I LEPONTI NEL VERBANO CUSIO OSSOLA

 Leponti, chi erano costoro? Se lo chiederà certamente la maggior parte del grande pubblico. Greci, Etruschi, Celti, Iberi, Sciti, Romani, Germani, tutti li conoscono, almeno per nome.

I Leponti, invece, sono stati riscoperti solo in tempi recenti dalla moderna ricerca archeologica e sono poco noti al grande pubblico. Le fonti storico letterarie antiche, in particolare Catone, Cesare, Strabone, Plinio, non ci dicono molto sul loro conto, a mala pena li connotano geograficamente. Soltanto Plinio, come vedremo più avanti, si sofferma sulla presunta etimologia greca del loro nome.

I Leponti si affacciano ufficialmente alla ribalta della storia quando Augusto con le spedizioni del 16 -14 a.C. conquistò tutta la regione alpina. Il nome compare tra le popolazioni alpine devictae, ‘sconfitte’, nella celebre iscrizione de La Turbie, il monumento commemorativo delle guerre alpine innalzato lungo la via Julia Augusta poco a nord di Monaco. In realtà, al tempo stesso in cui i Leponti entrano nella storia con la conquista romana, sembrano uscirne definitivamente e scomparire. È merito dell’archeologia protostorica avere riportato alla luce le vicende culturali di questa popolazione lungo l’arco di oltre un millennio e averne compreso il significativo ruolo storico.

I Leponti abitavano la parte settentrionale del Cantone Ticino, l’Alto Verbano (in pratica il settore svizzero del lago Maggiore), la val d’Ossola (in Piemonte) e probabilmente anche la val Mesolcina (sempre in Svizzera). Nell’età del Ferro, tra VI e IV sec. a.C., il loro centro principale si trovava nell’area della confluenza del fiume Moesa (val Mesolcina) con il Ticino (valle Riviera, che conduce alla val Leventina), poco a nord di Bellinzona. Qui, a partire dal 1874 e via via fino al 1905, sono state scavate grandi necropoli come quelle di Arbedo-Cerinasca, Arbedo-Molinazzo, Castione, Claro e poco più a sud Giubiasco, Pianezzo e Gudo, che hanno restituito oltre milleduecento tombe. La maggior parte del materiale scoperto a cavallo del XIX e XX secolo confluì al Museo nazionale svizzero di Zurigo, dove tuttora è conservato. Altre importanti necropoli furono poi scoperte a Minusio e a Solduno. […] da ArcheologiaViva

IL MUSEO DEL PAESAGGIO DI VERBANIA

La collezione archeologica di proprietà del Museo del Paesaggio – nota a livello internazionale dalla fine dell’Ottocento – è collocata nella sede distaccata di Ornavasso presso il Palazzo Comunale, ed è visitabile tramite appuntamento.

Il nucleo più importante della Sezione è costituito dai corredi tombali provenienti da Ornavasso, paese della bassa valle Ossola. Gli oltre 1500 pezzi conservati offrono uno spaccato dell’evoluzione di una piccola comunità di Leponti, già influenzata dall’elemento celtico e progressivamente introdotta nel mondo romano.  La collezione è inoltre costituita da:

  • una raccolta magnogreca, riunita da don Secondo Falciola di Miazzina e costituita da un nucleo omogeneo di oggetti, databili tra l’VIII e il IV secolo a. C., attribuibile alla necropoli daunia di Ascoli Satriano (Foggia).
  • la raccolta depositata dal C.A.I. di Intra, composta di due parti: un nucleo di oggetti di provenienza verbanese e riferibili all’età romana (I-IV secolo d. C.); una raccolta di vasellame proveniente dall’Italia centrale, le cui forme permettono di ricondurre il materiale a quello che era il territorio dei Falisci, ossia l’estremo lembo meridionale dell’Etruria.

I Leponti e le necropoli di Ornavasso

Il nucleo più importante della Sezione Archeologia è costituito dai corredi tombali di una comunità lepontica di Ornavasso. I Leponti, stanziati nell’area dell’odierna Ossola e del versante svizzero del Verbano, fanno parte del vasto raggruppamento culturale della civiltà di Golasecca, antichi mediatori commerciali tra Etruschi e Celti transalpini.

Nel settembre 1890, in occasione dei lavori per il completamento della ferrovia Novara-Domodossola, vengono casualmente alla luce reperti archeologici in una zona nelle vicinanze di Ornavasso, presso l’oratorio di San Bernardo. Lo studioso ornavassese Enrico Bianchetti coordina i lavori di recupero degli oggetti, che coinvolgono anche la località di “In Persona”, poco più a nord. Gli scavi durano dal 1890 al 1893 e portano alla scoperta di due distinte necropoli. La necropoli di San Bernardo testimonia le fasi più antiche di frequentazione dell’abitato di Ornavasso poiché si data tra la seconda metà del II e la prima metà del I secolo a. C.

La necropoli rinvenuta in località “In Persona” costituisce, dal punto di vista cronologico, la prosecuzione della precedente, utilizzata a partire dalla seconda metà del I secolo a.C..I corredi tombali comprendono servizi di vasellame in bronzo e in ceramica, attrezzi da lavoro, monete, armi, gioielli, balsamari in argilla.

AGGIORNAMENTI:

https://amp.laregione.ch/cantone/locarnese/1577187/necropoli-scoperta-moghegno-scavo-tombe-ferro-eta-oro

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