SCOPERTO IL PORTO DI ALTINO

Uno studio coadiuvato tra l’università di Venezia e Padova ha riportato in luce un possibile antico porto nella città romana di Altino. L’aspetto sorprendente è che, fino ad oggi, non erano state trovate delle prove che potessero confermare la sua esistenza.

Altino (in latino “Altinum“) nacque come insediamento paleoveneto intorno al I millennio a.C., tantoché il suo toponimo è probabile che derivi dalla lingua venetica, successivamente tradotto col termine latino “altus“.

Prima della conquista romana definitiva, si crede, sulla base delle fonti archeologiche trovate, che in questo piccolo centro veneziano sia nata la divinità preromana “Altino” o “Altnoi”, che sovraintendeva l’intera laguna e a cui era stato dedicato anche un edificio sacro.

Sin dal principio, Altino era un importante centro di scambi mercantili nella penisola italica, perché collegava gli empori della città etrusca di Spina (affacciata sul Mar Adriatico) e Adria – un altro insediamento etrusco-veneto posto sul fiume Adrias, che seguiva il corso dell’odierno Canal Bianco.

L’annessione romana arrivò nel II secolo a.C. e in maniera piuttosto pacifica. Da quel momento Altino si tramutò da luogo composto da diversi gruppi di capanne paleovenete ad una vera e propria città di stampo romana. Il processo di urbanizzazione iniziò e si concluse nel 49-42 a.C., quando venne concesso a tutti i cittadini di sottostare sotto gli obblighi del diritto romano e venne creato un municipio.

In un luogo così florido ed importante in tutta l’area adriatica della penisola, un porto diventava essenziale per poter commerciare le materie essenziali o di lusso, come il legname, l’olio o il vino, con gli altri domini.

L’identificazione di questo è arrivata solo negli ultimi anni, grazie alle più moderne tecnologie di geolocalizzazione. Il geologo Paolo Mozzi, dell’Università di Padova, e il docente di archeologia marittima Carlo Beltrame, si sono avviati in un lungo processo di studio che ha portato, oggi, ad identificare una darsena ad L, fotografata nel 2009 dal professor Mozzi, come il vero porto di Altino.

La zona, oggi un terreno a coltivo di proprietà, è stata sottoposta a svariate analisi, come: le raccolte di superficie, i carotaggi, le analisi radiometriche delle strutture lignee e, in particolare, le indagini geomagnetiche, che hanno portato alla luce anche edifici non identificati dalle fotografie aeree degli anni precedenti.

Grazie, quindi, alla collaborazione delle due università venete, con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Comune di Venezia e Laguna, si è riusciti a scoprire, e ricostruire, un luogo fondamentale per l’intera area adriatica di epoca romana. La speranza, compiuto questo passo, è poter affinare le proprie conoscenze su altri luoghi risalenti a quell’epoca, ma anche ricavare maggiori dati “scientifici” sui sempre più ampli studi della tanto temuta subsidenza lagunare.

FONTE: UNIVERSITÀ CA’ FOSCARI

LA SCOPERTA DEL. PORTO

Il dipartimento di Archeologia classica dell’ateneo veneziano di recente aveva rinvenuto, sempre ad Altino, una antica domus. È stato adesso Paolo Mozzi, geologo dell’Università di Padova (che condivide il progetto con Ca’ Foscari, a notare le caratteristiche morfologiche di un porto analizzando alcune fotografie aeree.

Lo scatto pubblicato nel 2009 nella rivista Science, mostra una sorta di grande darsena ad elle, dell’ampiezza di quasi un ettaro, ad ovest del centro urbano di Altino anch’esso venuto alla luce dalle stesse immagini prese dall’alto.

Il porto di Altino

Che Altino avesse un porto lo si supponeva, vista anche la vicinanza al mare e il ruolo commerciale della città romana. A testimoniarlo, oltre ai testi antichi, anche i materiali rinvenuti negli scavi. Altino era infatti uno snodo commerciale di traffici provenienti dal nord, attraverso la via Claudia Augusta, e dall’entroterra padano. Legname, olio e vino. E poi la lana, di cui la città era una famosa produttrice.

La ricostruzione del suo sistema portuale però è storia recente e deve molto alle precise immagini da foto aeree e satellitari e alle indagini geofisiche svolte.

La ricerca

La ricerca senza scavo che l’équipe dell’Università Ca’ Foscari sta eseguendo ha dunque permesso di ricostruire l’intera area del porto urbano. Le indagini subacquee, nel contempo, stanno permettendo di interpretare strutture di età romana della Laguna Nord che farebbero pensare ad un sistema di porto diffuso

2 Marzo 2021

Archeologia: scoperto ad Altino un antico porto diffuso

Non è solo scavando, che si fa archeologia. Anche una foto scattata dall’aereo può aiutare a fare importanti scoperte sul nostro passato. È quanto è successo ad Altino grazie all’analisi dell’équipe del dipartimento di Studi umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia guidata da Carlo Beltrame. Che ha svelato l’antico porto diffuso nello storico sito della laguna veneta.

