenuti nello scavo rivelano l’elegante decorazione del porticato con intonaci dipinti, lesene scanalate in marmo bianco e capitellini figurati con foglie d’acanto e delfini affrontati. Alcuni vani posti a Nord del peristilio erano forniti di sistema di riscaldamento mediante circolazione di aria calda sotto il piano pavimentale; gli ambienti destinati al soggiorno del proprietario, della famiglia e degli ospiti erano dotati di pavimenti a mosaico e tarsie marmoree e di pareti e soffitti dipinti, che testimoniano una certa raffinatezza almeno nel periodo di maggior sviluppo della villa, corrispondente al I e al II secolo d.C.


 

Suspensoree di ambienti riscaldati della villa di Albisola

Nel settore rustico una ventina di vani di differenti dimensioni adibiti probabilmente a magazzini, alloggi servili e ricoveri per animali, si disponevano, secondo una tipologia diffusa in area gallo-romana, intorno ad una grande corte centrale; gli ambienti ubicati nell’angolo Nord ospitavano impianti di lavorazione con vasche e canalette, oggi occultate sotto il terrapieno ferroviario, attribuibili alla produzione o alla trasformazione delle derrate alimentari e dei prodotti provenienti dalle proprietà agrarie dell’azienda agricola.


 

Planimetria dei resti della villa di Alba Docilia

Il settore termale collegato alla parte abitativa comprende un grande edificio circolare, già indagato alla fine dell’800, da identificare probabilmente con un laconicum o assa sudatio, una sauna in cui era possibile prendere bagni di vapore o di aria calda, e forse anche di sole, e una vasca o cisterna rivestita con malta idraulica. In una serie di ambienti collegati si riconoscono vani di servizio connessi alle attivita termali.
 

La monumentalità dell’impianto termale, il numero di cubicula presenti nell’area residenziale nonché l’estensione planimetrica del settore di servizio con la vasta area cortilizia hanno indotto a interpretare il complesso più che con una villa di tipo rustico-residenziale, con la mansio di Alba Docilia, stazione di posta appartenente all’organizzazione del cursus publicus.

Le mansiones romanae sorgevano in prossimità di strade di grande comunicazione e garantivano possibilità di sosta, accoglienza e riposo per viaggiatori e animali: corrispondono a tali necessità sia lo sviluppo del quartiere residenziale sia l’estensione planimetrica della corte circondata da spaziosi ambienti adibiti forse a magazzini o stalle, sia un capillare sistema idraulico e non ultima la presenza di un attrezzato settore termale, adeguato a un esercizio pubblico piuttosto che ad una struttura privata, per quanto grandiosa. In realtà la distinzione tra villa rustica e mansio non è sempre chiara, in quanto le tipologie edilizia e planimetrica possono presentare elementi comuni, e nulla esclude che alcune villae possano essere state successivamente trasformate in mansiones.


 

Frammenti di affreschi della Villa di Alba Docilia

L’occupazione stabile della villa tra I e V forse VI secolo d.C. è documentata dai numerosi reperti ceramici e monetali, attestanti una rete di vivaci rapporti commerciali. Le indagini archeologiche recentemente condotte sotto la Via degli Scavi hanno rivelato una stratigrafia intatta, altrove mancante, che ha permesso di delineare la frequentazione del sito dall’epoca preromana al tardo antico e all’alto medioevo, quando alcuni ambienti della villa ormai in abbandono vengono occupati da sepolture a inumazione, per le quali è ancora da individuare la relazione con la chiesa di S. Pietro, o con un primitivo edificio di culto, che si imposta sui resti del complesso di età imperiale. ( Da comune di Albisola).

Frammenti intonaci della villa
Frammenti di affreschi della Villa

GLI AFFRESCHI

Da http://www.archeoliguria.beniculturali.it/index.php?it/131/pubblicazioni/37/alba-docilia-la-villa-romana-gli-affreschi-della-collezione-schiappapietra

Indice

Presentazione e Introduzione, p. 6 [scarica il PDF]
Dede Restagno, La figura e l’opera di Givanni Schiappapietra, p. 13 [scarica il PDF]
Dede Restagno, La collezione Schiappapietra, p. 17 [scarica il PDF]
Anna Maria Pastorino, Santo Varni ad Alba Docilia 1880-1881, p. 21 [scarica il PDF]
Storia degli scavi di Alba Docilia
Dede Restagno, Le più antiche notizie e i primi scavi, p. 25 [scarica il PDF]
Francesca Bulgarelli, Scavi e ricerche 1969-1996, p. 29 [scarica il PDF]
Francesca Bulgarelli, La villa romana di Alba Docilia, p. 35 [scarica il PDF]
Francesca Bulgarelli, La decorazione parietale, p. 43 [scarica il PDF]
Lorenza Panizzoli, Il restauro, p. 59 [scarica il PDF]
Giancarlo Lanterna, Pietro Moioli, Claudio Seccaroni, Strati superficiali dei dipinti murali. Studio della composizione, p. 65 [scarica il PDF]
Glossario, p. 73 [scarica il PDF]
Bibliografia, p. 77 [scarica il PDF]
Errata Corrige [scarica il PDF]

