RITI FUNERARI DEI CELTI GOLASECCHIANI

  • Raffaele Carlo de Marinis Università degli Studi di Milano

ArtIcolo completo:

https://doi.org/10.6092/issn.1974-7985/9894

cultura di Golasecca, riti funerari, Pombia, Monsorino, tomba del Tripode di Sesto Calende, Urago d’Oglio

ABSTRACT


Tanto M. Primas nel 1970 quanto l’Autore nel 1988 hanno sostenuto che nell’ambito della cultura di Golasecca fossero riconoscibili tre facies culturali, Como, Golasecca, il Sopraceneri compresa la Mesolcina. In base ai dati allora disponibili si poteva affermare che nelle prime due facies il rito funerario esclusivo fosse la cremazione, mentre a nord del Monte Ceneri si è passati gradualmente dalla cremazione al biritualismo e infine all’inumazione come rito funerario esclusivo.

Recentemente è stata prospettata la tesi che nella facies di Golasecca fossero presenti anche tombe a inumazione. Secondo Gambari due tombe a fossa della necropoli di Pombia, la t. 12/1995 e la t. 15/1995 sarebbero da interpretare come tombe a inumazione di soggetti in età infantile o adolescenziale.

In completa assenza di resti scheletrici l’ipotesi di tombe a inumazione è stata formulata unicamente in base alle dimensioni della fossa, peraltro non eccezionali. Secondo Grassi e Mangani quattro tombe a fossa della necropoli del Monsorino di Golasecca sarebbero inumazione sempre esclusivamente sulla base delle dimensioni della fossa. L’Autore respinge queste interpretazioni come infondate.

Innanzitutto in assenza di resti scheletrici a causa della forte acidità del terreno si possono prendere in considerazione due ipotesi: l’inumazione oppure il rito dello spargimento delle ossa combuste sul fondo della tomba. L’analisi dei materiali di corredo indica come verosimile la seconda ipotesi. Nella tomba 12/1995 vi è un frammento di spillone spezzato e ripiegato. La defunzionalizzazione in ossequio a norme rituali è caratteristica delle tombe a cremazione. Nella necropoli di Pombia in due tombe a fossa, la 4/1995 e la 7/1995, di dimensioni paragonabili a quelle considerate a inumazione, sono state scoperte ossa combuste, viene quindi confermata la presenza del rito dello spargimento delle ceneri sul fondo della tomba. Nella tomba 39 del Monsorino un boccale a corpo globoso e collo distinto ha l’ansa asportata con un taglio netto sia all’attacco superiore che a quello inferiore, secondo una norma rituale tipica della cultura di Golasecca quando un recipiente è utilizzato come contenitore per le ossa combuste, inoltre nella stessa tomba gli oggetti di metallo sono posti verso un’estremità della fossa, ma il fermaglio da cintura dovrebbe essere al centro della fossa se si trattasse di una tomba a inumazione. Grassi, Mangani e Voltolini sostengono che la tomba del Tripode di Sesto Calende sarebbe stata una tomba a inumazione in base alla posizione degli oggetti, inoltre la tomba avrebbe avuto un fondo interamente rivestito di assi di legno ed anche una copertura di assi di legno e non sarebbe mai stata oggetto di violazione con asportazione della copertura e di parte del corredo.

L’Autore presenta i dati di scavo, fra cui alcuni ancora inediti, che dimostrano con chiarezza l’avvenuta violazione della tomba e la inattendibilità della ricostruzione della tomba proposta da Grassi, Mangani e Voltolini. Non essendosi conservato alcun resto dello scheletro, bisogna pensare a una sua completa dissoluzione a causa della natura del terreno, troppo acido, ma questo fatto è smentito dalla conservazione di ossa animali in una delle coppe. Inoltre, nell’angolo NE della tomba è stato rinvenuto il corpo di una piccola fibula a sanguisuga, priva di molla, ago e staffa, tutta deformata per effetto termico, evidentemente proveniente dal rogo. La disposizione dei materiali è incompatibile con l’ipotesi di una tomba a inumazione, in particolare uno spiedo di ferro è stato trovato frammisto alle catenelle del lungo pendaglio/pettorale. Grassi, Mangani e Voltolini ritengono che la prova incontrovertibile della presenza di inumazioni nelle facies di Golasecca e Como siano due tombe della piccola necropoli di Urago d’Oglio, datata alla seconda metà del V secolo e attribuita alla cultura di Golasecca. Questa tesi è frutto di una serie di macroscopici errori di classificazione tipologica, datazione e inquadramento culturale. Infatti, quattro tombe a cremazione sono databili alla fine del VI secolo, mentre due tombe a inumazione sono databili al LT B e devono essere attribuite ai Galli Cenomani.

RITUALITÀ FUNERARIA DEI CELTI GOLASECCHIANI

http://www.ilvaresotto.it/PDF/La_civilta_di_Golasecca_Ritualita_funera.pdf

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