CAMUNI LE ULTIME SCOPERTE CON AUSILIO PRIULI

Da il corriere della sera di Brescia.

Con Ausilio Priuli in viaggio  dentro il tempo
Barech-recinto litico camuno

Il barech! Nel nostro dialetto è il recinto litico costruito anticamente dai pastori negli alpeggi. Con pietre raccattate qua e là delimitavano un grande spazio entro il quale tenere la mandria di notte. Di recente un drone volteggiando sul Bassinale di Monte Campione, a quota 1824, ha messo in evidenza un barech che potrebbe risalire all’età del bronzo. E si trova non molto lontano da un masso con incisa una figura ermafrodita orientata in direzione di Pezzaze: forse un essere in preghiera con le mani alzate verso il cielo. Mentre il sesso maschile è ben visibile i seni femminili sono rappresentati da due coppelle sempre all’altezza del petto ma staccate dalla figura. Due scoperte affascinanti che ci fanno ipotizzare un insediamento ad alta quota in un passato lontanissimo.

Queste si devono ad Ausilio Priuli archeologo di Cemmo in Valcamonica, famoso non meno di mastro Pietro affreschista. Impressionante l’elenco delle sue scoperte in tutto il mondo. Un piacere ascoltarlo lasciando che spieghi il senso delle scoperte. Partiamo dal barech messo in luce dal drone. Prova che al Bassinale, luogo oggi noto per le piste da sci, ai tempi dei tempi, ci vivevano e abitavano i pastori. L’archeologo conferma: «Abbiamo anche elaborato l’immagine scattata dal drone con filtri per evidenziare le tracce di strutture dell’insediamento antico sovrapposto dal “barech”. Il complesso edilizio antico, probabilmente preistorico, è di enormi dimensioni e si estende anche nel territorio circostante». Chi volesse saperne di più sta per uscire un saggio di carattere metodologico relativo alle tecniche e metodi di ricerca delle tracce antropiche al suolo, attraverso le immagini dallo spazio, che prende come esempio proprio il sito di Bassinale.

Artogne - Bassinale 1800m slm. Visione del vecchio barecc

Dice Priuli: «Oggi le ricerche in Valle Camonica e nelle vicine valli andrebbero concentrate alle medie e alte quote, non tanto per scoprire incisioni rupestri, ma per individuare tracce antropiche, resti di insediamenti e uso del territorio». L’osservazione deve far riflettere. Moltissime sono le incisioni conosciute. C’è anche dell’altro. «Poco si conosce della cultura materiale, degli insediamenti e del rapporto uomo-territorio, uomo-ambiente che lo ospitavano, uomo e risorse offerte dall’ambiente» sottolinea l’archeologo. Ovviamene la figura antropomorfa orante affascina il profano forse più del barech. Anche l’incisione di 20 centimetri, forse dell’età del bronzo ha una sua storia «A individuare il masso — racconta l’archeologo — è stato un giovane: Massimo Piotti. Lui mi ha invitato a prenderne visione». Così ha potuto arrivare alle considerazioni conosciute.

Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri – Direzione regionale Musei  Lombardia

Ora s’affaccia un pericolo. C’è chi vorrebbe portare il cimelio nel museo della Valtrompia. Una sciocchezza. Tolto dal contesto naturale il masso scolpito nel neolitico o forse nel secondo millennio avanti Cristo perderebbe ogni significato. Priuli lo conferma: «Il masso ha valore se rimane dove è stato inciso. Altrove non ha più alcun valore né antropologico, né archeologico, né scientifico. Il masso e l’incisione caratterizzano il luogo e parlano dell’uomo e della sua cultura in quel luogo e nel più ampio contesto montano, a cavallo di due importanti valli».

