LINGUA DEI CELTI CISALPINI

LINGUE E SCRITTURE DELLE ALPI OCCIDENTALI PRIMA DELLA ROMANIZZAZIONE. STATO DELLA QUESTIONE E NUOVE RICERCHE
FRANCESCO RUBAT BOREL*

In Italia grazie all’insegnamento di Massimo Pallottino gli studi sulle culture del I millennio a.C. danno grande importanza ai rapporti tra archeologia e linguistica. La lingua è un elemento importante nell’identità in un gruppo umano, magari non sempre il principale ma comunque da tener presente. Infatti nella prospettiva di una ricostruzione delle culture antiche (e questo è il caso soprattutto della protostoria) non si può prescindere da nessun dato e quelli linguistici sono importanti esattamente quanto quelli paleoambientali o antropologici. D’altro canto, ciò che noi sappiamo di queste lingue, tranne poche glosse negli autori greci e romani, viene da contesti archeologici su reperti archeologici. Perciò, se da un lato c’è bisogno dello specialista (il linguista), dall’altro è l’archeologo a contestualizzare l’iscrizione e svilupparne i risultati nella ricostruzione culturale e storica2. Così la conoscenza delle lingue celtiche antiche è enormemente progredita negli ultimi decenni grazie a nuove analisi e a lavori di sintesi a seguito delle nuove scoperte e dell’edizione di corpora di iscrizioni e di fonti storiche3. La regione delle Alpi occidentali, tra il Ticino e il Rodano4, ha alle due estremità due concentrazioni di testimonianze epigrafiche preromane in celtico: l’area della cultura di Golasecca e degli Insubri (in alfabeto di Lugano, noto anche come alfabeto leponzio, derivato dall’alfabeto etrusco, dalla seconda metà del VII secolo a.C. ai primi decenni del I secolo d.C.) e il territorio attorno a Massalia (in alfabeto greco, dalla fine del III al I secolo a.C.)5. La restante parte della regione è priva di iscrizioni, portando così a un disequilibrio nella documentazione e quindi nella ricostruzione complessiva della protostoria dell’area. Nell’affrontare situazioni così disomogenee è necessario considerare alcune caratteristiche sia documentali che più generali

ed agire su più campi di ricerca che verranno presentati con esempi ed approfondimenti mirati dopo una introduzione sulla realtà linguistica della regione.
Nel territorio tra il polo golasecchiano-insubre e quello massaliota l’uso della scrittura è scarso o assente, come nell’area ligure dove sono presenti solamente poche iscrizioni con onomastica celtica in alfabeto etrusco non adattato (in Lunigiana, di fine VII-VI secolo a.C.) o in lingua e formule etrusche (Genova, Amelia, Busca)6. Qui non è mai avvenuto l’adattamento grafico, ma anche ideologico, dell’alfabeto etrusco come alfabeto pienamente utilizzabile per la lingua locale, come accade anche nella Gallia sudoccidentale dove troviamo onomastica celtica in lingua e scrittura iberica7. Recentissima è l’identificazione da parte di Jürgen Zeidler dei segni e dei marchi di vasaio del mondo celtico orientale dell’alto Danubio, dell’Austria e della Repubblica Ceca come lettere di un alfabeto derivato dall’alfabeto di Lugano e dagli altri alfabeti dell’Italia settentrionale derivati da quello etrusco e da lui chiamato (Eastern) La Tène alphabet 8.
Le lingue preromane della regione sono state scritte in alfabeto di Lugano o in alfabeto greco.

Alfabeto di Lugano

L’alfabeto di Lugano è attestato anche in aree celtofone all’esterno dell’areale golasecchiano-insubre, aperte all’influsso delle culture dell’Italia centro-settentrionale e dove mercanti golasecchiani erano ben presenti. Lo troviamo così nell’abitato hallstattiano di Montmorot (Lons-le-Saunier, Jura) tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C. nell’iscrizione pri´s su un frammento di parete vascolare di fabbricazione locale9, in samoritos su una perla in vetro da contesto funerario da Münsingen presso Berna (fine III-inizi II secolo a.C.)10 e nel II secolo a.C. addirittura nella parte meridionale della Valle del Rodano a contatto con la tradizione in alfabeto greco in alcune legende monetali e al Baou de Saint-Marcel presso Marsiglia nell’iscrizione graffita su un fondo di ceramica a vernice nera (Campanienne A) ]oi´sai[, destrorsa con lettura dell’ultima lettera incerta (in frattura, più che una i potrebbe essere parte di un’altra lettera)11. Certo è che mentre l’alfabeto di Lugano, di uso più antico e proprio ed esclusivo di una lingua celtica, è usato anche nella Gallia meridionale, al contrario per una lingua celtica della Cisalpina non verrà mai impiegato l’alfabeto greco, seppure prestigioso e così diffuso nella Transalpina: l’alfabeto di Lugano durante la romanizzazione assume aspetti di identità etnica della celticità cisalpina fortissimi, ed è da notare che proprio tra II e I secolo a.C., in quel momento di romanizzazione e integrazione che porterà alla concessione dello ius Latii nell’89 a.C., aumentano sensibilmente le testimonianze epigrafiche (l’esempio del contatto con una cultura, quella