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LIGURI APUANI: ARCHEOLOGIA E STORIA DI UN POPOLO

In questo volume l’Autore ha voluto riordinare, in maniera organica, i dati forniti dai numerosissimi contributi scientifici che sono stati prodotti sulla storia del primo millennio a.C. in Lunigiana (province della Spezia e Massa Carrara), Garfagnana e Versilia (parte centro-settentrionale della provincia di Lucca).
Grazie all’esame di ogni singolo sito archeologico e a una coerente lettura in chiave storica, Ligures apuani si propone come punto di riferimento, fino ad oggi mancante, per lo studio del popolamento preromano dell’area. Il volume non vuole però essere solo uno strumento di lavoro per gli studiosi, ma si rivolge anche ad appassionati, curiosi e cultori del passato (locali e non) per fornire loro risposte scientifiche sull’argomento.

Indice
La Liguria Apuana: un territorio caratterizzato da una forte unitarietà dalla preistoria ad oggi
L’unitarietà e i confini del territorio apuano preromano
evidenziati dall’archeologia moderna
La storia del territorio ligure apuano attraverso i dati archeologici
I Liguri nella letteratura e nella storiografia antica
Schede relative ai siti archeologici preromani della Liguria Apuana
Legenda della carta archeologica della Liguria Apuana tra Bronzo recente-finale ed età imperiale
Appendice. Montramito ed il confine lunense-pisano in epoca romana
Ringraziamenti
Bibliografia
Indice dei luoghi

Nota sull’Autore
Michele Armanini è da sempre appassionato allo studio dell’area apuo-spezzino-lunigianese e garfagnino-versiliese, nella quale vive e dove si diramano le radici della sua famiglia.
Si laurea in Storia antica presso l’Università di Pisa nel 2006, con una tesi sui Liguri apuani, che si aggiudica il premio speciale degli storici lunigianesi al Premio Lunigiana Storica. Membro dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri e dell’Istituto Storico Lucchese, collabora con università e istituti di ricerca, conduce inchieste e interviste sul campo ed è autore di diversi articoli storico-archeologici e linguistico-etnografici.

E’ POSSIBILE CONSULTARE ON LINE UNA PARTE DELL’OPERA AL SEGUENTE INDIRIZZO :

INTRODUZIONE ALLA LINGUA DEGLI ANTICHI LIGURI

L’Autore commenta e interpreta le antiche iscrizioni liguri incise su rocce e pietre finora trovate in 30 località di Lunigiana e provincia della Spezia. I Liguri svilupparono un sistema scrittorio basato su legature tra lettere, spesso elaborate con finalità figurative. La scrittura era un’arte non solo perché i segni alfabetici erano formati e disposti per costituire simboli, figure di divinità e oggetti, ma anche perché essa doveva essere ingegnosa e spesso comunicare più messaggi. Essendo il ligure una lingua indeuropea, i contesti e il cospicuo numero delle attestazioni permettono di interpretare il 90 per cento delle parole.

Qui potete consultare l’introduzione tratta dal sito ACADEMIA.EDU

SCOPERTA UNA NUOVA TESTA DI STATUA STELE IN LUNIGIANA

Straordinario ritrovamento archeologico in provincia di Massa e Carrara. A Pontremoli, nei pressi del monte Galletto è stata infatti ritrovata una testa di statua stele in ottimo stato di conservazione.

A scoprirla un cittadino di Carrara di origini pontremolesi, Paolo Pigorini, che aveva notato una roccia dalla forma bizzarra, lasciata da un contadino ai margini di un orto insieme a un mucchio di pietre risultati dalla preparazione di un terreno per l’aratura. Pigorini avrebbe raccolto la pietra e, riconosciuto che si trattava della testa di una statua stele, l’ha consegnata al direttore del Museo delle Statue Stele di Pontremoli, Angelo Ghiretti, che ha riconosciuto l’opera come un autentico reperto risalente all’età del rame, e ha avvisato la funzionaria della soprintendenza, Marta Colombo, e il sindaco di Pontremoli, Lucia Baracchini.

