LE LUCERNE DI MODENA

LUCERNE

Si chiamavano Strobili, Communis, Phoetaspi, Eucarpi: le loro lucerne illuminavano l’impero, i loro prodotti inondavano i mercati di tre continenti. E poi c’era Fortis, il numero uno, la principale “griffe” ceramica del mondo romano. Da anni gli studiosi supponevano che avesse l’officina a Mutina ma mancavano le prove. Ora la conferma: a ridosso delle mura antiche, nella parte nord-orientale della città, è stata trovata una grande discarica di fornace con scarti di cottura dei principali produttori ceramici di epoca romana. Una scoperta straordinaria che implica due considerazioni: che un intero quartiere di Modena fosse occupato dalle varie officine -d’altronde la fama di Mutina per la produzione ceramica è tramandata anche da Plinio il Vecchio-, e che tutte usassero, per cuocere i propri prodotti, le fornaci ubicate all’esterno delle mura per motivi di sicurezza.


La scoperta è avvenuta durante la costruzione di un edificio in Viale Reiter (progetto Arch. Fabio Massimo Pozzi), a poca distanza delle fortificazioni romane di Mutina, recentemente portate in luce in Piazza Roma. Proprio per questo motivo, la Soprintendenza Archeologia dell’Emilia-Romagna aveva disposto che i lavori fossero preceduti da accurate indagini archeologiche che sono state condotte sul campo da Nicola Raimondi, della ditta Archeosistemi di Reggio Emilia, sotto la direzione Scientifica del Soprintendente Luigi Malnati e dell’archeologo Donato Labate. 

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Lo scavo ha fornito dati di eccezionale interesse storico ed archeologico. A circa m. 5,50 di profondità è stato intercettato un suolo di età romana seppellito sotto una consistente coltre di depositi alluvionali.
La prima sorpresa è stata il ritrovamento di 14 ghiande missili (proiettili per fionda) in piombo -le prime recuperate sotto le antiche mura di Modena- verosimilmente usate nella famosa Guerra di Modena scatenatasi nel 43 a.C. dopo l’assassinio di Giulio Cesare. 


Nel terreno erano visibili anche diverse grandi buche, alcune con discariche di fornaci, altre con immondezzai della città romana, colme di marmi, intonaci, tessere di mosaico, ceramica, monete e vari oggetti in metallo.
In una grande fossa, probabilmente una cava d’argilla per la produzione fittile, sono stati rinvenuti numerosi scarti di cottura di ceramica, laterizi ed anfore, distanziatori da fornace ed alcuni elementi strutturali di fornaci, come mattoni refrattari, alcuni dei quali bucati e perciò riconducibili al pavimento della camera di cottura.
Ciò che ha maggiormente sorpreso gli archeologi è stata la presenza all’interno della buca di diversi scarti di cottura relativi a differenti produzioni: anfore da vino tipo Dressel 2/4 e mattonelle pavimentali, brocche e bottiglie in ceramica comune o verniciata, ceramica a pareti sottili e coppette in terra sigillata nord italica. E soprattutto una gran quantità di lucerne, centinaia di Firmalampen del tipo a canale chiuso con le firme dei diversi produttori: da Fortis a Strobili, da Communis a Phoetaspi fino ad Eucarpi. Si tratta probabilmente di produzioni di officine diverse, ubicate presumibilmente in un quartiere ceramico di Mutina, che per la cottura dei propri prodotti utilizzavano le fornaci all’esterno delle mura per motivi di sicurezza.


Tra le produzioni di queste officine dovrebbe rientrare anche una statuetta in terracotta che raffigura Ercole mentre cattura il ferocissimo Cinghiale di Erimanto, terza fatica del mitico eroe greco: la deliziosa statuetta presenta evidenti deformazioni da cottura sul muso dell’animale.
I reperti sono stati subito trasportati nei laboratori del Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena dove il restauratore della Soprintendenza, Roberto Monaco, ha effettuato il restauro coadiuvato dalla dott.ssa Valentina Pacelli. 

Lucerne con marchio “FORTIS” scoperte a Mediolanum – disegno di Alessandro Guerri
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