L’ELMO CELTICO DA GOTTOLENGO

Da bresciaturismo.it

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L’elmo di Gottolengo venne ritrovato nel 1925 presso la cascina Lumaghina lungo la strada che da Gottolengo porta a Pavone Mella, insieme a frammenti di altri oggetti presumibilmente appartenenti a corredi di ricche sepolture celtiche. Tuttavia solo i frammenti dell’elmo pervennero nel 1927 al Museo Romano di Brescia, dove vennero inizialmente interpretati non correttamente, come applique decorative di uno scudo altomedievale.

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-sopra ricostruzione elmo di Gottolengo-
Solo negli anni ’50 gli elementi frammentari dell’elmo trovarono la loro corretta collocazione cronologica e tipologica.

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Databile stilisticamente alla fine del IV – inizio III secolo a.C., l’elmo si colloca nella fase storica in cui il territorio bresciano vide l’insediamento della tribù celtica dei Cenomani.
Per quanto fortemente lacunoso, esso appartiene alla tipologia degli elmi celtici in ferro con apice conico e paranuca (completamente perduti a causa della corrosione del ferro), completato con appliques e paragnatidi o paraguance in bronzo decorate a sbalzo con motivi tratti dal mondo animale e vegetale.
Della calotta in ferro resta solo una piccola parte del margine inferiore del lato sinistro, al quale si salda una delle applique e lungo cui correva un nastro di bronzo con borchiette. Le applique di bronzo sono poste sopra le paragnatidi e una di esse è ancora fissata alla calotta in ferro mediante un chiodino con capocchia a forma di rosetta. La decorazione, resa sulla lamina di bronzo a sbalzo sul rovescio e rifinita a bulino sul diritto, reca il motivo “a lira zoomorfa”, ovvero due linee curve contrapposte che racchiudono alla base un tondo a cerchi concentrici entro il quale si trova il chiodino con capocchia a rosetta che fissa l’applique alla calotta di ferro. Le due volute del motivo a lira terminano con due teste di uccello dal lungo becco ricurvo i cui occhi servivano a far passare ulteriori chiodini per il fissaggio. Sopra le teste ornitomorfe, un calice floreale a volute capovolte completa il motivo a lira, fondendo sapientemente i motivi zoomorfi, portato di una mentalità e una concezione artistica propria al mondo celtico-lateniano (come viene chiamato il periodo al quale appartengono stilisticamente le decorazioni dell’elmo), e quelli fitomorfi di influenza greco-etrusca.
Le paragnatidi hanno una forma triangolare scandita da tre tondi a rilievo, utili a racchiudere le capocchie dei ribattini che ancoravano la lamina di bronzo a quella retrostante in ferro. Lo spazio tra i tondi è riempito da una palmetta rovesciata, motivo ancora una volta di repertorio tradizionale greco-etrusco, più classico e regolare da un lato, e più asimmetrico dall’altro lato dove la palmetta ha uno sviluppo superiore a linee curve, che formano un motivo a cuore e terminano quindi a testa di uccello dal becco ricurvo. La diversità nella decorazione ha fatto supporre che il secondo paraguance sia stato sostituito in antico.
L’elmo di Gottolengo appartiene ai rari casi di elmi celtici rinvenuti in area padana cenomane e insubre, attestati invece molto più frequentemente in area emiliana e marchigiana, dove si trovavano stanziati i celti Boi e Senoni. Questo ci porta a supporre che si tratti di un oggetto di importazione dall’area boica-senonica, dove l’arte celtica vede maturare l’incontro col mondo figurativo mediterraneo che porterà alla comparsa di un nuovo stile decorativo.

Elmo celtico da Gottolengo
Fine del IV – inizio III secolo a.C.
Ferro e bronzo
Sezione età preistorica e protostorica, Santa Giulia Museo della città

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DAL CATALOGO ROMA E LE GENTI DEL PO –  FRANCESCA MORANDINI

L’elmo aveva la calotta in ferro, alla quale erano fissate le due appliques e i paraguancia in bronzo decorato a
sbalzo e a incisione, con motivi vegetali e zoomorfi; fu restaurato in antico, come indicano le differenze tra i due
paraguancia.
È inquadrabile nel tipo Coarelli A (Vitali A1), probabile prodotto di atelier gallici dell’area adriatica, impegnati a
rielaborare modelli etrusco-italici per le esigenze di una committenza che esprimeva un nuovo gusto. L’esemplare,
uno dei pochi noti in Transpadana, proveniva da una sepoltura in un’area di necropoli e doveva evidenziare l’elevata
posizione gerarchica del defunto.
Francesca Morandini
coareLLi 1976, pp. 163-164: tipo A; VitaLi 1982, pp. 39-40; Bonini 1998a, p. 97; Bonini 1998b pp. 127-128 (con bibliografia

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