PIANCOGNO LE INCISIONI RUPESTRI CAMUNE DI EPOCA CELTICA E ROMANA-GUIDA AI GRAFFITI DELLA VALCAMONICA

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Piancogno si trova all ‘inizio della Val Camonica. Domina Esine e tutta la valle sottostante. Questa area  si trova nei pressi del Santuario del SS. Annunziata e per questo motivo il parco archeologico si chiama appunto dell’ Annunziata. Forse la sacralità del luogo si é protratta non a caso  fino ai tempi odierni. Per la visita al parco archeologico “le vigne” si può partire  dall Agriturismo LA SOGNATA un posto  che  merita una tappa anche per la sua posizione panoramica.

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Una breve salita lungo il sentiero  ci conduce nel periodo PROTOSTORICO. .  Questi graffiti sono prevalentemente del periodo celtico e romano ovvero dal II sec aC al I sec dC. Inoltre mentre la maggior parte dei graffiti camuni é eseguito con tecnica martellata, questi graffiti sono incisi.

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INCISIONI PREROMANE ALL’ANNUNCIATA PIANCOGNO

Lungo tutto il versante che dal Santuario dell’Annunciata si sviluppa a monte degli abitati di Piamborno e Cogno, dagli anni ’80 ad oggi, sono stati scoperti graffiti incisi sulle pareti rocciose, che ritraggono figure umane, alcune armi particolari e le iscrizioni in locale alfabeto preromano. Le incisioni, circa una settantina, sono uniche nel panorama dell’arte rupestre della Valle Camonica non solo per la tecnica utilizzata e per la varietà dei soggetti rappresentati, ma soprattutto per il periodo a cui risalgono perchè si tratta di un periodo, tra l’era protostorica e l’era romana, di cui fino ad oggi mancavano testimonianze. Il percorso archeologico dell’Annunciata, inaugurato in questi giorni, è frutto di un progetto di recupero dei siti archeologici della Sovrintendenza ai Beni Archeologici della Lombardia e che vede la Comunità Montana con il Sito di Coordinamento del Sito Unesco, impegnati a portare alla luce tutti i segni del passato presenti sul territorio camuno, segni che ci raccontano la storia e che all’Annunciata danno l’impressione di trovarsi di fronte ad un grande santurio all’aperto.
 

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SOPRA : INTERNO CHIESA SS ANNUNCIATA PIANCOGNO

PERCORSO PARCO ARCHEOLOGICO ALL ‘ANNUNCIATA DI PIANCOGNO

Il percorso archeologico all’ Annunciata valorizza un insieme di piccole pareti istoriata, già parzialmente individuate e documentate da Attilio Priuli negli anni 90. Le porzioni incise, oltre una settantina, si trovano lungo il versante che dal santuario della ‘Annunciata si sviluppa in direzione sud, a monte degli abitato di Pianborno e Cogno, in una fascia di costa Montana compresa tra i 600 e gli 800 metri slm.

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L’ insieme si distingue nel panorama dell’arte rupestre della Valle Camonica per la tecnica di incisione adottata, quasi esclusivamente il graffito e il polissoir, e per la natura dei soggetti rappresentati-quali ad esempio le figure umane, alcune armi particolari e le iscrizioni in locale alfabeto preromana, un insieme che trova stringenti confronti archeologici in area camuna e centro alpina e che permette di datare un buon numero di istoriazioni alla fine dell ‘età  del ferro fra II e I secolo a. C. La singolare natura paesaggistica, un ripido pendio  a mezza costa affacciato sulla porzione di fondovalle dove sorgerà la città romana di Civitate Camuno, dà l’ impressione di trovarsi di fronta ad una sorta di grande santuario all’aperto, attivo e frequentato dagli abitanti della media valle mediante l’antica pratica di segni sulla roccia.

ROCCE DEL PARCO

Riportiamo qui ora la descrizione di alcune rocce. Per una trattazione completa vi rimandiamo al libro I GRAFFITI RUPESTRI DI PIANCOGNO – LE INCISIONI DI ETA’CELTICA E ROMANA IN VALLE CAMONICA di AUSILIO PRIULI Editrice Vallecamonica acquistabile anche presso il Ristorante hotel MIRAMONTI di Piancogno vicino all ingresso del parco le Vigne.
 
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ROCCE DELLE LANCE ROCCIA N 5 PIANCOGNO
 

Si tratta di una piccola porzione verticale di parete rocciosa posto a circa 2 m di altezza rispetto al piano di calpestio.

Le raffigurazioni sono state realizzate in due fasi in un primo momento sono stati grafite quattro figure animali forse cervi e  una figura alberi forme oggi frammentari successivamente gli animali sono stati sovraincisi da due gruppi di cuspide di lancia per la tipologia riconducibile alle fasi finali dell’età del ferro -prima età romana .
la roccia è particolarmente importante perché mostra due fra i temi storici più comuni e più frequentemente associati a Piancogno cioè le armi (lance asce coltelli spade) e gli animali (cavalli cervidi)

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Qui sopra cavallo

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Qui sopra ascia tipo di Ornavasso Giubiasco

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ROCCIA DEI GUERRIERI PIANCOGNO

