LA TESTA DI DRESIO E IL MONDO DEI CELTI IN VAL D’OSSOLA

L’Associazione Culturale Ossola Inferiore, che gestisce gli spazi e gli eventi del castello medioevale di Vogogna   ha curato e realizzato una nuova esposizione dal titolo: “Nel mondo dei Celti. L’Ossola Preromana e la Testa di Dresio“.
La testa celtica di Dresio di Vogogna, comunemente nota come “Mascherone celtico”, datata al II-III secolo a.C., è considerata il gioiello archeologico ossolano ed è stata definita da Filippo Maria Gambari “il più notevole esempio d’arte propriamente celtica in Piemonte”.

Il reperto era murato in una fontana di acque popolarmente considerate salutari, sul sagrato dell’oratorio di San Pietro, la più antica chiesa di Vogogna, localizzata fuori dal centro storico.

Negli ultimi anni la testa celtica è stata conservata all’interno di Palazzo Pretorio; ora l’Associazione, in collaborazione con il Comune di Vogogna, sta organizzando la sua più adeguata esposizione all’interno delle sale del castello, un luogo sicuramente più fruibile al pubblico così che il reperto possa assumere il giusto rilievo per la valorizzazione del territorio, la diffusione della cultura storica locale nonché l’ampliamento dell’offerta turistica della zona.

Il castello di Vogogna

La mostra tratterà aspetti rilevanti della Preistoria e della Protostoria locale e alcuni aspetti specifici sulla civiltà dei Celti. In particolare saranno presentati, il sito della Balma dei Cervi di Crodo, alcuni luoghi megalitici dell’Ossola e un architrave lapideo con incisione dell’uomo-albero, simbolo del Parco Nazionale Val Grande, rinvenuto nell’alpeggio di Pianezza.

Il percorso espositivo introduce all’età del Ferro, con la civiltà dei Celti e della tribù dei Leponti, valorizzando anche con fotografie alcuni reperti di proprietà del Museo del Paesaggio di Verbania. A seguire, la Testa di Dresio ed il confronto con le più importanti teste lapidee celtiche dell’età di La Tène, cenni sull’arte e la religione dei Celti. Vengono infine proposte ricostruzioni storicamente corrette dell’armamento dei guerrieri Celti. ( Da Verbanianews.it)

Orari:

Fino al 12 giugno il Castello sarà aperto nei weekend e durante i ponti festivi dalle ore 10:00 alle 18:00.Dal 13 giugno all’11 settembre tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00

MASCHERONE CELTICO

Nel centro storico del borgo, tra i tanti edifici storici, potrete ammirare il trecentesco Palazzo Pretorio, un tempo sede amministrativa, il cui stile ricorda quello di altri broletti lombardi. 

Al suo interno custodisce un interessante reperto scultoreo del III secolo a. C.: il cosiddetto Mascherone Celtico.

MASCHERONE CELTICO DI VOGOGNA

La testa, secondo gli studiosi, sarebbe stata ricavata da un grosso ciottolo di fiume o da un blocco di cava di pietra ollare della Valle Antrona, e sarebbe databile tra la fine del III e il II secolo a.C. 

Il soggetto raffigurato sarebbe l’Apollo celtico, Verkos o Belenos, divinità della vegetazione e delle acque salutari, a cui era sacro l’albero del tasso. Il reperto testimonierebbe quindi la presenza di un culto apollineo preromano, conservatosi fino alla reinterpretazione in senso cristiano.

Stilisticamente la testa aderisce ai canoni dell’arte celtica transalpina, trovando confronti puntuali con alcuni reperti dell’Europa orientale, e rappresenta l’unico esemplare di plastica preromana del Piemonte in cui non compare alcuna influenza etrusco-italica.

I grandi baffi a manubrio determinano l’impostazione generale del volto, diventando un tutt’uno con il naso e gli occhi ovaleggianti; ai lati degli occhi e sulla fronte sono presenti incisioni a tridente, elementi fitomorfi che denotano una tendenza al decorativismo antinaturalistico tipica dell’arte celtica, e che richiamano iconograficamente lo schema della “corona di foglie” del V secolo a.C., impiegato nella rappresentazione di divinità o principi defunti eroizzati. Anche le incisioni a spirali sulle guance, quasi completamente abrase, sono totalmente estranee all’arte romana e medioevale.

La testa di Dresio, contemporanea alla fase iniziale della necropoli preromana di Ornavasso, testimonia dunque l’eccezionale qualità della cultura figurativa dell’Ossola Leponzia e la resistenza alla romanizzazione, di cui il “Mascherone” può essere considerato il manifesto.

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