Monte Campione, Bassinale, Elaborazione con filtri dell’immagine fatta con drone - insediamento antico sovrapposto dal Barecc

A proposito delle recenti scoperte è fresco di stampa un saggio dedicato alle sorprese che il territorio di Edolo ha riservato all’archeologo. C’è il ritrovamento di un importantissimo sito di roghi votivi preistorico (Turicla, località vicina a Monno). Si trova a 1800 metri, con annesse tracce del villaggio. E ancora: una serie di resti di 5 villaggi. Uno a Mola (Edolo) a 1600 metri. Quindi l’enorme villaggio di Fontanalonga (Bormio) a quota 2000 . Infine una grande struttura subcircolare a Motto della Scala (Edolo) a 2334 m di altitudine. Potrebbe essere una tomba principesca.

Vien da chiedere a Priuli quale spinta lo porti a 2mila metri con la temperatura sotto lo zero. «Quando salgo a Mola di Edolo, o a Turicla, o come ieri a Ossimo – risponde – e trovo le tracce di insediamenti, mi sembra di riuscire a viaggiare nel tempo e di rivivere il tempo dell’uomo che a quella quota ha costruito ed è vissuto». Fra le tante scoperte qual è la più affascinante? Risposta:«Non so dirle. Ne ho fatte a migliaia e ogni volta, ho provato una forte emozione, perché in ogni caso ho scoperto l’uomo. Non ho cercato di capire la figura, la struttura o l’oggetto che ho individuato, ma l’uomo che l’ha prodotta o che l’ha usato. Conclude Ausilio Priuli: «Forse è anche per questo che ora mi dedico prevalentemente alla ricerca e studio di insediamenti soprattutto alle medie e alte quote. Mi permettono di capire quale fosse l’intelligente, rispettoso e religioso rapporto che l’uomo aveva con il mondo che lo circondava”

Da Bresciaoggi

MONTE ALTISSIMO

Per i profani sono semplici avvallamenti del terreno. Per gli archeologi sono i segni di insediamenti preistorici. Anche sull’Altopiano del sole, che si scopre sempre più ricco di tracce risalenti all’età del Rame e del Bronzo. Ritrovamenti simili a quelli già venuti alla luce in alta valle sono stati scoperti nell’ambito del lungo e non ancora concluso lavoro firmato da Ausilio Priuli sul monte Altissimo, nella località Pian d’Aprile, a lato della pista da sci, e nelle vicinanze del rifugio Pratolungo, dove si favoleggia ci fosse addirittura una piccola città. «LA PRIMA scoperta – spiega Priuli – l’ho fatta su un crinale appena sotto la cima del monte Altissimo: sei fondi di case; magari un insediamento legato al culto. Del resto quello è un punto meraviglioso, che domina la valle dalla cima dell’Adamello al lago d’Iseo, e non escludo che qui potessero essere accesi fin dall’antichità i famosi roghi votivi».

Poi si scende a valle, sull’altro versante, a lato della pista Pian d’Aprile che prende il nome della malga di Piancogno, ed ecco altre tracce: «Un intero villaggio, dieci fondi di case e alcune grandi pozze scavate con argine emergente dal terreno; perfettamente circolari e sicuramente molto antiche». Si scende ancora e dalla località Plai si lascia il comprensorio sciistico, e attraverso il bosco si arriva nel territorio di Darfo, a malga Pratolungo. Anche qui, dove basta alzare lo sguardo per scorgere nuovamente il monte Altissimo, nuove scoperte e nuovi intrecci tra storia e territorio. Non ci si dovrebbe stupire più di tanto se si pensa che già nel 1973 erano state rinvenute tracce delle fornaci romane nella zona del lago Giallo, dove forse si producevano laterizi per la Civitas Camunnorum. C’é insomma un grande museo diffuso che la Regione ha promesso di valorizzare. «Questa scoperta – chiude l’archeologo – ci permette di scoprire come certi territori della Valcamonica erano frequentati totalmente e gestiti in modo oculato. Le risorse non andavano sprecate, ma utilizzate in modo da permettere una rigenerazione costante». Questa è forse solo una parte del tesoro, e altro materiale potrebbe emergere con nuove ricerche. •

Da Bresciaoggi

PIANCOGNO:

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