GUERRIERI E ARMI DEI GALLI CISALPINI FINO ALLA ROMANIZZAZIONE.

Da “L’armamento: dal guerriero celtico al legionario romano” di Massimiliano Di Fazio

Guerriero Celta II sec a. C.

In questo contributo si cerca principalmente di mettere a fuoco i problemi che si incontrano
nell’affrontare lo studio dell’armamento degli Insubri e dei popoli loro confinanti occidentali, i Levi della Lomellina e i Vertamocori del Novarese, nella fase della “romanizzazione” (fine del II e inizio del I sec. a. C.); vengono altresì ribaditi alcuni punti fermi già prospettati dalle ricerche recenti e se ne offrono di nuovi al dibattito scientifico. La ricerca prende in esame tre ambiti documentari: quello letterario, quello iconografico e quello archeologico. Presentiamo qui solo brevi cenni ai primi due ambiti, per concentrare l’attenzione sul piano più propriamente archeologico.

Fonti letterarie

La maggior parte dei riferimenti alla sfera bellica riguarda i Celti di IV secolo, che tanta impressione
destarono nel mondo romano1. Ma non si può essere certi che gli elementi desumibili da queste descrizioni siano validi anche per situazioni lontane nello spazio e nel tempo, e che i Galli che misero a ferro e fuoco Roma agli inizi del IV secolo avessero usi bellici analoghi agli Insubri dei secoli II e I. Dare per scontata questa analogia equivarrebbe a sottrarre ai Celti la dimensione del cambiamento, a negare che essi potessero adattarsi nel corso del tempo ai diversi nemici, alle diverse situazioni ambientali, anche al progresso tecnologico: cosa che nessuno sarebbe disposto ad ammettere per l’esercito romano. Stesso discorso vale per la diversità delle aree culturali: le notizie che Cesare fornisce a proposito dei Galli transalpini, in che misura possono essere utili per una indagine sul mondo insubre? Non dimentichiamo, inoltre, che le stesse fonti autorizzano a cercare le distinzioni nell’ambito della “galassia” celtica, quantomeno a livello di armamento, quando ad esempio ricordano le caratteristiche dei Gesati2, usi ad andare in combattimento pressoché nudi e per di più con la lancia come arma principale, laddove il guerriero celtico ha di solito nella spada la sua arma di riferimento3 e sembra disporre anche di corazze di particolare valore4.

Evoluzione dello scudo celtico. Dal catalogo mostra “I Celti” palazzo Grassi

A questi temi si aggiunge quello più “classico” e tradizionale. È ben noto infatti che le fonti greche e
romane tendono, in linea di massima, a dare del barbaro (e il Celta non fa eccezione) una visione che accentua gli aspetti meno raffinati5. In particolare, per i Celti un vero e proprio leit-motiv è quello che ne fa guerrieri temibili al primo impatto, coraggiosi, sprezzanti del pericolo e della morte, ma incapaci di strategia, di organizzazione, e pertanto destinati a soccombere di fronte ad un nemico organizzato. Questo stereotipo, più volte criticamente analizzato6, potrebbe sollevare ulteriori eccezioni rispetto a quelle già individuate. Tanto per limitarci ad un esempio, ricordiamo che uno degli aspetti del modo di combattere celtico che più colpisce le fonti è quello dell’impatto emotivo, visivo ed acustico che l’orda di guerrieri produceva sul nemico, sia per l’aspetto selvaggio, sia per il caos (apparente?) con cui si lanciavano in battaglia, sia per il frastuono di grida e suoni con cui atterrivano il nemico.

Spada gallica( necropoli S.Maria di Zebio ) dei CENOMANI disegno e ricostruzione
particolare della spada dei Galli Cenomani della necropoli di S.Maria di Zebio -Verona

È stato però osservato che, per un manipolo non schierato che scende in campo puntando proprio sulla mobilità e sulla rapidità di spostamento, avere immediati riferimenti visivi ed acustici è essenziale per mantenere l’unità del gruppo e per ricevere e trasmettere ordini e in maniera efficace7. Non è da escludere, pertanto, che ciò che agli occhi romani appariva come un barbaro modo per spaventare gli avversari, non fosse invece una forma di organizzazione tattica. Ad ogni modo, le fonti letterarie permettono di fissare alcuni punti in un quadro non sempre stabile.
Da un punto di vista politico-militare i testi restituiscono l’impressione di una solida egemonia insubre nell’area transpadana, egemonia che traspare da alcuni dati. Vi è innanzitutto una matura organizzazione politica interna, indicata dalla capacità di far assurgere un tempio del proprio maggiore insediamento, Milano, al ruolo di santuario federale perché vi erano conservate le “insegne inamovibili”8, che venivano prelevate solo in occasione di scontri con realtà esterne. Questo aspetto sembra suggerire la raggiunta capacità da parte degli Insubri di costituire ed egemonizzare una lega politico-militare, presupposto di un possibile sforzo militare sinergico9. Altro punto interessante è la capacità di stabilire e mantenere contatti a largo raggio, “internazionali”.

