FORUM GALLORUM AEMILIA ALLE SOGLIE DELLA ROMANIZZAZIONE.

Da http://www.archeobo.arti.beniculturali.it/mostre/castelfranco_mostra_2019.htm

La recente scoperta di una mansio romana lungo la Via Emilia, a Castelfranco Emilia in direzione Modena, con diverse fasi strutturali a partire dall’epoca repubblicana e molti reperti di inestimabile valore storico ha fornito l’occasione  per riscoprire il territorio castelfranchese anticamente posto fra le colonie di Mutina e Bononia e riqualificare alcuni servizi offerti dal Museo Civico Archeologico “A.C. Simonini”.
Il comune di Castelfranco Emilia è un territorio ricco di testimonianze archeologiche, in particolare di quelle riferibili all’epoca romana e al vicus noto attraverso le fonti letterarie e cartografiche come Forum Gallorum. L’abitato sorto a cavallo della via Emilia attorno al 177 a.C., venne inserito nella maglia della centuriazione tuttora riconoscibile nell’impianto viario. Questo importante asse stradale, formidabile veicolo di penetrazione della civiltà romana nei comprensori un tempo etrusco-celtici, venne tracciato per volontà del console Marco Emilio Lepido nel 187 a.C. per  collegare tutti i centri della regione da Piacenza a Rimini, diventando funzionale sia alla politica di conquista dei nuovi territori a nord dell’Appennino sia alla politica di integrazione e acculturazione delle genti che abitavano questa regione.
Curata da Sara Campagnari, Francesca Foroni e Diana Neri, la mostra “Una sosta lungo la via Emilia, tra selve e paludi. La mansio di Forum Gallorum a Castelfranco Emilia” illustra l’importante ritrovamento avvenuto nell’estate 2017 quando gli scavi effettuati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara nell’ambito delle procedure di verifica preventiva dell’interesse archeologico in due lotti adiacenti situati alla periferia ovest di Castelfranco Emilia hanno intercettato un edificio affacciato sul tracciato dell’attuale via Emilia (all’intersezione con Via Valletta), sostanzialmente coincidente con quello di epoca romana, e le infrastrutture ad esso correlate (canali e condotta in laterizi). Il prosieguo degli scavi, terminati nel dicembre 2018,  ha evidenziato l’ampia planimetria di questo edificio che raggiunge la massima espansione nella seconda metà del I sec. d.C. (più di mille metri quadrati) e che per l’articolazione degli ambienti, la relazione con la consolare, le opere di drenaggio e la datazione è stata identificata con un’antica stazione di sosta, una mansio. L’edificio rimase in vita per circa sei secoli, dall’inizio del II sec.a.C. al V sec.d.C., e venne rifatto in media ogni cento anni senza mutare nella sostanza la configurazione degli ambienti. La pianta rimase essenzialmente rettangolare e centripeta e la conservazione delle partizioni interne, corrispondenti alle diverse destinazioni d’uso, testimonia il perfetto adeguamento dell’edificio alle esigenze che avevano portato alla sua costruzione.
Quello che invece cambia costantemente è la configurazione e la posizione delle infrastrutture poste tra l’edificio e la via Emilia, che vengono spostate, allargate e strutturate diversamente pur continuando a mantenere la funzione di drenaggio della carreggiata.
La peculiare posizione dell’edificio, a stretto contatto con la consolare e a circa 2,5 km dal fiume Panaro, e la specifica organizzazione degli ambienti –piccole stanze per il riposo disposte attorno a uno spazio aperto, con aree di servizio e alloggiamenti per gli animali– richiamano immediatamente, seppure con importanti differenze, il complesso della mutatio ponte Secies individuato a ovest di Mutina, a Cittanova (del cui studio da parte di Donato Labate si da conto nel catalogo scientifico della mostra), e ne propongono l’identificazione in una mansio, edificata probabilmente in contemporanea con il primo impianto della via Emilia di Lepido. L’edificio è ubicato al di fuori o ai margini occidentali dell’abitato di Forum Gallorum, a poca distanza dall’area di necropoli di Madonna degli Angeli, e come confermano le fonti -disponibili dall’età imperiale- le stazioni di sosta relative alla vehiculatio, il servizio di trasporto statale, si trovavano sempre in posizione extraurbana e adiacente la strada.

differenza di quanto riscontrato per la mutatio di Cittanova e numerosi altri luoghi di sosta correlati al cursus publicusla mansio di Forum Gallorum non presenta una relazione diretta con aree destinate al culto, né all’interno dell’edificio né in zone limitrofe. Va però ricordata a non troppa distanza la testimonianza certa di aree di culto in relazione ai fontanili a sud della via Emilia presenti nell’area di Prato dei Monti, a est dell’attuale centro abitato, e la suggestiva presenza a sud-ovest della mansio di un’area di risorgive, i fontanili di Sant’Anna.
Quello che appare certo è che, fin dalle fasi di età repubblicana, questo tratto di via Emilia sia stato oggetto di un’attenzione particolare per quanto riguardava il drenaggio delle acque che scorrevano in abbondanza nel territorio, come attesta il grande canale della larghezza di oltre 4 metri realizzato nella fase di primo impianto del II sec.a.C.

Coppe e fondi di coppe in vetro

1) Fondo di coppa in vetro a nastri; 2) Vetro millefiori; 3) Coppa in vetro millefiori; 4-6) Coppe costolate; 7) Bicchiere; 8) Balsamario

Un altro dato interessante riguarda il tenore di vita degli abitanti della mansio e degli ospiti temporanei che, a dispetto dell’apparente semplicità delle strutture rinvenute, doveva essere di tutto rispetto, come attesta in particolare la qualità della suppellettile da mensa che annovera, oltre alle numerose classi ceramiche attestate, una buona quantità di vasellame in vetro, particolarmente concentrato tra l’età augustea e il II sec.d.C., e un raro esemplare coppa in ceramica invetriata. Ulteriore elemento a conferma della funzione di luogo di sosta bene inserito in un vivace contesto commerciale è il cospicuo quantitativo di anfore presenti sia nell’edificio che nel territorio di Forum Gallorum sin dalle prime fasi repubblicane.
La presenza di una mansio a Forum Gallorum è sicuramente confermata dalla Tabula Peutingeriana che costituisce, con l’Anonimo Ravennate, la principale testimonianza dell’esistenza del vicus, posto in un importante snodo itinerario, la cui funzione permane evidentemente anche in epoca medievale.

Da academia.edu

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