NUOVA VITA PER IL MUSEO ARCHEOLOGICO OLIVERIANO DI PESARO

IN OTTOBRE LA RIAPERTURA CON UN NUOVO ALLESTIMENTO

Oggetti in bronzo museo archeologico di Pesaro

Da “la Repubblica”

Nel cuore del centro storico di Pesaro, tra vie e case scampate alla Seconda guerra mondiale che danno un senso di un delicato equilibrio urbano, a palazzo Almerici al numero 97 di via Mazza tra ottobre o, con più probabilità novembre, riapre un gioiellino dell’archeologia: il Museo Archeologico Oliveriano.

Da raccolta privata a cosa pubblica per spirito civico

A piano terra in quattro sale con volte e laterizi in vista si dispiega una raccolta di oltre 200 reperti che copre un arco di tempo dal VII secolo a.C. circa all’epoca paleocristiana, al IV secolo d.C.. Al di là dei pezzi esposti, il Museo Oliveriano rappresenta un caso esemplare di quelle donazioni innervate di spirito civico da cui si genera una raccolta di tutto rispetto: il nucleo infatti è formato dal lascito alla città dell’erudito e intellettuale Annibale degli Abbati Olivieri (1708-1789), che inglobava i reperti avuti in dono dall’amico Giovan Battista Passeri (1684-1780), e che nel testamento dispose che fossero unite “perché la cittadinanza in un sol luogo e ad uso pubblico potesse liberamente disporre di tutto quello che due cittadini avevano saputo amorosamente raccogliere”. Olivieri lasciava alla città anche una ricca biblioteca.

Museo e biblioteca Olivieri di Pesaro

Una proprietà privata diventava dunque cosa pubblica a beneficio di tutti. Il museo aprì in un altro edificio nel 1793, si trasferì a palazzo Almerici, rimase chiuso dal 1928 al 1967. Nel 2012 pesanti infiltrazioni d’acqua nell’edificio obbligarono il Comune a chiudere, riaprì tra il 2014 e il 2015, richiuse: servivano lavori complessivi.

La riapertura con un nuovo allestimento

La prolungata chiusura del museo aveva generato negli anni discussioni in città. L’amministrazione comunale guidata oggi dal sindaco Matteo Ricci non stava però a guardare: insieme alla Fondazione Ente Olivieri presieduta da Fabrizio Battistelli che gestisce la raccolta archeologica e la biblioteca al piano superiore e con una spesa di 1,2 milione di euro ha riallestito, restaurato e adeguato le sale anche in vista di Pesaro Capitale italiana della cultura nel 2024.

Mosaico e Eros in bronzo. Pesaro museo archeologico

Ha curato il progetto scientifico l’archeologa del Ministero della cultura Chiara Delpino; ha firmato l’allestimento e il progetto museografico lo studio Startt. Il Comune fa sapere che bookshop e servizi vari verranno approntati per la riapertura al pubblico. Intanto la raccolta è già allestita, i giornalisti sono ammessi e possono descrivere un viaggio che dall’età del bronzo passa per la romanizzazione e la fondazione della colonia romana nel 184 a.C. conduce fino ai sarcofagi paleocristiani in una classica sequenza di culture susseguitesi nel medesimo territorio.

 Pesaro Museo archeologico oliveriano, testa di Augusto
 Pesaro Museo archeologico oliveriano, testa di Augusto  

La stele con la battaglia navale

L’incipit lo dà la prima sala con tre “stele di Novilara”, da un gruppo di otto stele dalla necropoli picena dell’VIII-V secolo a.C. scoperta vicino a Pesaro nel 1860. Il pezzo più impressionante sembra un grosso fumetto di pietra su una scena navale: ha una nave a vela e tanti piccoli rematori nella fascia superiore, due imbarcazioni con combattenti che si fronteggiano nella fascia inferiore.

Come riporta il pannello espositivo, un’altra stele con iscrizioni è un falso di fine ‘800 mentre l’originale di quella con figure in lotta e a caccia è al Museo Pigorini del Museo della civiltà di Roma e tuttavia, avverte sempre il Museo Oliveriano, probabilmente è anch’essa opera di un falsario. In ogni caso apre il percorso un affascinante “anemoscopio di Boscovich”, ovvero un disco solare inciso sui venti e per osservazioni astronomiche del II secolo d.C. e scoperto a Roma nel 1759.

