UNA MELA E UN GATTO DI 4000 ANNI FA SUL GARDA PALAFITTICOLO

Da luglio a settembre 2021 si è svolta una nuova campagna di scavo al lago Lucone di Polpenazze del Garda, antico bacino, in buona parte prosciugato delle bonifiche, durante il periodo rinascimentale, nell’anfiteatro morenico del lago di Garda.


Il gruppo di ricerca – formato da archeologi professionisti, studenti universitari provenienti dal Bresciano e volontari che fanno riferimento al Museo archeologico della Valsabbia, situato a Gavardo, in provincia di Brescia – ha raggiunto, con lo scavo 2021 quello che era il fondo dello specchio d’acqua, com’era ai tempi in cui il villaggio stesso fu fondato, piantando nel limo del bacino pali di legno, sui quali furono disposte piattaforme lignee e realizzate abitazioni. Le case di questa fase sono costruite con alberi abbattuti tra il 2034 e il 2031 a.C. secondo le date dendrocronologiche.

Durante i lavori sono emersi copiosi materiali ceramici, resti umani – tra i quali scheletri di neonati -, resti di animali e di cibo – per la prima volta, a livello locale, sono stati trovati resti di pesce – tra i quali more selvatiche e una mela perfettamente conservata che risale all’epoca della fondazione, cioè al 2034 a.C.
Qualcuno si è chiesto se il frutto stesso rechi i segni di un morso.
“Lo scavo – ha spiegato Baioni, il direttore del Museo archeologico della Valsabbia – ci ha portato ad indagare tra i materiali dell’incendio che aveva distrutto il villaggio palafitticolo più antico, in parte già asportato nella campagna precedente del 2020 e a realizzare la stratigrafia della prima fase di vita dell’abitato posta verso il lago”.
Dai livelli delle varie fasi del sito proviene una quantità impressionante di frammenti ceramici e, in alcuni casi, di vasi pressoché interi. Si va dai recipienti da mensa per mangiare e bere (tazze, ciotole e boccali) o per servire e conservare bevande (anfore) a quelli per cucinare (scodelle e vasi troncoconici) fino ai grandi vasi per conservare derrate alimentari di vario tipo (orci e dolii).
Sono inoltre testimoniati strumenti per la filatura e la tessitura (fusaiole in terracotta e pesi da telaio in gran parte in argilla cruda),nonché un’interessante collezione di frammenti di tessuto di lino.

Fontewww.stilearte.it, 13 sett 2021

Un gatto di 4mila anni fa ha fatto capolino dal sito preistorico del Lavagnone, a Desenzano (Brescia).
Le vestigia del felino sono emerse durante i lavori di scavo in un’abitazione carbonizzata nel sito (patrimonio Unesco) dell’Età del Bronzo e, come riferisce Bresciaoggi, si tratterebbe di una scoperta unica nel suo genere, effettuata dal gruppo di lavoro composto da alcuni studenti dell’ Università Statale di Milano sotto la guida della dottoressa Marta Rapi.

L’importante ritrovamento è avvenuto nell’area in cui sorgevano le palafitte, in particolare attorno ad un’antica abitazione che presenta i pali carbonizzati. Proprio lì, nel terreno scuro che ha “cristallizzato” gli elementi, l’eccezionale scoperta dei resti di un gatto, probabilmente tra gli animali che facevano parte della fauna domestica, come galline, capre e maiali.
I gatti, dunque, farebbero parte della vita dell’uomo da lunghissimo tempo, come dimostra questa recente scoperta archeologica.

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