SOTTO L’ANFITEATRO DI MILANO GALLERIE SEGRETE E RESTI CELTICI

Da il corriere.it

Gallerie sotterranee per le belve esotiche che venivano issate nell’arena e frammenti di ceramica che fanno supporre la presenza di un santuario celtico. Nuove scoperte nel parco di via Arena, dove il piano di archeologia green avanza.

Nel parco archeologico dell’antica arena (e futuro anfiteatro verde) sono riemersi un «cardo» e un «decumano» sotterranei, proprio al centro dell’architettura romana che sorgeva imponente tra le attuali vie Arena e Conca del Naviglio, alle porte di quella che fu, tra il 286 e il 402 d.C., la capitale dell’Impero romano d’Occidente. 

Alto 30 metri, lungo 150 e largo 120, di dimensioni di poco inferiori al suo fratello maggiore, il Colosseo, l’Anfiteatro dava il benvenuto all’antico insediamento celtico (Medhelan), conquistato dai romani nel 222 a.C., a poche centinaia di metri dai veri Cardo e Decumano che s’incrociavano nel Foro cittadino, tra Cordusio e San Sepolcro. Un’origine misteriosa quella di Milano: da tempo si cerca il santuario celtico dei Galli insubri, che adesso non si esclude potesse essere localizzato proprio qui, prima dell’arena, dato il ritrovamento di frammenti ceramici di vasi e bicchieri databili tra il IV e III secolo a.C., in una buca, come se fossero consacrati a divinità pagane.

«Da Marte a Pan»

Due scoperte inattese, che vengono a galla quando (finalmente) si scava con obiettivi precisi in un cantiere, per la prima volta a Milano, dedicato a ricerche archeologiche puntuali. Merito anche di uno spazio nei secoli non costruito (l’area, comunale, era un parco con un vivaio, edificata solo perimetralmente), quasi incontaminato. Qui sono state rispolverate le fondazioni dell’anfiteatro, che verrà «ricostruito» in bassorilievo secondo la pianta dell’antica arena con un giardino all’italiana all’interno (un «viridiarum» con 1.700 mq di siepi di bosso, ligustro, mirto) e una vegetazione più vivace e colorata verso l’esterno, tra sculture e suoni degli uccelli associati alla tradizione romana.

Il progetto dell’architetto Attilio Stocchi prevede camminamenti in quota lungo viali alberati con oltre 100 carpini attorno alle due piante secolari conservate (glicine e il platano) a seguire l’ellissi perimetrale. Nella transizione da arena a parco, infatti, Stocchi ha visto l’evocativo passaggio da un luogo marziale (di scontri di gladiatori e poi giochi di caccia di belve esotiche, le «venationes») a un’ode alla natura. «Da Marte a Pan», acronimo di Parco Amphitheatrum Naturae. «Abbiamo cercato di recuperare quell’atmosfera magica del Colosseo romano che tra il 1600 e il 1800 era un ritrovo di pittori e botanici laddove la natura aveva sopraffatto l’architettura. Evocare un monumento che non esisteva è stata una grande opportunità progettuale, di cui capisco la portata quando vedo gli occhi di chi lo visita». Land art, simbiosi tra natura e antichità, verde e ruderi.

La passeggiata verde fino alle Colonne

Tornando alle scoperte archeologiche, le gallerie ipogee dell’anfiteatro, finora sconosciute, erano larghe 3,60 metri e pavimentate con lastre di pietra (di cui restano le «impronte»), al centro dell’ovale dell’antica arena, la cui pianta a setti radiali è ormai ben visibile a chi lo visita. Lastre di pietra (e financo mattoni) sistematicamente spoliati, dal 4° secolo d.C. in avanti, per la costruzione di altri edifici. Basti pensare che le lastre dell’anfiteatro si possono vedere nella cappella di San’Aquilino (dove sono da poco conclusi i restauri), dato che la basilica imperiale di San Lorenzo fu costruita proprio dallo smantellamento dell’Anfiteatro. E proprio questa eredità «spoliata» sarà trait d’union del percorso turistico immaginato dalla Soprintendenza, una passeggiata nel verde (dieci ettari) che dall’Anfiteatro porterà alle Colonne e al Parco delle Basiliche. Altri blocchi dell’arena furono invece riutilizzati per costruire gli argini della Vepra, il canale che lambiva la basilica di San Lorenzo, come confermato dai ritrovamenti negli scavi della M4 in via de Amicis che verranno traslati all’ingresso del «Pan» da via Arena. L’altro accesso — e qui il progetto, in parte pronto per il 2022, si fa più lontano nel tempo — si vorrebbe realizzare recuperando la palazzina abbandonata del Comune su via Conca del Naviglio, quale museo con ristorante e polo per gli eventi culturali.

A caccia di fondi

Per quanto riguarda i fondi, allo stato attuale, oltre 200mila euro sono stati reperiti da risorse ministeriali, un’altra cifra simile grazie alla sponsorizzazione di Unipol e nei cinque anni del progetto iniziato nel 2018 si incasseranno altri 1,2 milioni circa di ricavi dall’esposizione pubblicitaria dell’agenzia Tmc. All’appello, oggi, al netto del recupero della palazzina, mancano circa 800 mila euro.

L’ipotesi del santuario pre-romano

A giorni saranno infine presentati i ritrovamenti celtici. «Un accumulo come quello ritrovato sotto l’anfiteatro non è tipico né dei centri abitati né delle necropoli — spiega Francesca Roncoroni della Soprintendenza —. Gli oggetti tipici dei celti, per consumo e conservazione del cibo, sono stati probabilmente sepolti per essere consacrati alle divinità. Che ci potesse essere un santuario qui è una teoria interessante. Ma aspettiamo l’avanzamento degli scavi».

Sullo stesso argomento:

https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/sotto-l-anfiteatro-di-milano-c-era-un-tempio-preromano-/137666.html

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