romana, dove si scrive molto è stato sicuramente determinante)12. Significativa al riguardo l’assenza di iscrizioni dal territorio della colonia latina di Cremona, circondato verso il Pavese, Bergamo e la Bassa Bresciana di siti che hanno dato epigrafia in alfabeto di Lugano.
In tutta la regione alpina occidentale nel I millennio a.C. sono attestate lingue celtiche: celtico cisalpino o “leponzio” nell’area golasecchiana-insubre (dal bacino della Sesia all’Adige presso Verona), ligure a sud del Po, gallico nella valle del Rodano e forse una lingua o dialetto (del celtico cisalpino? del ligure? del gallico?) definibile preliminarmente taurisco nel Piemonte nordoccidentale e sulle Alpi Cozie e Graie. Usiamo qui la definizione di celtico cisalpino al posto dell’improprio leponzio: Aldo L. Prosdocimi e Patrizia Solinas hanno impiegato celtico in Italia, che tuttavia in questa sede può generare ulteriori confusioni con il ligure, anch’egli celtico in Italia ma con caratteri che lo differenziano dalla lingua delle iscrizioni in alfabeto di Lugano. Celtico cisalpino può essere definizione più ristretta ma ugualmente valida, perché comprende sia i Celti golasecchiani e i loro discendenti Insubri, sia i Cenomani di origine transalpina con i quali non si può ravvisare alcuna differenza sul piano epigrafico e linguistico. Resta da meglio definire e comprendere la celticità o meno delle iscrizioni in alfabeto camuno e dell’onomastica epicoria del Bresciano, comunque diversa dal “leponzio” sia più antico che più recente13. Il celtico cisalpino è stato per lungo tempo chiamato convenzionalmente “leponzio”, dalla popolazione dei Leponzi, stanziati nel Canton Ticino dove si rinvenne buona parte delle prime iscrizioni conosciute14. Oggi si tende ad usare con cautela o evitare la denominazione di “leponzio”15 perché la lingua e le iscrizioni coinvolgono una realtà assai più ampia di quella dei Leponzi sicché si sono generati numerosi equivoci negli studiosi non specialisti della materia: Andrea Pautasso attribuì ai Leponzi Uberi dell’alto Vallese le emissioni monetali con legenda “leponzia”, addirittura Joachim Grzega al termine del suo lavoro sul lessico di substrato celtico nell’Italia settentrionale vuole classificare come «lepontoromanisch» le parlate romanze del territorio dell’antica Cisalpina sul modello di galloromanzo, retoromanzo, dacoromanzo16. Benché si vedano differenze rispetto al gallico transalpino sia per motivi cronologici (quasi cinque secoli tra le prime testimonianze della Cisalpina e quelle della Transalpina) sia per ovvi motivi geografici, non si può tuttavia riconoscere una sostituzione linguistica all’arrivo di elementi transalpini a partire dalla fine del V secolo a.C., con la cosiddetta invasione gallica che comunque investì soprattutto aree dove l’epigrafia in lingua celtica è assente (l’Emilia-Romagna e le Marche di Boi, Lingoni e Senoni) o attestata molto tardi (la Bassa Bresciana e il Veronese dei Cenomani)17……… Per leggere l’articolo completo collegatevi ad ACADEMIA.EDU al link qui sotto:

https://www.academia.edu/resource/work/3674045

SEMPRE DI RUBAT BOREL:

CHE POTETE LEGGERE AL SEGUENTE LINK:

https://www.academia.edu/resource/work/1946519

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David Stiffer ha pubblicato questo volume che cerca di fare il punto sugli studi e le ricerche sul Celtico della regione Gallia Cisalpina.

L’autore:

DAVID STIFTER è professore di irlandese antico e medio presso la Maynooth University (Irlanda) e PI del progetto Chronologicon Hibernicum, finanziato dall’ERC, che studia la variazione e il cambiamento nell’antico irlandese con metodi statistici avanzati. I suoi interessi di ricerca sono la linguistica e la filologia dell’irlandese antico e delle lingue celtiche antiche (lepontica, gallica, celtiberica) e della linguistica comparativa celtica e indoeuropea. Il suo libro Sengoídelc. Old Irish for Beginners (Syracuse University Press 2006) è il libro di testo introduttivo più popolare per Old Irish.

Il VOLUME

Nel primo millennio a.C., due antiche lingue celtiche erano parlate nell’attuale Italia settentrionale e nella Svizzera meridionale, lungo la parte settentrionale del fiume Po e nelle valli intorno ai grandi laghi sulle pendici meridionali delle Alpi. Queste lingue, lepontiche e galliche, sono raggruppate insieme come celtico cisalpino, cioè ‘celtico su questo lato delle Alpi’, visto dalla prospettiva degli antichi romani, in contrasto con la lingua gallica transalpina sul lato opposto delle Alpi nella moderna Francia. Conosciute da oltre 400 iscrizioni che coprono circa 600 anni, le due lingue condividono lo stesso sistema di scrittura, preso in prestito dagli Etruschi a sud. Questo volume della serie AELAW offre un’introduzione a ciò che si conosce della grammatica e del lessico di queste lingue, come leggere la scrittura e come interpretare i vari tipi di iscrizioni (graffiti su ceramica, lapidi, formule dedicatorie). Questo è accompagnato da oltre quaranta nuove immagini e disegni degli oggetti inscritti. Completano il volume un censimento delle iscrizioni oggi conosciute e una sintetica bibliografia. Il libro contiene 2 mappe, 2 tabelle e 28 figure.

Cisalpine Celtic. Language, writing, epigraphy

David Stifter

  • Año de edición: 2020
  • Nº páginas: 44
  • Temática: Lingüística
  • Colección: Aelaw Booklet
  • Nº edición: 1.ª
  • Idioma: inglés
  • Dimensiones: 14 x 21 cm
  • Encuadernación: Grapado
  • Serie: Aelaw Booklet
  • ISBN: 978-84-1340-053-2

9,00 €

Il volume é disponibile per l’acquisto al sito :

https://puz.unizar.es/2369-cisalpine-celtic-languge-writing-epigraphy.html

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