I CELTI NEL TERRITORIO CREMONESE. LE ULTIME SCOPERTE

Riassunto. I ritrovamenti di epoca celtica nel territorio dell’attuale provincia di Cremona, nella media valle del Po, sono piuttosto rari. Le informazioni sui vecchi ritrovamenti di cui disponiamo si limitano spesso a brevi e sommarie notizie edite sulle storie locali, prive delle riproduzioni graiche e fotograiche dei materiali rinvenuti, talvolta senza precisa collocazione topograica. A queste si sono aggiunte negli ultimi anni nuove scoperte : la tomba isolata di guerriero rinvenuta a Romanengo (seconda metà III secolo a.C.), e la piccola necropoli di Isengo (ine II-prima metà del I secolo a.C.), indagate con metodo stratigraico, consentono di accrescere le nostre conoscenze su un territorio considerato zona cuscinetto tra il mondo insubre e cenomane.

ROMANENGO -LA SPADA CELTICA

ROMANENGO CORREDO CELTICO

DA ACADEMIA.EDU

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Dalla preistoria all’età del ferro:

IL RIPOSTIGLIO DI RIVOLTA D’ADDA

Il ripostiglio fu scoperto a Rivolta d’Adda (CR) nell’aprile del 1975 nel corso di lavori
edili per la realizzazione di un muretto, a circa mezzo metro di profondità. L’operaio addetto allo scavo, accortosi della presenza di un oggetto grossomodo sferico, temendo che fosse un residuo bellico, ruppe il contenitore ceramico rivelando la presenza di un ammasso confuso di piccoli oggetti metallici (fig. 1). Raccolto tutto, se lo portò a casa. La pulizia di uno dei pezzi rivelò la portata del rinvenimento1. Le modalità del tutto casuali di scoperta non consentono di sapere se il tesoretto mone-
tale fosse stato occultato in prossimità di un abitato. Il ripostiglio, a seguito della dispersione di un numero imprecisato di pezzi, apparentemente non molto consistente, è attualmente composto da 115 dracme padane (tav. I).

Nella pubblicazione del complesso a opera di Ermanno Arslan2 si evidenzia la presenza
di tre tipi diversi di dracme, indicati con il numero corrispondente della tipologia proposta dallo stesso Arslan3: XVI (87 esemplari, 75,65%), XVII (27 esemplari, 23,47%) e X (1 esemplare, 0,87%). Sulla base di questa composizione, l’Arslan ipotizza una formazione del ripostiglio fra terzo e quarto venticinquennio del II secolo a.C., arco cronologico che appare compatibile con la tipologia del contenitore, un vaso a trottola, mancante della bocca, inquadrabile nella fase finale del LTC2. L’attribuzione ipotetica dei tipi XVI e XVII, ovvero della quasi totalità del ripostiglio, alle popolazioni residenti fra Piemonte orientale e Lombardia occidentale induce a ipotizzare che il gruzzolo si sia formato in quest’area e che, per ragioni imprecisabili, sia poi stato trasportato più ad oriente dove probabilmente sarà stata aggiunta la dracma del tipo X, assegnata a zecca cenomane.


Allo stato attuale delle conoscenze appare pressoché impossibile comprendere le ragioni di questo spostamento, come pure dell’occultamento e del successivo mancato recupero del gruzzolo monetale. La possibile testimonianza della mobilità di persone da occidente a oriente risulta, comunque, interessante per comprendere le dinamiche del popolamento in Lombardia nella seconda metà del II secolo a.C. ( da Grazia Facchinetti)

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