La scoperta

Il dipartimento di Archeologia classica dell’ateneo veneziano di recente aveva rinvenuto, sempre ad Altino, una antica domus. È stato adesso Paolo Mozzi, geologo dell’Università di Padova (che condivide il progetto con Ca’ Foscari, a notare le caratteristiche morfologiche di un porto analizzando alcune fotografie aereie.

Lo scatto pubblicato nel 2009 nella rivista Science, mostra una sorta di grande darsena ad elle, dell’ampiezza di quasi un ettaro, ad ovest del centro urbano di Altino anch’esso venuto alla luce dalle stesse immagini prese dall’alto.PUBBLICITÀ

Porto diffuso Altino-Immagini satellitare (Paolo Mozzi, Università degli studi di Padova)
Porto diffuso Altino-Immagini satellitari (Paolo Mozzi, Università degli studi di Padova)

Il porto di Altino

Che Altino avesse un porto lo si supponeva, vista anche la vicinanza al mare e il ruolo commerciale della città romana. A testimoniarlo, oltre ai testi antichi, anche i materiali rinvenuti negli scavi. Altino era infatti uno snodo commerciale di traffici provenienti dal nord, attraverso la via Claudia Augusta, e dall’entroterra padano. Legname, olio e vino. E poi la lana, di cui la città era una famosa produttrice.

La ricostruzione del suo sistema portuale però è storia recente e deve molto alle precise immagini da foto aeree e satellitari e alle indagini geofisiche svolte.

La ricerca

La ricerca senza scavo che l’équipe dell’Università Ca’ Foscari sta eseguendo ha dunque permesso di ricostruire l’intera area del porto urbano. Le indagini subacquee, nel contempo, stanno permettendo di interpretare strutture di età romana della Laguna Nord che farebbero pensare ad un sistema di porto diffuso.

Le indagini sin qui svolte con rilievi fotogrammetrici, indagini geoelettriche, carotaggi e campionamenti, hanno permesso di dare un’immagine nitida dell’area portuale svelando anche diversi edifici attorno alla darsena di cui non si aveva conoscenza e che non si vedevano dalle foto aeree. I rilievi hanno inoltre permesso all’equipe di ipotizzare una data a questi ritrovamenti, collocandoli generalmente nel primo secolo d.C.

Il Museo Archeologico di Altino

L’area oggetto di queste indagini si trova a ridosso del Museo archeologico di Altino che, in accordo con la Sovrintendenza e l’Università Ca’ Foscari, ospita molte delle scoperte emerse dagli studi delle varie équipe di ricerca. “Lo sviluppo e la ricerca – sottolinea Marianna Bressan, direttrice del Museo archeologico di Altino – sono per noi fondamentali. Come realtà museale che diffonde le testimonianze emerse in questo territorio, così ricco di storia, siamo meta di ricercatori e dottorandi che quotidianamente ci fanno visita e vengono da noi per approfondire le loro conoscenze”.

Museo Archeologico Nazionale di Altrino Ph© Archivio DRMV

Il Museo archeologico di Altino che al momento è aperto due mattine la settimana, è uno dei 25 “cantieri della cultura” nominati dal ministro Dario Franceschini ed è il destinatario di un importante finanziamento proprio in virtù di questa nomina. Un polo museale quello di Altino che, nonostante le chiusure imposte per decreto, ha sempre continuato nella sua missione di diffusione del patrimonio culturale e archeologico attraverso contenuti fruibili anche da parte di persone non udenti e non vedenti pubblicati sui profili social e sul sito del museo.

Da il metropolitano.it e da everyeye.it

ALTINO IN MOSTRA A PADOVA NEL 2019

Da ilbolive.unipd.it.it

Delle mura cingevano la città, al suo interno trovavano spazio un foro e due teatri. E ancora una basilica, un anfiteatro delle dimensioni dell’arena di Verona e un porto. Dei canali attraversavano l’insediamento urbano. Intorno, delle necropoli ed edifici sparsi, alvei fluviali e canali lagunari abbandonati. Fino a qualche tempo fa l’esistenza di queste strutture nell’antica città di Altino – uno dei siti archeologici più importanti del Veneto – era solo ipotizzata, sulla base di fonti storiche ed epigrafiche, ma erano del tutto sconosciute le ubicazioni e gli sviluppi planimetrici. Studi scientifici condotti dall’università di Padova hanno restituito al municipio romano una fisionomia più precisa che si può apprezzare, anche attraverso plastici realizzati in 3D, nel percorso espositivo Altino – Prima di Venezia. Patavium, Altinum e la laguna, dal 9 marzo al 14 aprile 2019 a palazzo della Ragione a Padova. Il progetto, ideato dall’associazione di promozione sociale La Carta di Altino in collaborazione con il MiBac – Polo museale del Veneto – Museo archeologico nazionale e area archeologica di Altino e il Comune di Padova,  intende far conoscere la grandezza del primo capoluogo lagunare e la fitta rete di rapporti che lo univano a Padova.   