La roccia è senza dubbio fra le più rappresentative dell’intera area per quanto riguarda l’epoca protostorica  celtica e il periodo della romanizzazione della Valle Camonica . Su di essa si osservano infatti alcuni chiari esempi di guerrieri attribuibili alle fasi iniziali dell’età del ferro fine secondo I secolo a.C. sovrapposti a una fase zoomorfa ho (esclusivamente cavalli ) forse di poco precedente . I guerrieri di cui almeno due in duello brandiscono le caratteristiche asce a taglio a largo  tagliente tipo Ornavasso menzionate in letteratura scientifica anche come hellenbardenaxt o asce alabarde) Ben Note da contesti funerari datati ai primi secoli del I millennio a.C. (necropoli  di Ornavasso , Giubiasco Canton Ticino ). Oltre alle armi di offesa e si ostentano grandi scudi , cinture con decorazioni a zig-zag forse corazze e almeno in un caso un curioso elmo conico con frange che sembra costituire un chiaro elemento di distinzione all’interno del gruppo di armati.  Intorno  alle figure umane si dispongono altri asce di medesima tipologia e alcune stelle a cinque. È un segno che accompagna frequentemente guerrieri e armi di questa fase nella zona di Piancogno. 

 

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PIANCOGNO INCISIONI RUPESTRI ETA' DEL FERRO

PIANCOGNO INCISIONI RUPESTRI ETA' DEL FERRO

PIANCOGNO INCISIONI RUPESTRI ETA' DEL FERRO

PIANCOGNO INCISIONI RUPESTRI ETA' DEL FERRO

PIANCOGNO INCISIONI RUPESTRI ETA' DEL FERRO

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La roccia 4 presenta il tipico insieme di figure geometriche piuttosto difficili da inquadrare cronologicamente che caratterizzano l’area quali linee archi di cerchio quadrangoli eccetera in alcuni punti molti graffiti si sovrappongono fra loro mentre nel settore  a sinistra una serie di colpi di picchettatura con apparente valore dissacratorio copre la fase graffita . su un piccolo spuntone di roccia in basso a sinistra si nota una figura antropomorfa resa contratti assai schematici ; la figura graffita superficialmente è  circondata da altri elementi lineari Può essere forse datata alle fasi storiche di frequentazione dell’area.

ROCCIA DEL VILLAGGIO

 
La roccia del villaggio é una delle più fitta ente incise del territorio ed una delle più difficili da leggere. Vi sono infatti diverse sovrapposizioni. Tuttavia sembra ravvisabile una schematica rappresentazione di capanne “a tenda” costituite da fitti elementi intrecciati.. Alcune costruzioni sono triangolari altre a cupola. La loro distribuzione sulla roccia ed il numero fanno ipotizzare la rappresentazione di un villaggio. Vi é anche una successiva rappresentazione parziale di un cavallo ed altre piccolissime figure vestite con tunica. Le armi sono associate a stelle a cinque punte. Singolare anche la rappresentazione di filetti che essendo posizionati verticalmente non possono essere utilizzati a fine di gioco.
Anche su tutte queste figure vi sono picchiettature e incisioni di demonizzazione successiva.
 
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PIANCOGNO ETA' FERRO VALCAMONICA INCISIONI RUPESTRI
 
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ROCCIA DELLE SPADE

 

 
La roccia si trova in una zona difficilmente raggiungibile. Già in antichità doveva essere irraggiungibile se non per profonde motivazioni di ordine religiosi.
Tuttavia la roccia delle spade é una delle più interessanti per il gran numero di graffiti.
 
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I Graffiti sono divisi in cinque settori ed anche se é molto difficile individuare le diverse fasi di incisione, possiamo datare dalle fasi La Tene C e D alla fase di romanizzazione della valle.
Il settore 1 é quello più ricco: figure antropomorfe, armi, animali, vasi, scritti e segni. Le figure zoomorfe sono equini, Cervi di, cani, un cinghiale ed alcuni volatili. si riconoscono ben 10 spade, asce di ornavasso coltelli e foderidi tipo Lovere La Tene D. I vasi richiamano forme bronzee etrusche ma in uso fino ad epoca romana
Settore 2 figura di volatile e vari segni geometrici e di alfabeto camuno
Settore 3 segni graffiti scomposti di incerto significato e abbozzo di figura zoomorfa
Settore 4 segni geometrici
 
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Per le iscrizioni in camuno si rimanda al sito dello studioso Adolfo Zavaroni:
 
IL SASSO DELLE ARMI
 
Non lontano dalla roccia delle lance é stato ritrovato un sasso delle dimensioni di 40 cm x 17 inciso sulle due figure piane sovrapposte.
Nella faccia 1 numerose sono le figure sovrapposte ma quasi contemporanee di armi :lunghi coltelli nei loro foderi, asce, frecce forse una figura zoomorfa ed una cuspide di lancia. Le armi sono tipiche del periodo La Tene D padano anche se i coltelli sono rimasti in uso con tale forma fino al II sec d. C..
 
La faccia principale del frammento una istoriata con una composizione in gran parte figurativa realizzata graffito stilisticamente tematicamente omogenea organizzata in relazione ad una lunga figura di lancia con enorme cuspide fiammata e da lettere il tratto prossimale che attraversa orizzontalmente per tutta la sua lunghezza la superficie Incisa. Soprattutto nella Lancia si dispongono in ordinate a teoria figure cuspidate molto allungate flesse verso destra nella metà inferiore con ampio angolo ottuso identificabili come rappresentazione molto stilizzate sommario di coltelli in foderati tipo Introbio o Lovere quest’ultima con terminazione a fodero Puntale a forma di ancora. Si intercalano nella serie anche due figure rovesciate di asce a manico rettilineo e grande lama lunata  a taglio espanso confrontabili a livello materiale con il tipo cosiddetto Ascia alabarda caratteristico dell’area centro alpina e ben nota sul piano figurativo sia in complessi graffiti di altre rocce in situ di Piancogno sia come incisioni picchiettata nel grande Polo rupestre di Capo di Ponte come tema particolarmente diffuso soprattutto in alcune aree alte del comprensorio di Paspardo. 