Le statue stele sono rarissimi manufatti preistorici e protostorici, tipici della zona della Lunigiana, prodotti in antico dai Liguri Apuani, e raffiguranti personaggi maschili o femminili stilizzati e connotati nel genere dagli oggetti che portano (armi o monili). Le statue risalgono a un periodo compreso tra il III millennio a.C. e il VI secolo a.C. Se ne conoscono in tutto 80 esemplari, classificabili in tre gruppi (A, B e C a seconda della loro forma) e il Museo di Pontremoli è quello che ne conserva di più. La testa appena rinvenuta si può classificare nel gruppo “B”: presenta la testa con la tipica forma della mezza luna e gli occhi e il naso ricavati scavando la pietra con una forma simile a quella di una “U”, altro elemento caratteristico delle statue stele dei gruppi A e B (il fatto che però la testa sia staccata dal tronco la iscrive senza dubbio nel gruppo B). Si tratta di una testa femminile, come si evince dagli orecchini stilizzati che la statua presenta.

L’opera è già stata inserita nel catalogo delle statue stele col numero 85, e secondo Ghiretti risale a circa 5.000 anni fa. Secondo il direttore del museo di Pontremoli si tratta di un ritrovamento insolito perché avvenuto “all’imbocco della gola dell’Annunziata”, dove “si trova l’attraversamento forzato per eccellenza della testata di valle”, ha ricordato Ghiretti in una nota, ovvero un luogo molto perlustrato dagli studiosi alla ricerca di statue stele. Ci sono stati del resto altre scoperte in zona, nel passato: “È il caso dei ritrovamenti di molte Statue Stele: Groppoli sul Geriola, Talavorno sul Mangiola, Pontevecchio sul Bardine, Ponticello sul Caprio, Venelia IV sul Civiglia. Va però precisato che la pista antica non oltrepassava la gola (ciò avverrà frequentemente solo dopo la fondazione della SS. Annunziata nel XV secolo) ma risaliva il fianco Nord di monte Galletto per poi ridiscendere verso la bassa valle dopo aver intercettato sulla sella l’antica percorrenza proveniente da Arzengio. Proprio sulla sella del monte si deve immaginare che esistesse, quasi cinquemila anni fa, un allineamento di statue-stele (di cui l’ultima ritrovata sarebbe, con ogni probabilità, un frammento caduto nel campo sottostante), situazione che ricorda molto da vicino il Santuario di Minucciano col suo valico, cerniera naturale tra Lunigiana e Garfagnana”.

In definitiva, per Ghiretti si tratta di “un altro passo importante sul cammino straordinario delle stele verso la meta, la comprensione del loro significato oggi un po’ meno misterioso”.

Eccezionale scoperta archeologica in Lunigiana: trovata testa di una rara statua-stele
L ‘eccezionale scoperta in Lunigiana

Da finestresullarte: https://www.finestresullarte.info/archeologia/pontremoli-scoperta-testa-di-una-statua-stele

ISIDE NELLA GALLIA CISALPINA

Iside in atto di agitare il sistro – Aquileia, Museo Archeologico Nazionale  | Artribune
Bronzetto di Iside da Aquileia

Iside, figlia di Geb e Nut e sorella del suo sposo Osiride è una delle divinità femminili più venerate dell’antico Egitto. Viene presentata come una madre amorevole e moglie devota e fa parte della triade divina Iside, Osiride, Horus.

In epoca tolemaica il suo culto arriva fino in Grecia e successivamente si estende in modo massiccio nell’impero romano anche grazie a Cleopatra. In realtà la prima menzione ufficiale di questo culto nella nostra penisola ci viene dato dallo storico Claudio Ennio (239 – 169 a.C.).Durante il corso dei decenni e dei secoli questa divinità gode in Italia di alterne fortune, ora tollerata, ora non accettata.Il culto di Iside si diffonde nel nord Italia, secondo alcuni storici, partendo da Aquileia, importantissimo snodo commerciale in cui arrivava la via Postumia che attraversava la Pianura Padana fino a Genova.

Fotogallery dei principali reperti archeologici in bronzo trovati ad Industria (antica colonia romana situata nell’attuale Monteu da Po, costruita alla confluenza della Dora Baltea nel Po), la città era interamente dedicata al culto della Dea Iside e di Serapide.( da homolux.it)



Ricostruzione zona tempio di Iside e Serapeum

vi rimandiamo alla trattazione universitaria della dott.ssa Maria Luisa Pavan