Paolo Mozzi del dipartimento di Geoscienze illustra gli studi scientifici che hanno condotto alla mappatura di Altino. Riprese e montaggio di Elisa Speronello

Fin dall’XI secolo Altino era una città e un porto importante, un centro di scambi commerciali e culturali che, nel periodo di massimo splendore, contava più di 20.000 abitanti e un centro monumentale imponente. Come Venezia, ma molti anni prima, Altino era una città anfibia proiettata sul mare. Dopo il suo periodo di splendore, con le invasioni e l’impaludamento, l’insediamento urbano fu abbandonato in età tardo antica e molte delle pietre e dei laterizi della città furono impiegati per costruire Venezia. Nonostante lo spoglio, tuttavia, le nuove tecnologie hanno permesso di svelare la complessa struttura urbana di Altino romana.

“Era il luglio del 2007. Un luglio particolarmente asciutto – spiega Paolo Mozzi, docente del dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova che ha preso parte alle indagini scientifiche – aveva piovuto poco, ben al di sotto della media stagionale. Il 31 di quel mese è stata eseguita una ripresa aerofotografica che è riuscita a captare segni di stress della vegetazione”. Quelle particolari condizioni meteorologiche sono state fondamentali per il successo dello studio da telerilevamento condotto su Altino, che si è basato in larga parte su una ripresa aerea multispettrale. È stato possibile cogliere le tracce dell’antica città grazie al diverso grado di rigoglio della vegetazione: le piante che crescevano al di sopra di livelli ad alto contenuto di laterizi e frammenti lapidei erano sottoposte a stress idrico per la minore capacità di ritenzione di umidità nel suolo e per questo risultavano più avvizzite delle altre. “Il telerilevamento – spiega Mozzi – ha dato ottimi risultati, perché la città non venne più insediata. La dismissione del sito ha fatto sì che sopra la città romana non si espandessero abitati medievali o moderni, come invece avviene nella gran parte dei centri urbani di dimensioni simili”.

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Ex voto proveniente dal Museo archeologico nazionale di Altino, in esposizione a Palazzo della Ragione

Altino si sviluppa nel corso del I millennio a.C., così come si sviluppa Padova nello stesso periodo. Sono città che hanno una storia molto lunga e rapporti costanti e strettissimi fin dall’epoca pre-romana attraverso la via di terra e le vie d’acqua. Simbolo di queste relazioni un reperto archeologico di particolare rilievo esposto a palazzo della Ragione, un ex voto risalente al VI secolo a.C., rinvenuto all’inizio degli anni 2000 all’interno di un santuario altinate in località Fornace e proveniente dal Museo archeologico nazionale di Altino. “La laminetta ha un’iscrizione in lingua venetica – spiega Francesca Veronese del Museo archeologico di Padova –. Si legge che un cittadino, che si autodefinisce “patavnos” cioè patavino, ha donato questo oggetto alla divinità altinate”. L’oggetto dunque è spia dei legami esistenti tra le due città e lascia intuire quale potrebbe essere stato il nome di Padova prima di chiamarsi Patavium. I rapporti tra le due città continuano in epoca romana. Sarà la via Annia a fare da collegamento: le due città, Padova e Altino, costituivano due tappe di questo importante percorso di epoca romana che risale alla seconda metà circa del II secolo a.C.

Francesca Veronese del Museo archeologico di Padova illustra i fitti rapporti che esistevano tra l’antica città di Altino e Padova. Riprese e montaggio di Elisa Speronello

“Il percorso espositivo – sottolinea Marianna Bressan, direttrice del Museo archeologico nazionale di Altino – è un’occasione interessante per ricreare un collegamento che già esisteva anticamente tra Padova e Altino. È un’occasione per far conoscere, e riconoscere, Altino ai padovani. Ed è un modo per accogliere a Padova una spinta che viene dal territorio altinate. Gli abitanti di Altino conoscono bene il loro patrimonio archeologico e sono orgogliosi di farlo conoscere altrove, in questo caso a Padova. Si tratta di iniziative che noi appoggiamo e incoraggiamo, dato che divulgare la conoscenza è una delle missioni fondamentali di un museo, unitamente al suo ruolo sociale”.

Il percorso espositivo, giunto alla sua quinta edizione, si propone come un progetto di alta divulgazione che intende restituire ai visitatori l’immagine dell’antica città di Altino e dei suoi monumenti attraverso immagini, foto, video, plastici realizzati con stampa 3d e un prezioso reperto archeologico.

statuetta
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