A faccia 2 é invece costituirà per lo più da  filetti e linee

 
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Nuove metodologie informatiche hanno permesso di migliorare la qualità dei rilievi tradizionali di Attilio Priuli grazie alla microscopia ottica ed alla fotografia digitale. Qui sotto il resoconto dei nuovi studi e della nuova metodica

 

 
 
ROCCIA DELLE STREGONE
 
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La roccia dello stregone si trova tra Cogno e Pian Di Borno. È facilmente accessibile e si differenzia per la tecnica di esecuzione perché prodotta con graffi ripetuti invece di graffiti lineari. La roccia prende il nome da una figura umana orante vestita conuna lunga stola. Sotto sono riconoscibili alcune figure zoomorfe stilizzate.
 
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ROCCIA DEL DIO KERNUNNOS
 
Una delle rocce più enigmatiche é quella in località quattroventi. Scegliere questo luogo per disegnare il dio Kernunnos o Cernunnos non deve essere stata ovviamente casuale ma determinata dalla particolare posizione. La divinità celtica é qui incisa per una altezza di circa 45 cm in forma stilizzata. Oltre alle corna di cervo qui estesamente ramificati, il dio ha il braccio destro  flesso con mano aperta mentre altro sembra piegato. La rappresentazione é associata ad una lunga figura serpentiforme. La datazione é tra il IV secolo a.C. ed il II secolo d. C.
 
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GRUPPO ROCCE PRADULI’ DE L ‘ALTAR
 
La tradizione locale tramanda che in questo pianoro un grosso masso sarebbe stato un altare pagano. In ogni caso attorno a questo pianoro si trovano diverse rocce incise: la roccia delle spade, la roccia dell’ alfabetario latino, la roccia di Vannius e la roccia del labirinto.
 
LA ROCCIA DI VANIUS
 
Si tratta di una roccia incisa su tre registri. Sono visibili iscrizioni in caratteri latini e pre-romani, un cavaliere armato di gladio e di uno scudo rettangolare con umbone, un altro cavallo con finimenti sul muso, associato ad una altra figura umana armata di spada e con un piccolo scudo (rotondo?). Le scritte non sempre complete permettono  di ricostruire alcune parole cosí:
MACCI(nome diffuso in area celtica), F(filii) NOM(…) tra le quali una A di tipo etrusco e una F di tipo latino arcaico.
In seconda riga troviamo PONTICUS(nome diffuso in ambito bresciano).
In terza riga troviamo VANIUS con A in caratteri etruschi.
Ponticus e VANIUS sarebbero i nomi rispettivamente del guerriero a cavallo e di quello a piedi figli di MACCUS.
 
Tutte le figure sarebbero di età romana.
 
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L ‘interpretazione di questa roccia da parte del Valvo é di tipo dedicatoria. Potrebbero essere due soldati romani Ponticus e Vanius.  L’ ipotesi di Adolfo Zavaroni é che queste figure siano invece due divinità camune con nomi romanizzati.
( Vanius e Ponticus: nomi latinizzati di due divinitá camune?) Adolfo Zavaroni- Latomus
T. 65, Fasc. 1 (GENNAIO-MARZO 2006) , pp. 62-74 (13 pagine)
Pubblicato da: Society of Latin Studies of Brussels
https: // http://www. jstor .org / stable / 41543978)
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Sempre vicino nel gruppo 15 delle figure si trova La ROCCIA DEL SOLDATO.
 
LA ROCCIA DEL SOLDATO
 
La parete doveva essere  fitta ente incisa.
Attualmente vi sono due figure umane, una rappresentazione di un cavallo ed una scritta  in caratteri latini di difficile lettura.
I due guerrieri  sono armati di spada o lungo coltello. Uno dei due ha gonnellino frangiato di foggia romana.
Nella scritta si riconosce una A di stile etrusco
 
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da A.Priuli.
 
ROCCIA DEGLI ALBERI
Non molto distante dalla strada che conduce a Ca del Dos si trova il gruppo  di incisioni 17 la cosiddetta Roccia degli alberi.  Va detto che le figure di alberi sono particolarmente rare nell ‘ambito delle incisioni rupestri alpine. Nel settore 1  sono raffigurate  sei figure di alberi. Una in particolar modo colpisce perché vi sono rappresentate due figure antropomorfe nell’ atto di salire lungo una scala sull ‘albero. È difficile dare una univoca interpretazione alla scena sia nel caso di una rappresentazione di una raccolta di frutti o piuttosto  di un rito di tipo druidico tipo quello della raccolta del vischio dei celti. Il settore 4 sembra il punto centrale quasi fosse un altare (gli alberi del settore 1 a questo punto sarebbero la cornice) Anche qui al centro una figura alberiformi con i rami rivolti verso l’alto e con radici ben visibili. Accanto ma non appoggiata anche qui una scala. 
 