Frontone di Civitanova presso Sentino. Guerrieri celtici che stavano razziando un tempio , fuggono terrorizzati all’ apparizione della divinità .
Frontone di Civitalba

L’esistenza di questi contatti è testimoniata sia dall’arruolamento di truppe mercenarie, come nel caso dei Gesati della valle del Rodano, cosa che indicherebbe una notevole disponibilità di risorse10, sia dal probabile accordo con Annibale già prima della sua discesa dalle Alpi; sono gli Insubri, infatti, che destabilizzano l’area padana, inducendo i Boi ad affrontare con loro i Romani e che creano una situazione di non ostilità all’ingresso punico, costituendo fin dall’inizio per Annibale un alleato privilegiato, tanto che la ribellione di un popolo terzo verso di loro viene considerato dal generale cartaginese – come dagli storici posteriori – un segno di ostilità verso gli stessi Cartaginesi11. Sul piano più strettamente oplologico, è stato da tempo riconosciuto che le osservazioni più interessanti sono contenute nell’opera di Polibio, che per formazione personale aveva un occhio “tecnico”, come dimostrano alcune annotazioni specifiche (12). In particolare, è ben noto il passo in cui lo storico ricorda le caratteristiche della spada celtica: lunga, a doppio fendente e realizzata in ferro non temprato, per cui si piegava facilmente. Questa spada era temibile al primo colpo, ed era proprio all’impatto iniziale che i guerrieri celtici affidavano la loro efficacia. Tale caratteristica fisica sembra essere confermata dalle analisi sulle spade lateniane (anche) di area insubre13. Ma anche in questo caso, il livello di guardia deve essere tenuto alto. E’ stato infatti notato che i caratteri che Polibio attribuisce alle spade celtiche sono gli stessi che la tradizione storiografica riconosce ai Celti: grandi, capaci di incutere timore, ma poco resistenti per costituzione, e dunque propensi a piegarsi quando avessero trovato resistenza14. Si deve tener presente che

sulla effettiva debolezza del metallo delle spade celtiche non vi è unanimità(15). Per cui, anche alcuni dettagli della sfera bellica potrebbero essere leggermente alterati nelle fonti sulla scorta di quel “pregiudizio morale” che ben conosciamo. Anche le altre fonti antiche, che ci forniscono preziose informazioni16, andranno misurate con questi argomenti e di volta in volta strettamente confrontate con la realtà della cultura materiale.
Fonti iconografiche Dal punto di vista iconografico, la cultura
etrusco-padana nel corso del V e IV secolo offre più volte la rappresentazione del guerriero celta. Le raffigurazioni sulla ceramica, sulle stele felsinee ed anche sulla monetazione di età ellenistica mettono a disposizione dello studioso un interessante repertorio iconografico in cui è proprio il soldato celta ad essere rappresentato, a volte anche in maniera dettagliata(17).

Per quanto riguarda l’area insubre alle soglie della romanizzazione, le raffigurazioni sono invece pressoché inesistenti. Tuttavia è possibile ricavare qualche informazione quando si procede a vagliare accuratamente la documentazione. Un esempio è dato dagli affreschi del noto Ipogeo Arieti di Roma, che mostrano alcune figure di armati (fig. 1)18.

Tipiche decorazioni delle spade Lateniane
(https://www.academia.edu/resource/work/66964016)

Dopo anni di dibattito, i guerrieri sono stati riconosciuti come Celti e di recente si è anche proposto di individuare la battaglia rappresentata negli affreschi con quella di Talamone, in cui i Romani affrontarono proprio una coalizione di Insubri e Boi(19). È interessante notare che, pur nella resa relativamente corsiva delle figure, alcuni dettagli appaiono raffigurati in maniera realistica: dal nostro punto di vista spicca la grossa spada lateniana, col relativo fodero correttamente posto sul fianco destro del guerriero(20), ma non meno il caratteristico umbone ad alette trapezoidali che rinforza la parte centrale dello scudo e che trova (significativamente) precisi riscontri anche in esemplari appartenenti a corredi tombali della Cisalpina centrale della fine del II sec. a. C (come a Garlasco, Barzio, Oleggio, Vinzaglio)21. È poi interessante notare che anche in aree che hanno conosciuto una celticità autentica può affiorare una rappresentazione iconografica stilizzata e modellata su stereotipi, come è evidente nella raffigurazione “romantica” del guerriero celta a cavallo, a torso nudo e capelli al vento, spada nella mano destra e fodero a sinistra della lucerna di età augustea rinvenuta a Valeggio in Lomellina (fig. 2)22………..

Potete continuare a leggere l ‘ articolo originale al link di Accademia Edu qui sotto :

https://www.academia.edu/resource/work/33059662

Altri links :

http://www.gallicaparma.it/2008/10/15/celti-aspetto-abbigliamento-armamento/

https://www.academia.edu/resource/work/33059662

evoluzione del sistema delle suspensoree della spada . ( https://ambatii.wordpress.com/2010/10/25/la-cintura-sospensoria-della-spada/)
Spada con suspensoree
spade lateniane umboni e lance celtiche
L ‘armamento del guerriero celta
Guerriero celta

ALTRE INFO:

Elmo celtico di Gottolengo

https://vm.tiktok.com/ZMFRDkF8N/

https://vm.tiktok.com/ZMFRDhxYx/

https://vm.tiktok.com/ZMFRDNjPE/

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