UN VILLAGIO ATESINO DELL’ETA’ DEL BRONZO

SOTCIASTEL:


da ladina.it

I ritrovamenti archeologici di Sotciastel a Badia hanno un importanza particolare per la Val Badia. Fino ad ora non erano stati trovati documenti scritti che provassero la presenza di insediamenti umani nelle valli della Ladinia. Pertanto l’insediamento di Sotciastel è la prova più antica di abitanti stabili in Val Badia.

L’insediamento dell’età del bronzo nei pressi del maso di Sotciastel è posto su un colle roccioso a nord di San Leonardo – Badia. Questa posizione offre agli abitanti protezione e controllo su una delle vie commerciali dolomitiche. Il piccolo insediamento contadino vive il suo momento di massimo sviluppo tra il 1600 e il 1400 a.C.


In quel periodo gli abitanti delle vallate alpine intensificano l’agricoltura e l’attività mineraria, le zone dolomitiche rafforzano i legami commerciali interregionali. Cresce lo scambio culturale con le regioni circostanti.

Negli anni ’80 sono stati eseguiti vari lavori di ricerca archeologica, attuati in collaborazione con varie università e sotto la direzione della Sovrintendenza ai Beni Storicie Artistici, come per esempio al Plan de Frea o a Sotciastel. Sono state rinvenute testimonianze della presenza umana risalenti al Mesolitico ed all’Età del Bronzo. La raccolta di testimonianze archeologiche è particolarmente importante per la Ladinia, in quanto certi ritrovamenti possono contribuire a rafforzare l’identità ladina.
Reperti archeologici di Sotciastel sono esposti al Museum Ladin Ciastel de Tor a San Martino in Badia.

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Da Altoadige articolo di Maurizio Dallago

Uno spaccato di quello che era l’insediamento umano nel territorio, oggi, di San Leonardo nel comune di Badia. Il volume monografico «I resti faunistici del villaggio dell’Età del Bronzo di Sotciastel. Economia e vita di una comunità protostorica alpina (ca. XVII-XIV sec.a.C.)» rappresenta la conclusione di un lungo lavoro di ricerca su 23.000 reperti ossei raccolti nel corso di tre campagne di scavo svoltesi tra il 1989 e il 1991.

Gli scavi furono diretti dal compianto professor Bernardino Bagolini dell’Università di Trento, e condotti sul terreno da Umberto Tecchiati, coautore del volume insieme a Lenny Salvagno (Università di Sheffield)e funzionario presso l’Ufficio Beni archeologici della Provincia.

Un primo lavoro preliminare sui resti faunistici era stato steso a due mani da Alfredo Riedel e Umberto Tecchiati nel 1998, e pubblicato in seno alla monografia sul sito, edita, come il presente volume, dall’Istitut Ladin Micurà de Rü di San Martino in Val Badia (a cura di Leander Moroder e Roland Bauer).

I resti ossei degli animali raccolti negli scavi archeologici servivano a fornire informazioni sulle attività di sussistenza delle antiche comunità umane, sul rapporto che esse avevano con gli animali sul piano anche simbolico e culturale, e sulle caratteristiche dell’ambiente circostante il sito all’epoca della sua occupazione. Sotciastel è una collina a più di 1400 metri di quota s.l.m., ed era quindi incerto che essa potesse ospitare un abitato permanente 3500 anni fa, ma lo studio dei livelli di accrescimento dei denti, effettuato da Jasmine Rizzi della Società ricerche archeologiche di Bressanone, ha dimostrato che molti animali venivano uccisi in inverno, ed è quindi più che probabile che, almeno in alcuni periodi, l’abitato fosse permanentemente abitato nella protostoria, e più precisamente dalla fine dell’antica età del Bronzo (XVII sec. a.C.) all’inizio della recente età del Bronzo (seconda metà del XIV sec. a.C.). L’abitato era dotato di una poderosa fortificazione in pietre a secco, che doveva proteggere il villaggio e i suoi beni, tra cui figuravano senza dubbio anche greggi e armenti. La comunità dell’età del Bronzo di Sotciastel era una comunità essenzialmente agricola, dedita all’allevamento e alla coltivazione di numerose specie di cereali e leguminose.

Allevavano soprattutto pecore, capre e bovini, e, in percentuale molto ridotta (poco più del 5%), anche maiali. La caccia aveva un significato molto marginale, anche se non sono poche le specie documentate: orso, cervo, capriolo, stambecco, martora/faina, cinghiale e gatto selvatico.

È interessante osservare che molte di queste specie sono oggi estinte localmente, o sono state reintrodotte in tempi recenti.

Uno degli aspetti più caratteristici della struttura dell’economia di allevamento a Sotciastel, è la grande abbondanza di vitelli morti e/o macellati in tenerissima età. Le spiegazioni che si possono avanzare vanno dalle tradizionali difficoltà della zootecnia primitiva, a precise scelte per lo sfruttamento del latte della madre, fino all’utilizzo dell’abomaso dello stomaco dei vitelli per ricavarne l’enzima utile alla produzione del formaggio (caglio). I bovini erano utilizzati anche come animali da lavoro.

Del tutto contraria è invece la struttura dell’età nelle pecore: esse venivano preferenzialmente macellate da adulte o da adulte-senili, dimostrando con ciò un forte interesse per lo sfruttamento dei prodotti secondari (lana, latte). Esse fornivano tuttavia anche carne. Il maiale, per quanto poco presente a Sotciastel, mostra un numero importante di animali bene adulti, il che si spiega solamente con pratiche di castrazione che garantivano carni appetibili anche nel caso di maschi adulti. I 9000 reperti pienamente determinati nel Laboratorio di archeozoologia dell’Ufficio Beni archeologici di Bolzano, hanno permesso la raccolta di una importante messe di misure che consentono di fotografare assai bene le dimensioni degli animali di allora. I buoi erano piuttosto piccoli, e superavano di poco il metro di altezza al garrese, le pecore potevano essere alte al massimo 60 cm, mentre i maiali erano alti anche più di 70 cm. Misure bene in linea con i dati noti da altri siti su scala regionale.

Il libro è in vendita al prezzo di 20 euro e si può acquistare presso l’Istitut Ladin Micurá de Rü di San Martino in Badia.

Brotlaibidole : Le tavolette enigmatiche

https://it.wikipedia.org/wiki/Brotlaibidole

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