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settore 1 – da A. Priuli
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settore 4 da A.Priuli
 
FILETTI
 
Nell’arte rupestre soprattutto protostorica della Valle Camonica e territori circostanti sono abbastanza comuni Le rappresentazioni di Filetti, oggi conosciute anche come “Tavole Mulino, “Merler”, “triplici cinte druidiche” e tante altre definizioni.
Nel territorio culturalmente camuno sono rari i casi di rappresentazioni di filetti picchiettate ma quasi sempre sono graffite, e altrettanto rare sono quella realizzate su supporti, rocce o massi in posizione
orizzontale, quindi adatti alla pratica del gioco; nella quasi totalità sono su superfici inclinate, molto inclinate e in alcuni casi addirittura verticali.
In alcuni casi sono di piccole dimensioni (pochi centimetri di lato) con si può ben vedere su rocce verticali di Pian Cogno.
La stragrande maggioranza dei filetti conosciuti nel territorio è stata realizzata durante la seconda metà dell’età del Ferro ed in particolare in periodo di influenza celtica (La Téne), come ben si evince dai contesti iconografici soprattutto del territorio di Piancogno.
Numerosi sono i casi di tentativi di cancellazione-esautorazione delle figure di filetti, avvenuti dopo l’avvento e piena affermazione del cristianesimo, come si può ben vedere non solo in vari siti della valle, ma anche nell’adiacente Val di Scalve.
I filetti camuni insistono su rocce “sacre”, caratterizzate dalla presenza di incisioni precedenti frutto di una ritualità fortemente radicata e perdurata per millenni, oggi senza dubbio riconosciute con funzione di linguaggio rituale transitorio espresso da “sacerdoti-artisti”.
(Ausilio Priuli iv convegno la triplice cinta)
 
Alcuni esempi di filetto
 
Roccia della Barca
disegno e rilievo  da A.Priuli
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Roccia del villaggio
disegno e rilievo  da A.Priuli
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Roccia gradino
disegno e rilievo  da A.Priuli
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NUOVE SCOPERTE A COGNO-SCENA DI CACCIA (2021):
 
 
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SANTUARIO DI VALZEL DE UNDINE.
 
Sempre a Piancogno nei pressi del Santuario della SS Annunciata é possibile visitare un santuario megalitica costruito nell età del rame e frequentato fino alla piena romanizzazione.
 
Valzel de Undine è un vero tesoro archeologico situato lungo la vecchia strada che da Borno conduce al Convento dell’Annunciata. Pare che in epoca preistorica i nostri antenati si riunissero in questa località per compiere dei “riti sacri”: gli archeologi hanno rinvenuto una composizione monumentale di megaliti ascrivibili all’Età del Rame, tra cui il più conosciuto “Borno 1“, masso erratico, tornato ora nella sua sede originaria. Questo masso trovato nel 1953 in riva al torrente, inizialmente venne portato nel Museo di Cividate Camuno (nel 1955) per essere poi trasferito a Milano (nel 1961), dove rimase esposto in piazza Duomo sino al 1965 e poi nel Museo Archeologico del capoluogo lombardo sino al 2005. Rientrato in Valle Camonica, venne collocato nel Museo Nazionale della Preistoria di Capodiponte e solo nel 2013 nel sito archeologico Valzel de Undineda dove era partito sessant’anni prima.
 
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Valzel de Undine leggi qui  sotto in formato Pdf :
 

 

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VALCAMONICA E INFLUENZA CELTICA

 

I Celti fecero sentire il loro influsso in Valcamonica in un modo che non solo l’arte rupestre, con le immagini e molte iscrizioni in carattere nord etrusco (dal VI sec. la terminazione – ez è una plausibile forma protoceltica), ma anche la toponomastica che alcuni nomina, delle successive iscrizioni latine, ben testimoniano. Punto di riferimento per la nuova ondata culturale sono le figurazioni, molto numerose, che si sovrappongono a quelle di chiara influenza etrusca databili dal VI sino al V ed al primo scorcio del IV sec.; si tratta di un’arte di stile generalmente poco curato, di basso profilo estetico, scarna di particolari, 4 imperniata sulla figura del guerriero, talora ossessivamente ripetuto con le armi alzate, isolato od in scene corali, in duello o a cavallo, con il busto quadrangolare (corta tunica) ed a linea di contorno (stili IV E tardo, IV F e Finale).

L’ attribuzione a questa fase è garantita dalla silhouette delle armi impugnate o figurate a sé: insieme a grandi tipici scudi elissoidali (dal IV sec. in area gallo padana) e più spesso rettangolari (di rado circolare ed a pelle di bue) abbiamo asce a lama espansa semilunata (attestate fra la fine del II sec. a.C. e gli inizi del I sec. d.C.) ed entrano in sequenza di sovrapposizione coltelli a lama curva, tipo Introbio e Lovere attorno al I-II sec. a.C.)..

In prosecuzione a quanto conosciamo sin dal Bronzo Antico la figura dell’arma sulla roccia ha un suo preciso valore simbolico-culturale e probabilmente si connette ai rituali del rogo e della deposizione. Il mondo alpino e quello celtico sembrano trovare una particolare convergenza a tal riguardo.

Tali immagini inoltre corrispondono a fasce stilistiche intermedie fra sequenze istoriative precedenti e successive. Esse testimoniano un inizio della fase di forte influsso celtico nel IV sec. a.C. e un finale più tardo, in epoca già romana (I-II sec. d.C.). Ma è tutt’altro che esclusa un’influenza, o un interscambio, forse dall’area golasecchiana, già dal VI sec. a.C. (il “Cernunnos”, ad esempio, può essere datato in quest’epoca, De Marinis 1988).

