LA PATERA DI ATENA E TIRESIA DI CASTELVINT..e NON SOLO

Prosegue fino al 9 gennaio 2022 la mostra “Tra Preistoria e Medioevo. Ritrovamenti archeologici dal territorio di Mel, Trichiana e Lentiai”.

L’iniziativa è promossa dall’Amministrazione comunale di Borgo Valbelluna in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, i Musei civici di Belluno e il Museo civico di Feltre. La mostra è organizzata in occasione dei 25 anni del Museo civico archeologico di Mel e vede esposti importanti reperti provenienti dai tre estinti comuni di Mel, Trichiana e Lentiai, ora riuniti nell’attuale comune di Borgo Valbelluna, come la famosa chiave rituale del monte Nenz di Trichiana, risalente all’età del Ferro, e i reperti provenienti dai recenti scavi di Cesana (Lentiai). L’esposizione si inserisce nel più ampio progetto dell’Amministrazione di creare un Museo del Borgo con l’intento di raccontare la storia di tutto il suo territorio e della sua comunità attraverso i reperti ritrovati nel corso degli anni.

Una sezione importante della mostra – spiega Monica Frapporti, vicesindaco, assessore alla Cultura e al Bilancio del Comune di Borgo Valbelluna – è dedicata al Medioevo e ai ritrovamenti di Castelvint (Mel), sul cui colle alla fine degli anni trenta del ‘900 fu rinvenuto un oggetto dal prestigio straordinario: un piatto in argento, patera, con raffigurata a sbalzo la dea Atena che esce dal bagno accompagnata da due ancelle, mentre nascosto tra le rocce un giovane curioso osserva la scena. L’oggetto, datato al VI sec. d.C., si trova ora conservato al Museo archeologico nazionale di Venezia, ma è possibile osservarne in mostra una fedele riproduzione ad opera dell’artista orafa Isabella Gabbin, con laboratorio a Belluno. Dallo stesso sito, e temporaneamente concesso dai Musei civici di Belluno, il corredo funebre attribuibile a un nobile guerriero longobardo deposto all’interno di un’antica cappella ora scomparsa. Il guerriero era rivestito di un broccato intessuto d’oro, aveva armi e cinture con guarnizioni d’argento e ribattini d’oro, probabili guarnizioni del fodero di un coltello”.

Il rinvenimento della patera
«Erano gli anni delle grandi rifondazioni agricole in Italia – ci precisa Felice Isotton dei Piai – e, anche sulla collina sopra casa nostra, nonno Luigi riunì tutta la famiglia in un’opera di spianamento per ricavare nuovo terreno coltivabile. C’era infatti, in cima al luminoso colle un alto tumulo con i resti di un’antica chiesetta dedicata a San Lazzaro, che zia Maria soleva raggiungere tutti i giorni in un suo misterioso solitario pellegrinaggio.
A seguito di questi lavori si rinvennero parecchi reperti riferibili ad una ricca sepoltura d’epoca longobarda, attualmente custoditi al Civico di Belluno. Ma in particolare si rinvenne in una profonda buca (un pozzo sacro?) un piatto d’argento di rara bellezza.

L’oggetto
Il piatto di Castelvint riveste un notevole interesse sia storico-artistico per la finezza e la preziosità della fattura sia per lo squarcio che apre su di un momento storico, il cosiddetto tardoantico, assai complesso e forse ancora poco conosciuto nei riflessi che ebbe sulle terre del Veneto. È in argento fuso a stampo, lavorato a cesello e a bulino e presenta un’affascinante e complessa scena figurata atta a rappresentare il mito legato ad Atena ed all’indovino Tiresia.

Due ancelle, infatti, aiutano la divinità in un bagno sacro in un ambiente di campagna fra i fiori, con armi, calzari, tunica ed elmo appoggiati a terra; unici elementi due colonnine ai lati, una con una tipica brocca col becco d’ambito celtico e sull’altra un’anforetta che versa acqua, tipica romana. Dalle rocce in alto spunta la figura di un armigero che spia inavvertitamente la scena. Con l’intimità delle divinità non si scherza tant’è che, con un rapido gesto della mano, vien lanciata la maledizione dell’accecamento allo sventurato.
Un’ancella, che era la madre del malcapitato, rimase sconvolta e tentò di chieder grazia tanto che venne concessa al giovine, nonostante la cecità, la facoltà diventare indovino. La cosa interessante dell’ambientazione fra le rocce è la presenza di un misterioso corso d’acqua che appare come da una sorgente e poco dopo scompare nuovamente .

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PARALLELISMI

LA PATERA DI VENERE ED ADONE

Fa riflettere un altra patera dello stesso periodo scoperta a Arten vicino a Feltre nel Bellunese ed ora conservata in Francia( presso la Bibliotheque Nationale Cabinet de Medailles) a seguito di acquisto antiquario. Si tratta probabilmente di una opera prodotta nell’ area nel nord africa/Cartagine nel
VI secolo.

Il piatto è stato scoperto tra le rovine del castello di Arten, provincia di Belluno, tra gli altri oggetti preziosi, sparsi.
Nella stessa area oltre alla patera di Castelvint, sono state rinvenute due monete, un follis giustinianeo degli anni 545-546 coniato a Cyzico e un tremissis coniato dai Goti a Ravenna in nome di Giustiniano tra il 555 e il 565.
Presso Belluno, ritrovamento di un tesoro.

Materiali:argento (martellato, tornito (tecnica del metallo), sbalzato (tecnica del metallo), inciso (decorazione), doratura a foglia (tecnica del metallo), traccia)Le misure : H. 3,2 cm, P. 29 cm, Peso 853 g

Descrizione:

A sinistra, Adone, in piedi tre quarti a sinistra, la gamba sinistra incrociata davanti all’altra, una mano sul fianco e l’altra appoggiata a una lancia. Indossa solo una clamide pinzata sulla spalla destra da una fibula tonda, di cui un lato cade passando sopra il polso destro, stivali, liberando l’estremità del piede e il tallone, e una cravatta tra i capelli. Il suo cane è seduto dietro di lui e lo guarda. Venere porge un ramoscello di ulivo o forse un fiore ad Adone. Tiene indietro, con la mano sinistra, una parte dei suoi vestiti annodata intorno ai fianchi e che copre solo la gamba destra. La dea è ornata da una collana il cui ciondolo a forma di rosetta le scende sul ventre, bracciali alle braccia e ai polsi, una tiara sui capelli raccolti in una crocchia, di cui alcune ciocche scendono sulle sue spalle. Tra i due personaggi, Eros cammina, senza ali, con una clamide spillata sulla spalla. Guarda sua madre, alzando la mano destra in alto verso Adone. In primo piano, due colombe circondano una coppa. A destra, una colonna chiude il palco. In alto, una ghirlanda, dalla quale pende un motivo simile alla collana della dea.

La maggior parte delle raffigurazioni dei miti mostrano in genere una certa uniformità forse per l’ esistenza di cartoni modello ispirati ad un originale famoso . La raffigurazione della patera si discosta dai modelli classici e trova un riscontro solo nel sarcofago del Laterano e sul coperchio di uno specchio ellenistico del III secolo ora al museo di Cleveland.

Sulla patera rimangono molte tracce di doratura. Dovrebbero essere dorati: il bordo esterno, la coppa, le colombe, il cane, i sandali, la veste e i capelli di Adone, il mantello e i capelli di Cupido, il mantello e i capelli di Venere, la base e la parte superiore della colonna. 

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