VILLAGGI DEI GALLI SALASSI IN ALTA QUOTA: L’ULTIMA RESISTENZA AI ROMANI

Dal blog andarpersassi

Una piccola squadra di volontari si è dedicata nelle ultime due stagioni estive all’inventario degli antichi insediamenti in quota, o meglio di quel che ne resta. Il lavoro a livello di volontariato è possibile in quanto l’oggetto di ricerca, cioè il villaggio, si presenta quasi sempre integro, completo e leggibile, non manomesso da ulteriori attività umane in loco. Questo non è il caso dei reperti sul confine svizzero o all’interno del loro territorio, studiati o inventariati dalle équipes cantonali, di cui si dirà più oltre: sui colli di confine interventi militari e linee elettriche hanno profondamente inciso sull’assetto della superficie. L’identificazione di tali villaggi o muraglie necessita da subito di professionalità e strumenti archeologici. Da noi dunque non ci sono ancora studi (né tanto meno conclusioni) istituzionali, ma alcune costanti sono state individuate e diverse particolarità sono state osservate.

1. La distribuzione dei villaggi e delle muraglie si addensa attorno alla conca di Aosta, con un polo secondario più ad est.

I grossi villaggi in grado di accogliere oltre un centinaio di persone sono una decina. Continuando le ricerche è possibile ma non molto probabile che se ne trovino ancora.

Inoltre diversi altri siti con pochi resti di capanne potrebbero essere classificati come avamposti o dipendenze, se si conferma un legame temporale e/o funzionale con i grandi villaggi. Basi di capanne isolate o a piccoli gruppi sono però manufatti molto meno caratterizzati, potendo essere l’opera più o meno recente di pastori o cacciatori.

Qualche precisazione può essere aggiunta per le muraglie che sembrano connesse con i villaggi.

2. Settore occidentale della muraglia di Dondenaz.

Si tratta di lunghi accumuli di pietre, centinaia di metri per una larghezza di qualche metro, in elevazione fino a qualche metro, e a tratti dotate di un paramento a secco verso monte. Stese sul bordo di terrazze glaciali e quindi alla sommità di scarpate più o meno ripide, contrastano l’accesso dal basso ai ripiani elevati. Sovente si interrompono in corrispondenza di tratti naturalmente difesi da dirupi, e ciò contribuisce a distinguere queste muraglie dai muretti a protezione del bestiame. I clasti, maneggiabili in genere da un paio di persone robuste, presentano dimensioni abbastanza omogenee per tutta la muraglia. Delle quattro muraglie principali, due sono direttamente poste a proteggere ciascuna un grande villaggio. Le altre due, presso il Col Serena ed a Dondenaz, potrebbero essere state pensate in rapporto a passaggi strategici in operazioni di resistenza o di fuga.

Un primo forte risultato di queste ricerche consiste dunque nel raggruppamento di numerosi e diversi indizi territoriali, in parte già conosciuti ma solo marginalmente studiati, in buona parte nuovi, tutti concordanti a ricostruire un medesimo evento nella storia della Valle d’Aosta e delle Alpi.

3. Parte del settore orientale della muraglia di Dondenaz.

Le caratteristiche dei villaggi vengono poi ulteriormente precisate. Delle capanne è intuibile un basamento a pianta rettangolare in pietra a secco con poca differenza fra i lati, di lunghezza compresa per lo più fra 1,5 e 3,5 m, ed altezza in genere inferiore al metro. La parte superiore si presume fosse in materiale deperibile (legno, pelli). Si è identificata finora una sola capanna con probabile copertura di lose in pietra.

Tutti i villaggi hanno la medesima tipologia, il medesimo “marchio di fabbrica”, con minime varianti per singole capanne. Tutti sono più o meno nello stesso stato di conservazione. La loro costruzione, come il loro abbandono, sembrano contemporanei per tutti.

4. A ridosso di uno spalto naturale si allineano
alcune capanne di un grosso villaggio
a quasi 2600 m.

Nessun antico insediamento in alta quota è stato individuato a valle di Saint-Vincent né in alcuna delle valli laterali che sboccano a sud delle Gole di Montjovet. Solo la grande muraglia a monte della conca di Dondenaz (Champorcher), già nota da tempo, figura in questo ambito geografico. I siti insediativi si sgranano invece su entrambi i lati della Valle Centrale e sulle dorsali dei primi tronchi vallivi. Si possono individuare due gruppi di villaggi, separati da un lungo tratto vuoto di valle centrale: il primo gruppo di tre grossi villaggi si situa all’estremità orientale della media valle, mentre tutti gli altri villaggi si addensano a dominare la conca di Aosta e l’adiacente Valdigne.

La quota resta costantemente sopra i 2000 m e fin oltre 2600 m. Tutti i villaggi sono attualmente sopra la fascia a vegetazione arborea, per lo più tra pascoli e pietraie. Tutti i villaggi sono in vista diretta di altri villaggi, salvo forse quello di Sort (Rhemes N.D.) che pone qualche problema di attribuzione; nessun altro villaggio o gruppo di villaggi è isolato visivamente dai suoi vicini.

5. Una dorsale di difficile accesso ospita
due villaggi contigui a quasi 2500 m.

Tutti i villaggi hanno una localizzazione entro o in prossimità di un ampio crinale, libera di visuale, isolata ed elevata, con almeno due direzioni opposte di discesa. Se c’è un punto elevato nelle vicinanze, il suo accesso è sotto controllo del villaggio.

Tutti i villaggi hanno un gruppo principale di capanne in posizione leggermente infossata in contropendenza o entro sdoppiamenti di cresta o su spianata sommitale. Ciò li rende invisibili dal basso e sovente anche dalle alture circostanti. Sono sovente individuabili strutture di sorveglianza verso il territorio sottostante (perfette quelle della Cima Nera).

Pochi villaggi sono in prossimità di sentieri, e non ne resta traccia nei toponimi né nelle tradizioni. Dunque questi villaggi non hanno storicamente influito sul territorio, a causa probabilmente della loro breve durata e del loro “non voler apparire”.

6. Anche in questi villaggi quasi irraggiungibili la tipologia dei resti di capanne è omogenea e costante. Tutte le foto sono di Faustino Impérial.

Nessun villaggio sembra avere finalità produttive, né alimentari né minerarie. Tutti i villaggi hanno grossi problemi di vivibilità, in particolare la disponibilità d’acqua e la sopravvivenza in inverno. La funzione prioritaria dell’insediamento sembra quella di sottrarsi rapidamente e disperatamente ad un potente aggressore che spadroneggia alle quote più basse.

I reperti finora raccolti e comunicati dagli archeologi della Sovrintendenza fanno pensare al periodo romano (moneta) e ad una frequentazione familiare continua (attrezzi da telaio, ceramiche).

Concludendo, le ipotesi avanzate nel nostro precedente articolo sono validate, le valutazioni confermate, mentre le perplessità non sono risolte, ma richiedono ulteriori ricerche. Lo scenario “Salassi in fuga”, già proposto da diversi Autori per la muraglia di Dondenaz, sembra dunque sempre più verosimile.

ALTRE FONTI DISPONIBILI:

https://it.wikipedia.org/wiki/Villaggio_dei_Salassi_del_Mont_Tantan%C3%A9

https://it.wikipedia.org/wiki/Villaggio_dei_Salassi_sul_Col_Pierrey

https://it.wikipedia.org/wiki/Villaggio_dei_Salassi_della_Cime_noire

https://viaggiatoricheignorano.blogspot.com/2014/07/le-miniere-doro-dei-salassi.html

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