Dal IV sec. a.C. agli inizi del II sec. a.C. abbiamo dunque una prima fase, ancora con una certa proporzionalità figurativa d’ascendenza etrusca (stili IV F. tardo e IV F. iniziale) e quindi una seconda (IV F. avanzato e Finale), più lineare e statica, dove più evidenti sembrano le influenze galliche sul sostrato indigeno. Quest’ultima è quindi la più interessante per il nostro soggetto: essa ci presenta una sorta di esplosione figurativa che trova interessanti paralleli anche al bordo occidentale del mondo padano gallico, in Valcenischia, in Valsusa e nella Maurienne (Fossati 2000, Ballet-Raffaelli 1990). Altro elemento di influsso gallico è ravvisabile nella rarità con cui è rappresentato il sesso, e quasi escluso l’itifallismo, così tipico in precedenza. Tale “pudicizia” è tipica dell’arte celtica. Se quella sul guerriero è un’attenzione che caratterizza l’intera arte dell’età del Ferro, ora diviene dominante al punto che, in progressione, scompare o si rarefà la gran parte delle altre tematiche: se reggono le figure di capanne ed i busti (antenati, spiriti, piccole divinità?), più rari sono i simboli, gli animali, le figure umane disarmate, le impronte di piede, gli oggetti sicuramente attribuibili al periodo.

E’ fra queste però che si riscontrano le scene più interessanti.

Alcune figurazioni trovano un immediato riscontro nell’iconografia di divinità celtiche : Cernunnos, Taranis, Esus-Ercole (o Sucellus- Mercurio), forse il tricefalo Triglav, lo Janus celtico e Goibniu.
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Anche se per queste ultime attribuzioni si impone la prudenza, è indubbio che nel santuario rupestre camuno si innestano la mitologia e la simbologia gallica, come inserite nel tronco non dissimile della tradizione autoctona…

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Innanzitutto la compresenza di alcuni simboli di ampia diffusione nell’area celtica che il contesto scenico abbina con precisione a questa fase: il corvo (emblema del dio Lug), la triskele, grandi uccelli (anche cavalcati), la svastica, alcune “rose” (pur di origine più antica, dette celtiche se a svastica e camune se a croce), la ruota (emblema di Taranis), segni, questi ultimi due, di origine più antica, ma che sembrano ora rivalutati.

Se la triskele e la ruota, ed il dio con la ruota, trovano numerose attestazioni nel mondo celtico (ed oltre), un caso a parte è dato dalle rose celtiche, altrettanto diffuse in vari schemi: ma in particolare, quella di Carpene ha misure perfette sul centro e sembra relazionarsi con eventi astronomici (Brunod 1998), notoriamente molto studiati dai sacerdoti gallici (i Druidi); non è un caso che ad Jlkley, nello Yorkshire, ed in Galizia, aree celtizzate, vi sono figure rupestri quasi identiche, mentre meraviglia la recente scoperta di simili immagini anche sulle rocce del Bohuslan, in area germano-scandinava (Fredsjö 1972). Indirettamente ci aiuta la toponomastica: se labile, ma non da scartare, è la vicinanza del nome “Camuno” con “Camulos” (e “Cemenelus”), soprannome molto diffuso di Marte-Teutates-Ogmios (Plinio parla di Camunni o Camuli e Strabone di Camuloi), Breno appare possibile derivazione da Brenno (nome di carica politico-militare), Borno da Aburnus-Aburna (divinità, in celtico “calore” delle acque termali); quindi abbiamo i nomi gallici nelle iscrizioni romane: Reburrus, Seccus-Saecorius, Vesbaedus, Ambici, Placidius, Tendicius e Alantedoba (divinità) e prediletti sono i culti storici a Mercurio e Minerva, come probabili adattamenti di divinità più tipiche del mondo retico-gallico che di quello romano. Altra interessante sequenza d’immagini è sulle strutture abitative, un soggetto tipico dell’arte camuna del Ferro: le figurazioni permangono frequenti ed in linea con quelle precedenti al punto che generalmente è ben difficile, in mancanza di indicazioni precise, distinguerle; ciò dimostra indicativamente che sulla figurazione di strutture questa fase è spesso molto meno approssimativa che su quella delle figure umane; fatto che probabilmente è da vedere in relazione con quell’attenzione al manufatto, alla tecnica artigiana che è tipica dei Celti: e non a caso anche alcune armi (asce, coltelli, scudi) vengono espresse con grande proporzionalità e senso dei particolari; si mantiene inoltre per le capanne la tradizione del tipo a “foggia di palafitta”, con stretto basamento, un solido piano rialzato, coperto da tetto a spiovente, una struttura in legno con eventuali blocchi di pietra alla base in cui si distingue il prototipo di alcune tipologie storiche di baita alpina.

Fra queste strutture una in particolare ci dà informazioni di grande valore, la cosiddetta “casa del fabbro” (Pià d’Ort): spaccato di un’officina per la lavorazione del ferro in cui si riconoscono il forno e gli elementi di un elaborato sistema esterno di insufflazione dello stesso, di un tipo (la “Tina de l’òra”) localmente in uso sino agli anni ’70 del nostro secolo nella Valle dei magli di Bienno.