Anemoscopio di Pesaro

Perché sta all’ingresso? Perché Annibale Abbati degli Olivieri lo dispose in modo chiaro: l’anemoscopio doveva aprire la raccolta e così è. Per inciso: il restauro dei corredi della Necropoli di Novilara è stato finanziato dall’Ufficio Cultura del Governo Svizzero. 🇨🇭

La direttrice Paolini: “I pezzi forti? Dall’epigrafe ad Augusto”

 “Il museo ha quattro sezioni. La prima appunto è su Novilara. La seconda è sul Lucus Pisaurensis, un bosco sacro e luogo di culto che individuò qui vicino Olivieri nel 1737. La terza sezione è sulla Pesaro romana, la quarta è sulle collezioni Olivieri e Passeri”, spiega Brunella Paolini, che dirige l’ente Olivieri compresa la biblioteca al piano superiore del palazzo e aperta al pubblico. Facendo da guida a Repubblica.it  e invitata a indicare tre pezzi forti della collezione, cosa sceglie la direttrice? “Partirei dall’epigrafe bilingue in latino ed etrusco del I secolo d.C. – risponde – Dimostra la presenza di un aruspice a Pesaro.

Eros in bronzo

In secondo luogo indico gli oggetti dalla domus pesarese, con i mosaici, il brano d’affresco, l’amorino o eros in bronzo del II secolo d.C.”.

Quale terzo pezzo forte, Brunella Paolini suggerisce la sequenza di quattro teste romane con Augusto, sua moglie Livia, il cui padre era pesarese, e due bambini, un figlio sicuro della donna “mentre il più piccolo non è stato identificato”.

Ex voto
Pesaro Museo archeologico oliveriano, Ercole bronzetto
Pesaro Museo archeologico oliveriano, Ercole bronzetto 

La vetrina dei bronzetti

Di suo gusto la direttrice invece predilige “la vetrina dei bronzetti, oggetti votivi molto comunicativi anche per il nostro tempo”. Annotazione pertinente. La vetrina espone un’elaborata “hydria” del VI secolo a.C. di origine greca, da un’anfora, come numerosi pezzi per lo più etrusco italici, dal frammento di un braccio con panno a una mano che impugna un serpente saettante fino a un piccolo Ercole con clava. “Il bronzetto, del VI-V secolo a.C., era stato rubato negli anni ’60, fu recuperato negli Stati Uniti nel 2015 dal comando dei carabinieri del patrimonio artistico”, ricorda la direttrice. Il catalogo, informa il Comune, sarà pronto in autunno.  Info su https://oliveriana.pu.it

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LA DOMUS DI VIA DELL’ABBONDANZA DI PESARO

L’area archeologica di via dell’Abbondanza (nota anche come Domus di via dell’Abbondanza) è stata scoperta nel corso di lavori edili nel 2004 e scavata fino al 2005; musealizzata da fine agosto 2015, oggi è aperta e accessibile al pubblico con modalità di fruizione all’avanguardia.

L’odierna sistemazione è il risultato del progetto di lavoro a cura della Soprintendenza Archeologia delle Marche, del Comune di Pesaro e di Sistema Museo.

Museo archeologico Pesaro

Si tratta di un esempio di abitazione signorile della prima età imperiale romana. L’importanza e la disponibilità economica del proprietario si esprimono sia nella posizione della domus nel tessuto urbano, con l’ingresso principale aperto sul cardine, sia nella ricchezza dell’apparato decorativo.

Costruita fra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C., fu restaurata più volte e continuò a essere abitata almeno fino agli inizi del III secolo d.C.

La planimetria e lo schema architettonico appaiono molto regolari. Lo spazio era organizzato intorno all’asse che dall’ingresso passava attraverso l’atrium, posto oltre i limiti di scavo in direzione del Duomo, e arrivava al peristilio, di cui è conservata buona parte della struttura porticata, con basi di colonne disposte lungo i lati interni, a margine delle canaline di raccolta dell’acqua piovana.

Ai lati del peristilio si aprivano le stanze riservate alla vita privata della famiglia, alle quali si accedeva attraverso importanti soglie a mosaico. I mosaici, tutti in bianco e nero, sono ampiamente conservati e costituiscono l’elemento più affascinante della casa, grazie anche a una recente e accurata opera di restauro.

Degli affreschi restano solo porzioni alla base di alcuni ambienti, ma numerosi frammenti sono stati rinvenuti negli scavi insieme a stucchi e a rare decorazioni in terracotta.
Al V secolo d.C. si data la costruzione dell’impianto termale documentato dall’ambiente a ipocausto su suspensurae, ricavato scavando una delle stanze originarie della domus, già abbandonata da tempo. ( da pesaromusei.it)

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