LAUS POMPEIA :IL MUSEO ARCHEOLOGICO

Museo “Laus Pompeia”

DAL SITO :http://4passialodi.blogspot.com/2015/06/museo-laus-pompeia.html

Gli scavi archeologici nel territorio di Lodi Vecchio cominciarono fin dal 1800: su iniziativa della nobile famiglia Cavezzali, l’indagine dell’antica Laus prese avvio dall’area del presunto foro, alla ricerca di oggetti di pregio con cui arredare stanze e giardini della propria dimora cittadina, a Lodi.

E così fu: statue di marmo e bronzo riempirono tre stanze fino al 1835, anno in cui l’intera collezione fu venduta a Ferdinando I d’Asburgo per la rilevante somma di 30.000 lire austriache, a sottolinearne l’importanza e la consistenza.

 Per campagne di scavo più consistenti da parte della Soprintendenza si dovette tuttavia attendere fino alla metà del Novecento: i ritrovamenti occasionali precedenti, affiancati ad un’intensa attività di studio dei documenti, indirizzano i primi sondaggi, condotti dal 1955 al 1958, seguiti poi, a partire dal 1988, da una serie di interventi sistematici ancora oggi in corso e che di frequente precedono l’apertura di cantieri per lavori pubblici o la costruzione di edifici residenziali. In questo panorama, un nome da non dimenticare è quello di Antonio Frova, che diresse con entusiasmo e passione tre campagne di scavi di cui ancora oggi rimane traccia nella zona di piazza Santa Maria, lungo il presunto decumano e nella zona nord-orientale della città. In piazza Santa Maria, probabile area del foro romano, oggi è collocato l’edificio dell’Ex Conventino: a pochi passi dall’edificio medioevale è stata portata alla luce l’area archeologica accessibile al pubblico e visibile dalla Piazza stessa.

 Lungo il presunto decumano (via Giovanni XXIII), ancora oggi sono parzialmente visibili all’occhio del visitatore attento i resti appartenenti al teatro e all’anfiteatro

Alcuni ritrovamenti emersero anche nella zona nord-orientale della città, dove venne parzialmente ricostruito il tracciato della cinta muraria. Tali dati archeologici, uniti alle indagini sul territorio mediante fotografia aerea e alla lettura delle fonti storiche, hanno permesso di ricostruire un quadro topografico dell’antico abitato di Laus Pompeia, nonostante le difficoltà sottolineate da Frova stesso dettate da “un’esasperata volontà di distruzione” e da “un’opera intenzionale di scalzamento” che seguirono alle distruzioni del 1111 e del 1158 e alla conseguente edificazione di Lodi.

 L’immobile denominato Ex Conventino sorge sui resti della facciata dell’edificio di età romanica dell’ex Cattedrale di Santa Maria. Dal punto di vista storico sono stati individuati alcuni momenti salienti delle trasformazioni di questo complesso, che permettono di far risaltare l’importanza ed il significato di questi reperti architettonici. Verso la fine del XIV secolo, il vescovo Cadamosto avviò la ricostruzione di una chiesa in mattoni su quanto rimasto dell’originario oratorio in pietra.

Tale ricostruzione è contemporanea ad altre opere intraprese nello stesso secolo per altre chiese lodigiane, tra le quali San Marco, San Lorenzo, Sant’Agnese, San Francesco di Lodi. Nel 1457, con il consenso del vicario generale del vescovo Pallavicino, ci fu l’affidamento ai Canonici di Sturla e in seguito la cessione da parte del Seminario di Lodi alle Orsoline che ci risiedettero in forma conventuale dal 1690 fino alla soppressione del collegio avvenuta nel 1811. La successiva distruzione dell’edificio monastico e della cattedrale si fa risalire ad una data presunta intorno alla seconda metà del XIX secolo. I rilievi effettuati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia hanno messo in luce le fondazioni della cattedrale laudense, da cui emerge la monumentalità del complesso di Santa Maria pur nelle condizioni di assoluto degrado attuale. Il Comune di Lodi Vecchio ha in seguito incaricato il Dipartimento di Progettazione dell’architettura del Politecnico di Milano, che ha elaborato disegni e rilievi dai quali si è partiti per le ipotesi di ricostruzione e per la riconsiderazione progettuale del Conventino e dello scavo archeologico dell’ex basilica come di un unico corpo architettonico anche se da considerarsi per parti successivamente aggiunte e modificate. 
L’ex Conventino è stato acquistato dal Comune di Lodi Vecchio nel 1998, quando versava in conduzioni d’assoluto degrado ed è stato oggetto di un progetto di recupero e riqualificazione, approvato sia dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici sia dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici. All’interno dell’edificio sono state riportate alla luce anche alcune preesistenze murarie dell’ex cattedrale. Di rilievo sono da segnalare i basamenti di alcune colonne che aiutano a definire la monumentalità originaria.

Criteri espositivi – itinerario di visita
L’edificio è ora destinato ad una funzione pubblica di tipo culturale, legata alla valorizzazione dei reperti archeologici del sito.

 Ad essa si aggiunge una funzione espositiva su ampia scala, spesso destinata alla valorizzazione ed esposizione di quadri e fotografie di rilevanza per l’arricchimento culturale della cittadinanza e della provincia.

 La struttura dell’edificio risulta particolarmente funzionale allo scopo: le cinque sale al piano inferiore consentono l’organizzazione tematica del materiale esposto, grazie anche all’ausilio di vetrinette fornite ciascuna di illuminazione indipendente che permettono una disposizione protetta e ben visibile dei pezzi collezionati.

 Al piano superiore, l’ex Conventino offre una sala più ampia frequentemente adibita a sala espositiva o a sala conferenze.

 Le finestre della stessa sala offrono una vista d’insieme sull’area archeologica, presentando all’occhio del visitatore un cono visivo che permette di ammirare la Basilica dei XII Apostoli, in linea d’aria non molto distante dalla struttura.

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Elmo Romano repubblicano


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