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All’interno un personaggio con un’anomala grande croce sulla tunica ed uno strumento in mano (tenaglia?), ipotizzabile, con un po’ di audacia, come figura dell’attestatissimo dio fabbro celtico denominato Goibniu in Irlanda o Govannon nel Galles.

L’immagine, istoriata in un’area in cui vi sono antiche cave di ferro, rende merito soprattutto alla grande fama di artigiani-metallurgi che ebbero i 6 Celti ed alle remote radici dell’arte della “ferrarezza” in Valcamonica. (Sansoni 1999, Tizzoni 1999)…

L’arte rupestre rivela molto anche riguardo aspetti particolari come l’abbigliamento, specie degli armati, la ritualità (scene corali, di probabile danza e di sacrificio animale), il mito (figure fantastiche come antropomorfi dalle braccia serpentiformi od una coppia aggiogata ad un carro ), la strumentazione musicale (sorta di buccine), la simbolica “minore”..

Fra i siti più frequentati vi sono quelli alquanto scoscesi (Pià d’Ort, Paspardo), quelli con superfici naturalmente molto modellate o più rare con ampi scorci paesaggistici prossimi a sentieri, ruscelli, specchi d’acqua (Bosc del Vicare, Naquane, Esine). 7 Vi è quindi la tipica tendenza a dedicare le singole zone a cultualità particolari: così abbiamo armi e guerrieri filiformi a Piancogno e Pià d’Ort, grandi rose a Carpene e Luine, figure giganti a Carpene e Paspardo e così via con la onnipresenza dei soli guerrieri (ed in misura minore di capanne); così si sospetta un’area dedicata ad Esus (Carpene), una a Taranis (Campanine e Paspardo) ed una a Cernunnos (Naquane). E’ dunque vero che il ciclo del Tardo Ferro è quello della decadenza stilistica e tematica, l’ultimo prima della conquista romana, ma vi sono eccellenze sceniche e, pur nel filtro retico, sembra ribadito il detto di Cesare “natio est omnis Gallorum admodum dedita religionibus” (l’intera nazione dei Galli è oltremodo dedita alla religione) (De Bello Gallico, VI, 16).

Il senso del paesaggio sacro integra in tal senso il contesto artistico.

CONCLUSIONI
L’arte di Valcamonica riflette un profondo contatto con il mondo celtico, contatto che se non stravolge la precedente linea tradizionale (la tipologia delle scene è, in gran parte, in linea con le fasi precedenti), vi si innesta autorevolmente: partendo con gradualità sporadicamente, già dal VI sec. a.C., assumendo vera evidenza dal IV sec. a.C. sino a dominare dagli inizi II sec. a.C. alla romanizzazione…

Copyright
Autore Umberto Sansoni | Pubblicato il 28/05/2002
Dipartimento Valcamonica e Lombardia, Centro Camuno di Studi Preistorici
Comune di Pisogne, Assessorato alla Cultura, “Quaderni della Biblioteca”, marzo 2001

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 DOCUMENTAZIONE ULTERIORE SULLE INCISIONI RUPESTRI IN VALCAMONICA

 
 
L`età del Ferro nelle incisioni rupestri della Valcamonica - 1991 ...
 
IMMAGINI DI UNA ARISTOCRZIA DELL’ETA’ DEL FERRO IN VAL CAMONICA: CLICCA SOTTO
 
 
NUOVE METODOLOGIE DI ANALISI A PIANCOGNO: CLICCA QUI SOTTO
 
 
LE INCISIONI RUPESTRI DI PLEMO CLICCA SOTTO:
 
 
BIBBLIOGRAFIA COMPLETA: CLICCA SOTTO
 
 
PDF) Nuove metodologie di documentazione e analisi sequenze ...
 
 
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Tecnica di esecuzione dei Graffiti dell ‘età del ferro 

 
Le caratteristiche dell’andamento delle profondità dei graffiti suggerisce che il segno era tracciato con relativa rapidità e  con pressione minima costante, in una singola o al limite un paio di passate mediante un attrezzo di discrete dimensioni e peso, agevolmente impugnabile.
La relativa tenerezza la notevole irregolarità superficiali e l’omogeneità tessiturale del litotipo garantivano risultati eccellenti con sforzo trascurabili.
 
 

TRACCE no. 9 – by Ausilio Priuli


2nd International Congress of Rupestrian Archaeology

2-5 October 1997 DARFO BOARIO TERME

NUOVI SITI CON INCISIONI RUPESTRI IN VALLE CAMONICA

Questi ultimi decenni hanno arricchito il patrimonio paleoiconografico di territori, quali quello di Borno-Ossimo e Pian Cogno.

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Le ricerche in Valle Camonica, fin poco oltre prima metà del ‘900 avevano evidenziato la presenza di grandi concentrazioni di incisioni rupestri soprattutto nei territori circostanti Capodiponte, Nadro, Cimbergo, Paspardo, Sellero, Cemmo e Pescarzo; nel territorio di Darfo Boario T. ed in quello di Sonico. Questi ultimi decenni hanno ulteriormente arricchito il patrimonio paleoiconografico di questi territori, ma anche altri, come quello di Borno-Ossimo e soprattutto Pian Cogno, si sono rivelati particolarmente ricchi.

Se spesso ci si occupa prevalentemente delle aree citate con grandi concentrazioni di rocce incise, di non minore importanza, per lo studio del fenomeno paleoiconografico, è la ricerca, l’individuazione e lo studio di siti incisi periferici rispetto ai primi.

Recenti esplorazioni e ricerche condotte dallo scrivente e collaboratori del Museo d’Arte e Vita Preistorica di Capodiponte e della Cooperativa Museo-Territorio, hanno rivelato l’esistenza di una grande quantità di siti di interesse preistorico e paleoiconografico, distribuiti un poco in tutta la Valle, dal Lago d’Iseo fino all’alta Valle ed in alcuni casi anche a quote elevate.

Alcuni territori, come quello di Sonico, sono stati oggetto di estese ricerche che hanno condotto a scoprire una grande concentrazione di superfici incise in aggiunta alle due parzialmente conosciute fin dagli anni ’50, del Coren del le Fate ed alla redazione del “corpus” (A.Priuli, 1987-88-90).

Quello di Pian Cogno ha offerto la più grande concentrazione di incisioni graffite protostoriche e storiche dell’ arco alpino della quale è stato pure redatto il “corpus” (A.Priuli,1993).

In altri è stata appurata la presenza di rocce incise, monumenti e tracce di insediamenti, tale da indurre ad approfondire le ricerche in modo da cogliere la reale consistenza, distribuzione, appartenenza temporale delle opere ed il rapporto tra queste e quelle in grandi concentrazioni .

Rocce e massi incisi sono venuti in luce in zone come quella di Esmate e Rogno, che da tempo avevano dato presenze sporadiche o significative come quelle del Coren Pagà (A.Priuli,1989). Una stele cuppelata, ad esempio, assieme ad un masso erratico inciso, è stata individuata a Mandoss di Cimbergo, in un ambiente poco lontano dalle aree incise ben conosciute ed in posizione dominante tutta la valle verso sud.

Numerosissime e spesso anche di tipo figurativo sono le rocce scoperte nel territorio di Edolo, Mu Cortenedolo, che contribuiscono, assieme a quelle dí Sonico a costituire il 4° polo di grande interesse paleoiconografico camuno.

Novità assolute sono le rocce graffite presso Flaccanico e Ceratello di Costa Volpino; il masso cuppellato nei pressi della “Spluga” sopra Pianezze di Erbanno; le 6 ( per ora) rocce incise di Pian Camuno, ospitanti incisioni di tipo planimetrico e che costituiscono il primo nucleo di incisioni di tipo figurativo in un’area marginale rispetto ai grandi centri menzionati.

Nel territorio di Artogne, oltre a quelle presso S.Andrea, nuove rocce sono lungo la strada che sale a Piazze ed oltre il borgo.

Assai importante è la scoperta di massi con incisioni fusiformi per graffi ripetuti ed un possibile grande menhir nel territorio di Lozio, ma una delle più significative è quella di incisioni nell’area del Lago d’Arno superiore in Val Saviore e della individuazione di tracce di focolare che potrebbero essere correlate al ripostiglio di bronzi del quale si hanno notizie, ma anche a presunte frequentazioni mesolitiche.

Ancora in Val Saviore, rocce con coppelle sono state individuate nei pressi dell’Androla di Cevo. Massi cuppellati sono nel territorio circostante Monno, ed anche in quello del Mortirolo.

Particolarmente importante è quanto sta emergendo in quello di Corteno Golgi, Aprica e Pian Gembro.

L’esplorazione in corso ha già permesso di individuare 6 superfici incise ospitanti incisioni picchiettate e graffiti preistorici e di cristianizzazione.

L’elenco dei nuovi siti potrebbe continuare con nuovi ritrovamenti a Demo, Malonno, Garda, Grevo, Cedegolo e persino Ponte di Legno.

Queste ed altre presenze, delle quali in altre sedi si è parlato e si avrà modo di parlare, permettono di costruire un nuovo quadro della storia del popolamento, dell’utilizzo del territorio, della tradizione e bisogno di incidere; delle diversità o identità di funzioni dei diversi ambienti, degli stili, tecniche e tempi di frequentazione delle diverse aree di uno stesso territorio culturalmente omogeneo,.

Oggi il fenomeno paleoiconografico camuno, quindi la cultura della quale è espressione, e, tramite questo quello alpino, è bene venga indagato non solo alla luce delle opere lasciate nei siti di maggiore concentrazione di incisioni di tipo figurativo, ma anche attraverso queste presenze “minori” ma certo di non minore importanza.

Ausilio Priuli
Museo d’arte e vita preistorica, via Pieve S. Siro, 3
25044 CAPO DI PONTE (BS) -ITALY
Tel-Fax 0364-42148
 
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ALTRI APPROFONDIMENTI VALLE CAMONICA- AREA  SERADINA BEDOLINA:

“Rocce istoriate della Valcamonica”
di Emmanuel Anati e Ariela Fradkin
Articolo tratto da “Capo di Ponte – Guida Turistica”
A cura di Comune di Capo di Ponte – Agenzia Turistico Culturale Comunale
Scarica in formato PDF [65Kb]“L’Arte Rupestre Camuna e l’Europa”
di Tiziana Cittadini
Articolo tratto da “Capo di Ponte – Guida Turistica”
A cura di Comune di Capo di Ponte – Agenzia Turistico Culturale Comunale
Scarica in formato PDF [701Kb]“Il Parco Archeologico Comunale di Seradina-Bedolina”
di Angelo Eugenio Fossati
Articolo tratto da “Capo di Ponte – Guida Turistica”
A cura di Comune di Capo di Ponte – Agenzia Turistico Culturale Comunale
Scarica in formato PDF [75Kb]“I Parchi con Arte Rupestre della Valcamonica. Guida ai percorsi di visita”
di Alberto Marretta e Tiziana Cittadini
Capo di Ponte (Edizioni del Centro), edizione italiana 2010, pp. 184, ill.“Valcamonica rock art parks. Guide to visiting routes”
By Alberto Marretta and Tiziana Cittadini
Translated by Paride Strortini, Capo di Ponte (Edizioni del Centro), english version 2011, pp. 184, ill.“Breve storia delle ricerche nelle aree di Seradina e di Bedolina”
di Alberto Marretta e CCSP
Scarica in formato PDF [63Kb]“Brief Research History”
di Alberto Marretta e CCSP
Scarica in formato PDF [56Kb]“Cento anni di ricerche in Valcamonica”
di Alberto Marretta
Articolo tratto da “Capo di Ponte – Guida Turistica”
A cura di Comune di Capo di Ponte – Agenzia Turistico Culturale Comunale
Scarica in formato PDF [124Kb]“Scoperta di due nuove rocce con composizioni topografiche”
di Alberto Marretta
Pubblicato in B. C. Notizie (Notiziario del Centro Camuno di Studi Preistorici), 2006 (Novembre), 30-40
Scarica in formato PDF [29Kb]“L’utilità dell’archeologia sperimentale per meglio comprendere l’Arte Rupestre”
di Ausilio Priuli
Articolo tratto da “Capo di Ponte – Guida Turistica”
A cura di Comune di Capo di Ponte – Agenzia Turistico Culturale Comunale
Scarica in formato PDF [145Kb]“Le nuove scoperte nel territorio capontino”
di Umberto Sansoni
Articolo tratto da “Capo di Ponte – Guida Turistica”
A cura di Comune di Capo di Ponte – Agenzia Turistico Culturale Comunale
Scarica in formato PDF [85Kb]“I Parchi d’Arte Rupestre di Capo di Ponte”
Tratto da “I Parchi d’Arte Rupestre di Capo di Ponte”
A cura di Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, Comunità Montana e Consorzio BIM di Valle Camonica, Comune di Capo di Ponte – Agenzia Turistico Culturale Comunale, Centro Camuno di Studi Preistorici
Scarica in formato PDF [870Kb]

ALTRI APPROFONDIMENTI VALLE CAMONICA-AREA PLEMO

LE INCISONI RUPESTRI DI PLEMO:

Screenshot_20200606_220712

Le incisioni rupestri di Plemo

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L’ARTE RUPESTRE A PASPARDO – DI ANGELO FOSSATI

Screenshot_20200606_224159

Larte_rupestre_di_Paspardo

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Atti della I giornata di studio sulle incisioni rupestri della Riserva Regionale di Ceto, Cimbergo e Paspardo, 2004

L’area di Foppe di Nadro, che si trova all’interno della “Riserva Regionale delle Incisioni Rupestri di Ceto-Cimbergo-Paspardo”,

mini_magick20190427-24982-3e5i2r

Leggi tutto nell’allegatoFoppe_di_Nadro_Sconosciuta

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GUIDA ALLE INCISONI RUPESTRI DELLA VALCAMONICA

VALLE CAMONICA INCISONI RUPESTRI GUIDA

ALTRE INFO

“Valcamonica: la valle della preistoria. Museo Didattico d’Arte e Vita Preistorica”
Ausilio Priuli, Priuli Edizioni, Capodiponte, 2011. (Guida pratica per la visita ai siti archeologici ed ai Parchi di arte preistorica)

“Valcamonica: Valley of Prehistory. Museo Didattico d’Arte e Vita Preistorica”
Ausilio Priuli, Priuli Edizioni, Capodiponte, 2002. (Guida pratica per la visita ai siti archeologici ed ai Parchi di arte preistorica)

“Incisioni rupestri della Valcamonica”
Ausilio Priuli, Priuli e Verlucca editori, Ivrea, 1988.

“I Parchi d’Arte Rupestre di Capo di Ponte – Guida ai percorsi di visita”
A cura di Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, Comunità Montana di Valle Camonica, Consorzio BIM di Valle Camonica, Comune di Capo di Ponte – Agenzia Turistico Culturale Comunale, Centro Camuno di Studi Preistorici.
Luglio 2008

“CAPO DI PONTE – Guida Turistica”
Comune di Capo di Ponte – Agenzia Turistico Culturale Comunale.
Aprile 2009

“Battista – Cercatore di graffiti. Le parole di quanti lo hanno conosciuto e stimato”
Comune di Capo di Ponte – Agenzia Turistico Culturale Comunale, Pro Loco Capo di Ponte.
Settembre 2007

DVD “Capo di Ponte – una terra da scoprire”
Agenzia Turistico Culturale Comunale di Capo di Ponte. Luglio 2008

Agenzia Turistico Culturale Comunale di Capo di Ponte
c/o Infopoint, via Nazionale nº 1, 25044 Capo di Ponte (BS)
Tel: +39 0364 42104
Cell: +39 334 6575628
email: agenzia.capodiponte@libero.it
 
 
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Un pensiero riguardo “PIANCOGNO LE INCISIONI RUPESTRI CAMUNE DI EPOCA CELTICA E ROMANA-GUIDA AI GRAFFITI DELLA VALCAMONICA

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